Preghiamo insieme e Cristo ci unirà

I nostri amici de Il Baglio, associazione di artisti cristiani, dopo essere stati in Ungheria, hanno incontrato Padre Romano Scalfi fondatore del Centro Studi Russia Cristiana. E gli hanno posto alcune domande. Le pubblichiamo perché un modo bello,corretto e concreto di vivere l'ecumenismo.
Autore:
Zuppardo, Calogero
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Calogero Zuppardo
Padre Romano, noi del Baglio ci muoviamo stando attenti ai segni. Ultimamente alcuni segni sembrano indicarci Mosca. Chiediamo a Lei, che conosce bene la Russia di darci qualche indicazione, di indicarci la strada.

Padre Romano Scalfi
Vi posso raccontare quello che facciamo a Mosca in questo momento. I rapporti li abbiamo sempre tenuti. Il centro culturale è nato nel ’57, nel ’70 sono stato dichiarato persona non gradita, allora io non sono più andato ma ho mandato tante persone con le valige piene di Bibbie e libri religiosi. Eravamo a contatto diretto con la gente che animava la cultura del samizdat, l’editoria clandestina contraria ad ogni forma di violenza che, senza attaccare il comunismo, ha contribuito a farlo cadere senza spargere sangue. Non era un movimento anticomunista, era un movimento per la formazione dell’uomo. La violenza fa male a chi la fa e a chi la subisce. L’incontro con il samizdat è servito innanzitutto a noi. Non volevamo fare una polemica anticomunista perché credevamo che il comunismo sarebbe caduto per una falsità che gli era propria. Il samizdat si diffondeva senza nessuna organizzazione: chi aveva qualcosa da dire faceva un ciclostilato e lo mandava agli amici, così alcuni testi sono stati diffusi in migliaia di copie.
Oggi in Russia sta succedendo qualcosa di simile con le passeggiate fra popolo e intellettuali che vengono promosse attraverso Facebook. Ci si ritrova non per lottare contro qualcuno ma per affermare la responsabilità della persona. Guardiamo con simpatia a questo movimento che si muove nel solco del samizdat che è secondo me uno degli aspetti culturali più grandiosi nel secolo scorso in Europa. Alla fine una cultura vera, una cultura di responsabilità che veda nella persona l’immagine di Dio, vincerà sempre, se non vince è per mancanza di fede.
Noi a Mosca abbiamo una biblioteca, la Biblioteca dello Spirito dove lavorano 25 persone, tre o quattro cattolici, gli altri ortodossi. Ogni sera c’è una conferenza. Lavoriamo in concordia nel nome di Cristo. Guadagniamo sempre rispetto da parte di quasi tutti, tranne una piccola parte di estremisti che diventa sempre più piccola e sempre più ostinata. I capi dell’Ortodossia hanno stima per i cattolici ma evitano di parlare bene dei cattolici per non alimentare la divisione interna. Al Meeting di Rimini tre anni fa era venuto il vicerettore di una facoltà teologica russa, parlava don Ciccio Ventorino di Catania e dodicimila giovani ascoltavano. Allora il russo mi ha detto: «Padre Romano, chi li paga tutti questi che ascoltano?« E io: «Nessuno anzi pagano loro per ascoltare!». «No,» insisteva, «chi li paga voglio sapere!«. E io: «Nessuno le assicuro!»; e lui: «Allora deve spiegarmi il metodo». Da allora ogni anno manda una ventina di studenti di teologia per imparare il metodo.
Noi non vogliamo fare propaganda, proselitismo. Ricordo sempre quello che mi ha detto un sacerdote ortodosso a Mosca: «Cosa devo fare per facilitare l’unità dei cristiani? Che i cattolici siano sempre più cattolici e gli ortodossi sempre più ortodossi. Preghiamo insieme e Cristo ci unirà». Un ortodosso una volta ha chiesto a don Giussani: «Che differenza c’è fra cattolici ed ortodossi?». E lui: «Nessuna!». In effetti c’è la validità dei sacramenti, del sacerdozio ecc. Per questo non ci interessa convertire un ortodosso. Uno che è veramente ortodosso è anche filo-cattolico. In Russia 70 anni di comunismo hanno distrutto l’educazione religiosa del popolo ma oggi ci sono molti segni di ripresa e noi abbiamo molto da imparare, mentre in occidente dal razionalismo si è passati al relativismo per cui dalla pretesa di spiegare tutto non si è capito più niente. Non era certamente così quando Dante scriveva nel Convivio: «A filosofare, come già detto, è necessario amore». In oriente, già per i padri del quarto secolo era chiaro che le idee generano idoli, è lo stupore che fa capire, capisco ciò che diventa in me vita. E poi tutti i filosofi e scrittori del secolo scorso, Solov'ëv ad esempio, nel suo libro «La conoscenza integrale» che noi abbiamo tradotto. È l’esperienza totale della vita che mi fa capire. Il relativismo sta penetrando ora dall’occidente ma è contrario alla tradizione russa che ha sempre sostenuto l’impegno della totalità dell’uomo per capire. Questo è un grande insegnamento per noi occidentali.
In Europa i cattolici diminuiscono perché i giovani abbandonano la chiesa perché sono abituati a separare la ragione dall’esperienza. Per questo l’Europa è ormai terra di missione.

