La fede tra le note delle antifone «O»

Il gregoriano, per la Chiesa cattolica anzi, vorremmo dire per la Cristianità tutta, non è semplicemnte una tradizione musicale, autorevole e sacra. Il gregoriano è la fede in atto. Nel gregoriano musica, parole e senso teologico sono così strettamente uniti che costituiscono un unicum: il miracolo di una fede che diventa preghiera, gesto, voce. Così in questo articolo Danuta ci racconta l'affascinante viaggio della fede dentro il modulare delle Antifone «O»
Autore:
Conti, Danuta
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le Antifone «O» nella musica

Le caratteristiche generali del testo musicale
Scritte su una base melodica comune, ogni Antifona presenta delle varianti strettamente legate alla parola.
Tutte le Antifone si aprono con un intervallo di quarta che scandisce la «O» iniziale e rimane sospeso sulla nota acuta. Veniamo così introdotti alla contemplazione della Presenza che prende forma nelle note successive. Ma tutta la melodia è già abbracciata in questo intervallo iniziale, muovendovisi all’interno.

Ogni Antifona termina con una invocazione introdotta dalla parola «veni» =«vieni». Essa è musicata con lo stesso intervallo di quarta iniziale, senza però la sospensione. È infatti un’invocazione accorata, di chi vuole affrettare la venuta di colui che attende. L’ultima semifrase, parte dell’invocazione finale, è costituita da un sali e scendi della melodia, come chi cerca nel buio, a tentoni, e attende la luce che ne illumini l’oscurità.

Le parole «Nos, Tenebris, Hominem» che percorrono le antifone (I, III,IV,V,VI) discendono fino al LA, sotto l’intervallo iniziale, e lì sostano, significando l’oscurità in cui giace l’umanità. Nello stesso tempo anche «Domine» (ant. VII) discende fino al LA, ma qui non si ferma. Al contrario, proprio tale discesa consente un maggior «slancio» di risalita fino alla nota acuta dell’intervallo iniziale. Questo ci insegna che il Signore è disceso nelle nostre tenebre e non ne è rimasto avvinto, ma ha attirato tutto verso la Sua Luce.

Caratteristiche particolari:

O Sapientia
In questa Antifona alla parola «fortiter»: la melodia sale molto dolcemente sino alla nota acuta, fuori dallo spazio dell’intervallo iniziale, con un leggero rallentando, indicandoci così quale sia la natura della forza di Dio.

O Adonaj
La parola «domus» (casa) conserva le stesse note di «ore» dell’antifona precedente, ma scritte in modo da disegnare graficamente la casa. Più sotto il frammento: «Sina legem dedisti» rimane come sospeso sul DO e necessita, per essere concluso, il ritorno al FA di «Veni». Qui si parla della Legge data a Mosè ed è come l’inizio della promessa che domanda necessariamente il compimento.

O Radix Jesse
In questa antifona alle parole «ad liberandum nos» si ha una grande discesa dal FA al LA, simile a quella che troviamo alle parole «Radix Jesse», con un punto di arrivo più basso. Simbolo della discesa necessaria che il Signore, Radice e Germoglio di Davide, deve compiere per la nostra salvezza.

O Clavis
La musica di «et nemo aperit» è simile al «sina legem dedisti» dell’antifona II (o Adonaj). Diversamente da quest’ultima però, qui la melodia conclude sul SOL e potrebbe idealmenteterminare qui. Così si esprime il senso di chiusura che la frase «se chiudi, nessuno può aprire» vuole darci. Il Veni successivo è quindi come un di più, una implorazione che può trovare risposta non per necessità ma solo per la gratuità di Dio.

O Oriens
La melodia imita qui lo spledore delle stelle. E, in particolare alle parole «sol justitiae» la musica scende e poi sale come immagine del Cristo che è «sole che sorge».

O Rex Gentium
Alla parola «unum» dell’antifona troviamo un salto di quarta (l’intervallo sulla O iniziale rovesciato), anziché la discesa lineare delle altre antifone in questo stesso frammento. La melodia esprime così l’ideale abbraccio fra il suo principio e la sua fine. Un medesimo movimento lo vediamo alle parole «Salvator earum» dell’antifona successiva (la VII), ad indicare che la salvezza portata è di renderci uno in Cristo Gesù.

O Emmanuel
Solo in questa antifona, dopo le battute iniziale, la seconda semifrase, alla parola «Rex», non riparte sulla stessa nota della precedente (RE) ma su quella superiore (MI). Questo rafforza e sottolinea il concetto di regalità.