Il Cuore che Pensa: fede, profezia e discernimento nell'era dell'iper-informazione
In un'epoca segnata da un individualismo esasperato e da un costante sovraccarico di stimoli, la devozione al Sacro Cuore di Gesù rischia spesso di essere relegata a un mero sentimentalismo d'altri tempi. Se riscoperta nella sua radice biblica, storica e profetica, essa si rivela invece come una potente bussola geopolitica ed esistenziale. Il Cuore di Cristo non parla all'emotività passeggera, ma fonda un vero e proprio "pensiero di fede" capace di curare le cecità del nostro tempo e di restituire orientamento a un mondo che ha smarrito il proprio centro.- Autore:

L'universo simbolico del Lev: il cuore come centro delle scelte
Per comprendere appieno la devozione al Sacro Cuore occorre anzitutto ricordare che la parola “cuore”, nella Bibbia, non è la sede dei sentimenti. È stato principalmente l’Occidente ad elevare l’elemento del cuore a simbolo dell’amore. In realtà, nell’universo simbolico biblico e nella lingua ebraica, il cuore è il luogo ove si compiono le scelte, si orienta la direzione dei pensieri in obbedienza a Dio.
La parola Lev, cuore in ebraico, è costituita dalla lettera Lamed (?) e Bet (?). La Lamed è la lettera più alta dell’alfabeto ed è quella che, perciò stesso, rimanda all’eternità. Nella stessa parola per l’eternità, per sempre (?????), essa ricorre due volte. Essa inoltre rappresenta l’istruzione, l’insegnamento e lo scopo. La lettera Beth, invece, significa casa ed è la prima lettera che l’ebreo incontra aprendo la Scrittura. Scritta con tre lati chiusi e solo quello davanti aperto, guida l’uomo verso il suo destino (la casa del Padre) per comprendere il quale egli non può indagare al di sopra di sé, al di sotto di sé e neppure arrovellarsi sul passato, ma gli è necessario sempre avanzare.
Pertanto, dal punto di vista simbolico (le lettere ebraiche sono figure il cui significato orienta il campo semantico del verbo o del sostantivo espresso), la parola Lev ci parla di chi eleva lo sguardo verso l’infinito per comprendere il senso stesso del suo esistere. Si comprende meglio, allora, come la trafittura del Cuore di Cristo in croce rappresenti il culmine della Missione di Cristo, venuto per compiere la volontà di Dio e mostrare all’uomo il suo disegno sull’umanità.
Dall'altare alla storia: l'intreccio tra fede, profezia e politica
La devozione al Sacro Cuore, del resto, è intrinsecamente legata agli aspetti e alle vicende politiche. Questa nacque ben prima di santa Margherita Maria Alacoque: già santa Gertrude e molti altri santi avevano questa devozione. Tuttavia è santa Margherita Maria che riceve espliciti messaggi dal Sacro Cuore; l’ultimo, forse il meno conosciuto, era rivolto al re di Francia. Cristo le ingiunse di chiedere al Re di divulgare in tutta la Francia la devozione al Sacro Cuore, di porre nella Reggia di Versailles, nella bandiera e nel suo sigillo regale l’effige del cuore di Cristo. Se così non avesse fatto (come di fatto accadde) la Francia avrebbe perso la fede e la corona.
Questo messaggio fu ricevuto dalla Santa nel giugno del 1689 e, cent’anni dopo, nello stesso mese di giugno del 1789, ci fu il giuramento della Pallacorda, che fece esplodere la fase cruenta della Rivoluzione francese. Da quel momento la Francia perse la fede e la corona. Tanto fondamentale fu questo messaggio del Sacro Cuore e le relative vicissitudini politiche che quando Gesù parlò a Lucia di Fatima, in merito alla devozione al Cuore immacolato di Maria, dirà: se non sarà dato seguito ai suoi messaggi consacrando la Russia e il mondo intero al Cuore immacolato di Maria, sarebbe accaduto alla Chiesa quanto era accaduto al re di Francia. Esiste pertanto un intreccio molto affascinante, che lega fede, ragione e politica. La Chiesa non può rimanere ai margini di certe problematiche. In questo senso, il nostro è un mondo “senza cuore” (come scrisse papa Francesco nella sua lettera sul Cuore di Cristo), poiché non possiede un pensiero di fede, nel senso cristiano del termine, in merito alle sfide attuali.
L'immagine di Högby: il cuore puro nutrito dalla Parola
Un’opera singolare presente in una chiesa svedese di Högby, a Östergötland, ci regala un’immagine simbolica del cuore proprio legata all’ascolto della Parola. Si tratta di un dipinto di Sven Gustafsson Stoltz, pittore locale, che sulla balaustra della chiesa raffigurò la beatitudine dei puri di cuore. In un campo spunta un cuore bianco: è un asher lev, un cuore puro. Dio lo innaffia con l’acqua della sua Parola e il sole, con una scritta ebraica che vuole essere il tetragramma sacro, indica la verità immutabile di Dio capace di illuminare ogni cosa. Il cuore fecondato dalla parola e dalle verità divine non è vuoto, bensì è capace di valutare con amore e giudizio, in senso positivo, la propria storia e quella del mondo in cui si trova a vivere.
La sfida della modernità: vincere l'anestesia dell'iper-connessione
Purtroppo noi da ormai diversi secoli siamo giunti a un individualismo spaventoso, un po’ per paura, un po’ per necessità, un po’ per egoismo; questo sicuramente ci impedisce di avere un afflato missionario o di preoccuparci eccessivamente di quello che accade. Paradossalmente noi, che abbiamo azzerato le distanze, noi che possiamo comunicare in tempo reale con tutti i continenti del mondo stando comodamente seduti nella poltrona di casa, siamo divenuti però più distanti. Accade come quando in un supermercato ti trovi circondato dallo stesso prodotto in mille versioni e non sai cosa scegliere. Così, forse, un’eccessiva informazione inibisce l’attenzione alla realtà. Ecco allora che la devozione al Sacro Cuore ci riporta alla necessità di una pulizia di pensieri e immagini per poter davvero discernere il senso della nostra storia e del nostro tempo.

