Caro Papa, un fulmine come una lacrima

Una lettera dedicata al Santo Padre e a tutti quelli che, come noi adoratrici, sentono questa notte più buia. Il fulmine che ha rischiarato il cielo di Roma, oggi 11 febbraio, mi ha fatto ripensare alla lacrima che cade sul Calvario nel film di Mel Gibson. Siamo sotto la croce, con il Papa. Come fu la Vergine Maria in quell'ora.
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Amici"

Caro Papa,
questa notte è più scura del solito, qui nella piccola regione del Montefeltro, dove mi trovo.
Ero presente in piazza San Pietro, per puro caso, quel 19 aprile 2005, quando fu annunciato il fatidico: «Habemus Papam!». Il mio cuore impazziva di gioia – allora -per la nomina di Joseph Ratzinger a vescovo di Roma e capo della Chiesa Universale.
Oggi questo stesso cuore è sgomento. Incredulo, eppure grato a Dio.
Sono rimasta profondamente colpita dal fulmine caduto sulla cupola di San Pietro e immortalato in una foto, in questa medesima sera che appare al mio cuore, e al cuore di molti, più buia e deserta del solito.

Mi ha colpito quel fulmine perché mi è parso un segno analogo a quello della lacrima di Dio Padre precipitata sul Calvario, nel Film di Mel Gibson.
Si, quel fulmine mi è parso il segno di un Dio che si straccia le vesti per la fine di un giusto! Ho sentito tutto il dolore, lo strazio e la sofferenza che deve aver accompagnato questa decisione e ho sentito in essa lo strazio, il dolore e la sofferenza di Cristo.

Perdonami caro Papa, so che non sono pensieri degni della tua Santità eppure mi riempie di rabbia e di sdegno – e mi consola quel fulmine perché sento in esso lo sdegno del Cielo- per tutto ciò che ci ha portato a questo punto. Per tutti quelli che in quest’ora grave, dove la Chiesa vive con il fiato sospeso la profonda dignità di questo tuo gesto, saranno esultanti e crederanno di aver visto giusto nel criticare le tue parole e le tue posizioni. Mi disgusta pensare che alcuni già giocano ad indovinare chi sarà il successore di Pietro dopo quel fatidico 28 febbraio. Mi sembra una follia che si possa continuare, noi cristiani a vivere, mangiare e dormire, mentre sarebbe necessario rispondere a questo segnale con le ginocchia incollate al suolo e pregare, pregare, pregare. Che il Cielo non chiuda la sua grazia! Che Dio non ci lasci in balia delle nostre sconsiderate scelte! Che quanti hanno contraddetto in pensieri, parole ed opere, la voce di Sua Santità il Papa, si pentano, si ravvedano. Che non restino ciechi, che non credano sia data loro, finalmente, senza Papa Ratzinger, la possibilità di edificare una Chiesa moderna, progressista. Senza Dio.

Vorrei piangere tutte le mie lacrime perché so, caro Papa che giurerò obbedienza al prossimo vescovo di Roma. Lo farò benché tema i giorni di quella scelta. Lo farò perché questo tu ci hai insegnato con la Parola, con la vita e con l’esempio. Pregavo molto perché Dio concedesse lunga vita al Papa e mai avrei potuto immaginare di vivere questo evento così drammatico e importante. Ma chi obbedisce al Papa, obbedisce a Dio. Obbedisco anche ora di fronte alle tue dimissioni. Sento che ci stai insegnando ancora qualcosa, che stai gridando con la tua vita la passione per la barca di Pietro inghiottita dalla burrasca. Non puoi più stare al timone, pena l’incolumità del gregge, ma ti sei messo così a poppa, pronto a ricevere gli insulti di coloro che non potranno capire.

Tu, nel concistoro di oggi, hai chiesto perdono per i tuoi limiti. Siamo noi che dobbiamo chiederti perdono per tutte le corbellerie dette sul tuo conto. Per le immagini oscene che si scoprono in internet quando si effettua una innocua ricerca; per la vile ironia del titolo: “il pastore Tedesco”. Per le oscenità dette su twitter. Per tutte le volte che non ti abbiamo capito. Per le accuse di omofobia rivolte a te, che ami tanto quest’umanità allo sbando. Ti chiedo scusa per quanti approfittando della tua fiducia ti hanno portato a compiere passi falsi che hanno indebolito la tua autorità di fronte all’opinione pubblica! Ti chiedo scusa per quelli che oggi ridono. Domani, piangeranno.

In una tarda serata di qualche mese fa mi trovavo di nuovo, in piazza san Pietro. Ero con il naso all’insù mirando la tua finestra. La luce era ancora accesa e i vetri ardevano di luce gialla, intensa e calda. Mi si è stretto il cuore pensando che la maggior parte dei padri anziani, qui in questa giungla che è il mondo, a quell’ora sono già riposare. Protetti da una compagine familiare che sorregge la loro vecchiaia. Le tue spalle curve invece hanno portato indomite fino ad ora, il peso incredibile di una Chiesa sferzata dai venti più gagliardi.

Quando Giovanni Paolo II era visibilmente sofferente e malato, il chiacchiericcio dei maldicenti gridava allo scandalo: dovrebbe dimettersi un uomo così! Ora questo stesso manipolo di smemorati grida allo scandalo per le tue dimissioni e vede in quel fulmine il presagio dell’inferno.

Caro Papa, io sono con te. Noi monache dell’Adorazione Eucaristica siamo con te. Sei stato per noi un compagno di viaggio, un fratello, un padre. Sei ancora per noi un esempio. Comprendo ora perché questa notte è così buia: anche il Cielo si è chinato di fronte alla tua grandezza d’animo e ha spento le stelle perché la tua potesse brillare di più nei nostri cuori.

Guarda il Video, The Passion: