L'ultima perla di Benedetto

Una sintesi del discorso fatto dal Santo Padre al termine degli esercizi spirituali di quaresima. Un'altra perla per il nostro cammino. Il Logos, il Verbum, l'Ars: verità bellezza e amore. La bellezza, soprattutto come sigillo della verità.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Non poteva lasciarci perla migliore, il Papa al termine di questi suoi esercizi quaresimali. Esercizi segnati da una profonda sofferenza e da una profonda domanda. Non poteva lasciarci testamento spirituale migliore. Noi siamo profondamente grati a questo uomo chela provvidenza ci ha regalato. Ancora non possiamo fare a meno di pensare al grande Giovanni Battista e alle parole che di lui ci ha lasciato Gesù: egli era una lucerna che arde e risplende e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
Davvero caro Papa solo per un momento abbiamo potuto rallegrarci della tua luce: che cosa sono otto anni difronte alla millenaria storia della Chiesa? Parevano già un soffio quei 25 trascorso con Giovanni Paolo II.

«Mi è venuto in mente - ha detto Benedetto XVI - il fatto che i teologi medievali hanno tradotto la parola logos non solo con verbum, ma anche con ars: verbum e ars sono intercambiabili. Solo nelle due insieme appare, per i teologi medievali, tutto il significato della parola logos. Il Logos non è solo una ragione matematica: il Logos ha un cuore, il Logos è anche amore. La verità è bella, verità e bellezza vanno insieme: la bellezza è il sigillo della verità».

«E tuttavia Lei, partendo dai Salmi e dalla nostra esperienza di ogni giorno, ha anche fortemente sottolineato che il 'molto bello' del sesto giorno – espresso dal Creatore – è permanentemente contraddetto, in questo mondo, dal male, dalla sofferenza, dalla corruzione. E sembra quasi che il maligno voglia permanentemente sporcare la creazione, per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verità e la sua bellezza. In un mondo così marcato anche dal male, il Logos, la Bellezza eterna e l’Ars eterna, deve apparire come 'caput cruentatum'. Il Figlio incarnato, il Logos incarnato, è coronato con una corona di spine; e tuttavia proprio così, in questa figura sofferente del Figlio di Dio, cominciamo a vedere la bellezza più profonda del nostro Creatore e Redentore; possiamo, nel silenzio della 'notte oscura', ascoltare tuttavia la Parola. Credere non è altro che, nell’oscurità del mondo, toccare la mano di Dio e così, nel silenzio, ascoltare la Parola, vedere l’Amore».

«Alla fine, cari amici - ha concluso il Pontefice - vorrei ringraziare tutti voi, e non solo per questa settimana, ma per questi otto anni, in cui avete portato con me, con grande competenza, affetto, amore, fede, il peso del ministero petrino. Rimane in me questa gratitudine e anche se adesso finisce l’ 'esteriore', 'visibile' comunione - come ha detto il Cardinale Ravasi - rimane la vicinanza spirituale, rimane una profonda comunione nella preghiera. In questa certezza andiamo avanti, sicuri della vittoria di Dio, sicuri della verità della bellezza e dell’amore».

Grazie Santità, anche noi attraverso di te, come già attraverso Giovanni Paolo II, cominciamo a percepire il mistero e la bellezza di questo Logos che facendosi carne ha testimoniato davvero l’Ars eterna. Grazie per averci illuminate così tanto sulla nostra vocazione che è una sosta contemplativa davanti al Logos fatto carne e fatto pane, l’Eucaristia e che vuole diffondere questa presenza attraverso il pulchrum che l’arte testimonia.
Anche noi andiamo avanti, sicure della vittoria di Dio, sicure della verità della bellezza e dell’amore.