Cesare Capitti
Sedlmayer diceva che le grandi crisi dipendono dalla perdita del centro.

Padre Romano Scalfi
Il peccato più grande, dice San Basilio, è l’orgogliosa autonomia, il pretendere che io mi possa salvare da me.
Dostoevskij dice, d’altra parte, che l’uomo è responsabile di tutto e di tutti. Come mai? È vero l’uno e l’altro perché la responsabilità non è: Tutto dipende da me, ma da me che dipendo da Dio. La responsabilità è della persona. Uno degli slogan che ha fatto fortuna in Russia è: «La Russia è quello che è perché io sono quello che sono». L’Italia (o l’Europa) è quello che è perché io sono quello che sono. In un suo discorso il Papa dice: «Prima di parlare di Dio è importante parlare con Dio».

Cesare Capitti
Un mio amico che è morto diceva: «Non è importante parlare di Dio ai tuoi figli ma parlare a Dio dei tuoi figli».

Calogero Zuppardo
Padre, a noi interessa un criterio e mi sembra che il criterio per andare in Russia sia quello di andare per imparare.

Padre Romano Scalfi
C’è molto da imparare ma bisogna stare attenti però a non cadere nell’errore che per mostrare di esser amico degli ortodossi si finisca per mostrarsi anticattolici, la propria identità bisogna conservarla altrimenti non siamo credibili. Non si tratta di inventare metodi ma di creare un’amicizia profonda in nome di Cristo. Questo basta! Si rispettano loro per quello che sono e si aiutano ad imparare qualcosa da noi, perché anche noi abbiamo qualcosa da insegnare a loro, modestia a parte. Insieme andiamo per la strada che va verso il Cristo.

Calogero Zuppardo
A Vienna e a Budapest ho fatto questa esperienza: siamo stati invitati dai nostri amici del gruppo Imago di Vienna a fare insieme una mostra. Allora noi del Baglio abbiamo pensato di essere più bravi di loro e quindi avevamo cambiato la loro proposta in una cosa, secondo noi, più bella, più importante, più significativa. Loro avevano accettato questa nostra proposta però non siamo riusciti a realizzare la nostra idea, non c’è stato verso. Ci siamo quindi accontentati della loro proposta che ci appariva più piccola.

Padre Romano Scalfi
Che era la migliore!

Calogero Zuppardo
La scoperta che ho fatto è che l’ipotesi che credevo la più piccola era in realtà di gran lunga più grande. Ad esempio essere stati a quello che ci veniva chiesto, sia pur costretti dalle avverse circostanze, ha provocato un cambiamento assolutamente impensabile nel nostro amico e interlocutore viennese. Lo abbiamo trovato totalmente cambiato; era completamente diverso da come lo conoscevamo; somigliava soltanto somaticamente a quello di prima ma era totalmente diverso; accettava persino i cambiamenti di programma che per noi siciliani sono normali mentre per loro viennesi totalmente impossibili. Ciò è accaduto non perché sono stato intelligente ma perché sono stato costretto da tutte le circostanze avverse, dalla testardaggine della realtà ad aderire alla sua proposta. Dopo che i miracoli accadono sembrano normali ma prima sembravano impossibili. Un mese fa era impensabile quello che è successo. Le prospettive che si aprono con il rafforzamento di questa amicizia che abbiamo chiamato Imago Unitatis sono straordinarie.

Padre Romano Scalfi
Siete pronti per andare in Russia!

Calogero Zuppardo
Se ci dice così, Padre Romano, allora possiamo già fare i biglietti.

Padre Romano Scalfi
Vado a prepararmi per la Messa. Ci vediamo in cappella.

Angela Piscopo
La cosa più straordinaria è stata l’incontro fra persone completamente diverse fra loro. Diverse per temperamento, per età per lingua. A Budapest non capivamo niente. L’ungherese è una lingua totalmente diversa dalla nostra eppure siamo riusciti a stare insieme in amicizia. E la cosa sorprendente è la certezza. Attraverso questo stare là, a girare la città, a lavorare, a litigare, a perdere il tram. Tutto è stato la possibilità di mettere un punto fermo, di affermare la presenza di Cristo. È stato il nostro modo di essere missionari. Ciò è stato possibile perché era evidente la presenza di Gesù fra noi. Era evidente, era impressionante. Noi avevamo dato solo un piccolo contributo, avevamo solo accettato un invito, avevamo accettato di fare una cosa bella e Lui ci aveva reso possibile di essere amici in questo modo.

Cesare Capitti
La formula è vincente, l’arte unisce. Diceva Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo.

Bruno Bozzini
Dico sempre a Calogero: la nostra compagnia che è in grado di ospitare tutti benevolmente perché non deve dire una parola chiara su cosa è arte e cosa è, scusate, solo merda d’artista?

Calogero Zuppardo
Questo è un compito che mi chiedi da anni, io credo che quello che possiamo fare e che in qualche modo stiamo facendo, e di vivere e offrire una compagnia dove si trovi il coraggio di esprimere il giudizio che spesso è chiaro ma che qualcuno, anche nella Chiesa, non ha il coraggio di esprimere.

Associazione Il Baglio