Le scaglie della memoria

Nel giorno dei "nonni di Gesù" la figura di un uomo semplice e straordinario insieme nella memoria di Sonia. Il valore potente dei gesti come rimando a ciò che invisibilmente ci ha formato.
Autore:
Bagotta, Sonia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Sono nella mia cella in monastero, abbiamo appena terminato la preghiera di compieta, la giornata volge al termine.
Il caldo è intenso si fa sentire è una di quelle classiche giornate d’estate.
Come accade spesso, il Signore anche questa sera sconvolge i miei piani, pensavo di dedicare un po’ di spazio prima del sonno allo studio, invece un gesto mi riporta indietro nel tempo; mentre mi accingo al lavandino per bagnare i polsi e dare un po’ di ristoro alle membra che grondano di sudore, mi accorgo che nel portasapone ci sono tante piccole scaglie che non ho avuto il coraggio di gettare via, cosa che “al secolo” avrei fatto senza alcuna esitazione.
La memoria mi riporta a quand’ero piccina e il nonno materno raccoglieva le scaglie di sapone e con le sue manone ricomponeva in pochi istanti una nuova saponetta multicolor, ricordo che aveva la forma inconsueta di un uovo e dal momento che i frammenti erano di saponette di diverso tipo non si riusciva nemmeno a distinguerne la fragranza…
Mai avrei immaginato che un giorno anch’io avrei ripetuto una simile esperienza, all’epoca non capivo, mi sembrava veramente esagerato il gesto del nonno, in fondo non mancavano le saponette in casa!!! Certo però mi sfuggiva un particolare il nonno aveva fatto la guerra e tante volte si era trovato a mangiare le bucce delle patate per sopravvivere.
In fondo era una persona semplice poco capita in famiglia, anche se ricordo che mamma per questo suo dono lo amava molto.
Il nonno andava regolarmente alla Messa la domenica e forse non ci capiva niente, ma non è mai mancato… a lui bastava sentire il suono delle campane, nel suo piccolo sapeva quella essere la voce di Dio del suo Dio quello che gli avevano insegnato da sempre, a lui non serviva sapere di più ...
È cresciuto in campagna , tutta una vita spesa tra i campi nella più totale semplicità, a lui bastava sempre tutto, era sempre lieto di quello che riceveva dalla vita, sapeva cogliere le gioie e i dolori con una dignità che solo adesso comprendo…
Io lo ricordo sempre contento non l’ho mai visto lamentarsi di niente per niente e per nessuno, non amava entrare in conflitto con le persone, era uno che perdonava molto lui sapeva voler bene alle persone per come erano e basta.
La memoria è prepotente i ricordi di quando ero bimba quando si ripresentano non mi lasciano tregua, ancora adesso mi sembra di rivivere gli attimi in cui giocavo con lui con le costruzioni (il lego, così le chiamava lui) o quando mi portava nell’orto ed io mi piazzavo sotto le viti a mangiare l’uva o con la scusa di aiutarlo a raccogliere le fragole poi portavo a casa il cestino quasi vuoto. Non abbiamo mai fatto grandi discorsi però abbiamo giocato tanto insieme. Quante volte gli prendevo dalle tasche della giacca le monete da 100 lire per comprare le figurine. Ero il suo passerotto, mi chiamava sempre così e davvero mi lasciava proprio fare tutto tanto mi voleva bene.
Adesso mi accorgo chi era il mio nonno, lui era un semplice… non passerà di certo alla storia, ma certamente mi viene da pensare che non resterà indifferente al cuore di Dio.
Ciao, nonno, grazie per la tua semplicità, la tua spontaneità e la tua purezza di cuore.
E grazie perché tante volte ho visto nei tuoi occhi lo sguardo dei bambini ma non sempre ne ho riconosciuto la bellezza!