Elogio alla coscienza

Il profilo di un grande uomo, di un Pontefice santo, emerge da questa bella lettera di Irene. Lettera che il Papa dovrebbe aver ricevuta proprio in queste ore. Desideriamo renderla pubblica perché le parole di Irene possono aiutare tutti noi a riflettere sugli eventi e sull'opportunità, che questi ci offrono, di fare la verità in noi.
Autore:
Abis, Irene
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Carissimo e amatissimo Padre,
i nostri pensieri e i nostri sentimenti più accorati, le nostre preghiere di questi ultimi giorni, sono tutti per Te. Lo erano anche prima della notizia della Tua rinuncia al Ministero petrino, grazie ad un percorso di fede e di vita che mi ha portata subito a riconoscere in Te un grande Pastore, un Padre attento, intelligente, chiaro e amorevole. Aggiungo altri due aggettivi fondamentali che Ti descrivono con verità: umile e coraggioso.

L’11 febbraio scorso mi trovavo in Messico per seguire un corso di formazione delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento: noi italiane presenti al corso abbiamo ricevuto la notizia della Tua rinuncia in anteprima, grazie agli sms giunti nella notte dall’Italia.
Quel giorno iniziava per noi monache partecipanti al corso una settimana di approfondimento sul tema della “coscienza”: il padre francescano che ci ha guidate, un teologo morale, ha esordito parlando di Te e della Tua decisione di lasciare il pontificato, sottolineando l’onestà e la rettitudine che Ti hanno portato “in coscienza”, appunto, a decidere così.

Si vocifera, naturalmente, di intrighi di politica ecclesiale, di “sgambetti” che hai ricevuto…non ho elementi certi per poter dire che sono questi i motivi reali del Tuo “abbandono” ma, certo, ho sofferto molto in questi anni vedendo con i miei occhi, proprio in alcuni ambienti ecclesiali, come venivi frainteso, pre-giudicato, sottovalutato. Percepivo con estrema chiarezza che questi atteggiamenti erano frutto di un’errata conoscenza, di una visione ideologica della Chiesa, in quanto istituzione, e della Tua persona. L’errore nel quale sono cadute queste persone si rendeva ancor più manifesto nella loro chiusura al dialogo, all’invito ad ascoltarTi e a guardarTi con occhi e orecchi puliti. Pur soffrendo, riconoscevo in questo l’inganno dello zampino di Satana che agisce, certo, ma che comunque non ha l’ultima parola sulla vita e sulla verità.

Al mio ritorno dal Messico, con grande sorpresa, ho trovato appoggiato sugli scranni del coro un Tuo libro intitolato: ”Elogio della coscienza - La verità interroga il cuore”, procurato da una mia consorella che non sapeva ancora nulla del corso messicano sull’argomento. È stato per me un segno chiaro, un invito non solo ad approfondire la mia vita di fede, ma a continuare a seguirTi perché, come hai detto durante l’Angelus del 24 febbraio scorso, non abbandoni la Chiesa: sali sul Monte a pregare per servirla in modo diverso, ma altrettanto efficace.

Concludo ritraendo uno dei momenti più forti vissuti con Te durante il Tuo pontificato: nell’estate del 2005, durante la Gmg di Colonia, mi trovavo in vacanza in montagna. Ero convertita e in cammino vocazionale da poco più di un anno. Seguivo in televisione l’ultima Messa, quella di chiusura che hai celebrato nello sterminato spazio di Marienfeld: stavi predicando l’omelia in varie lingue e, la prima frase che hai pronunciato nel passaggio alla lingua italiana, diceva: “Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé”. Per me, da pochi mesi tornata alla fede dopo anni di indifferenza e di ateismo, furono parole di luce, di amore, di grande gioia.

Ti ringrazio, Padre, per l’amore con il quale ci hai accompagnati in questi otto anni, per l’amore alla Chiesa che da sempre manifesti mettendo al suo servizio il Tuo cuore, la Tua ragione, tutta la Tua persona, senza risparmio.
Sono giorni, questi, di incertezza e di buio: Tu continua, con la Tua presenza, ad aiutarci a scorgere la Luce, i bagliori della Presenza anche nell’oscurità, come la piccola luce dell’Eucaristia che, ogni giorno, volge il Suo sguardo su di noi dall’altare della nostra piccola Chiesa cappuccina.