Gli occhi di cielo di papà Alfonso

La nostra piccola famiglia è stata visitata di nuovo dalla sofferenza e dalla morte. Si è spento serenamente e santamente in provincia di Rieti il papà di Tina. Pur nel dolore, rimane la gioia di una vita piena e che ha dato nei suoi figli grandi frutti. Non tutte lo abbiamo conosciuto ma tutte lo sentiamo come un altro angelo che dal cielo guida il nostro cammino.
Autore:
Giacometti, Annunziata
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Occhi di cielo, gli occhi di mio padre. Mi hanno folgorata di gioia, l’ultima volta che il Signore mi ha fatto la grazia di poterlo vedere, qualche giorno prima che papà Lo raggiungesse nel suo Cielo. Erano bellissimi, luminosi di una Luce che trasfigurava il volto, magro e sofferente, rivelando che papà era già oltre. La gioia che prorompeva dalle nostre anime nel rivederci era la stessa, e quando gli ho detto che era bellissimo, lui mi ha detto felice che glielo dicevano tutti. E lo era veramente. Ormai il suo spirito, libero da qualsiasi peso e debolezza umana, assaporava già i celesti profumi paradisiaci. Era immerso nella sofferenza, e si vedeva … ma non sembrava importargli molto. Era già pronto a spiccare il volo verso quella Luce e quell’Amore da cui era stato creato, amato, redento, e che ora lo attirava a Se per abbracciarlo di una beatitudine eterna. I Santi non sono coloro che non peccano mai, ma tutti quelli che pur cadendo nelle umane debolezze, si rialzano e ricominciano a camminare verso Dio, e con umiltà chiedono a Lui l’aiuto per farlo. Corriamo, come dice San Paolo, verso la meta senza timore, perseverando fino alla fine, e saremo vincitori, perché Dio sarà con noi. Ecco: papà nella sua vita è caduto e si è rialzato, si è fermato ed ha ripreso la corsa, ha gioito e sofferto come tutti gli esseri umani, ma non si è lasciato contaminare dalla superbia, dall’invidia, dalla gelosia, dall’orgoglio, e quando è giunta l’ora della passione, ha saputo viverla con pazienza e sopportazione, accettando il dolore fisico e morale senza lamenti e con il sorriso sempre pronto ad accogliere chiunque avesse voglia di trascorrere con lui qualche minuto. Ha gioito della mia chiamata del Signore alla vita consacrata monastica, dimentico di sé e del fatto che non avrei potuto più occuparmi di lui e di mamma come avevo fatto prima, che ci saremmo potuti vedere solo ogni tanto, e grato a Dio per “questa grazia che mi ha fatto e che non merito”, come mi disse quando gli comunicai la mia entrata in Monastero. La sua anima, già allora, non era più del mondo.
Ci univa spiritualmente lo stesso amore per l’Eucarestia: lui che avrebbe voluto cibarsene più spesso di quanto fosse possibile e io Monaca dell’Adorazione Eucaristica. La mia preghiera per i miei familiari è sempre al cospetto del Santissimo Sacramento e sin dall’inizio della mia vita monastica, ho offerto al Signore anche la sofferenza di non poter essere vicina ai miei genitori con il mio affetto e con il mio sostegno, e gli ho chiesto di prenderli con se solo quando fossero stati pronti per godere della beatitudine eterna del suo Paradiso. E Lui, che è un Dio fedele, è sceso a prendere papà nel giorno della Solennità della Sua Ascensione, per darmi Segno tangibile che papà è con Lui.
Sono felice per papà, perché è con il mio Signore Gesù Cristo e gode della visione beatifica di Dio, e ora che la nostra fisicità non può più dividerci lo sento costantemente vicino. Gli Occhi di cielo di cui parla un bellissimo canto di Victor Heredia (Ojos de cielo), per me sono sempre stati gli Occhi di Gesù, ma ora sono anche quelli di mio padre. Ciao, papà, prega per noi, perché un giorno possiamo ritrovarci di nuovo insieme lassù!

Ascolta «Ojos de cielo» nel video in fondo a questa pagina