Quel sangue che converte...

Un versetto denso di significato e di profezia di Karol Wojtyla, una parola appassionata di suor Maria Karola. Una riflessione che fa meditare e che apre, in Quaresima, lo spazio per la conversione.
Autore:
Zuntini, suor Maria Karola
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Se la parola non ha convertito, sarà il sangue a convertire

È un verso composto da Karol Wojtyla. E' un verso che fa parte del poema "Stanislaw" dedicato, appunto, a San Stanislao Martire, vescovo di Cracovia.
Credo che, di questi tempi superbi e fatui, solo il sangue dei martiri si possa ergere a criterio di giudizio sulla realtà, sui fatti; credo che solo il sangue dei martiri possa ancora parlare di giustizia.
«Scendi dalla croce» è stato detto al Santo Padre, l’unico a chiedere scusa! il punto è che la colpa non è di Benedetto XVI; esattamente è il contrario! Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita, ce lo ripete ancora oggi Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo, Edith Stein.
Appunto poiché la parola è stata esaurita, appunto perché il Papa ha detto tutto ciò che doveva essere detto, ora tace. Cristo di fronte a Pilato ha proclamato «Sono venuto per dare testimonianza alla verità» e non è da sottovalutare che il motto di Papa Raztinger sia stato proprio Cooperator es veritatis. Oppure penso all’episodio evangelico del confronto fra il sommo sacerdote Caifa e Gesù: «Ti scongiuro, in nome del Dio vivente: sei tu il Cristo?» Ecco la risposta di Cristo: «Tu lo dici, e vedrete il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria».
Da questo momento Gesù tace, non parla più, perché ha detto tutto ciò che doveva dire, non c’è più nulla da aggiungere. Il Romano Pontefice è il Vicario di Cristo, - non il vicario di Pietro – e come Lui ha detto tutto. Ce ne vuole di coraggio per compiere un tale gesto, ma fino all’ultimo rimane incompreso. Fra dieci giorni sarà il suo silenzio ad interpellarci, chiudendoci la bocca, mettendo una custodia alle nostre labbra. Silenzio e preghiera. Come un Crocifisso.
Il silenzio di un Papa è il silenzio di Dio. «Israele, se tu mi ascoltassi! Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha obbedito»
Cattolici, laici e consacrati, da che parte siamo stati fino adesso?! Abbiamo dato a Dio ciò che era Suo o lo abbiamo venduto alla politica? Religiosi, Vescovi, Cardinali, quale voce abbiamo ascoltato? Con chi ci siamo identificati? Perché se anche di fronte ad un gesto così grave continuiamo a parlare, a filosofare, a sragionare, a fare le graduatorie per la fumata bianca…siamo davvero tutti responsabili!
Io risento l’urlo di Giovanni Paolo II: «Lo dico ai responsabili: un giorno verrà il giudizio di Dio!». Vergogniamoci di esserci vergognati di Papa Benedetto.