Chopin: vita da genio - 5

Parigi: luci e ombre
Autore:
Abis, Luigi
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Parigi pullula di musicisti e di pianisti virtuosi in cerca di successo e di fortuna, ma sfondare, farsi notare in un ambiente così difficile e competitivo è estremamente arduo; e Chopin, quasi per miracolo, come afferma lui stesso, riesce ad inserirsi abbastanza rapidamente e con molta facilità. Viene introdotto negli ambienti dell'aristocrazia francese da Delphine Potocka, nata Komer, una polacca che aveva conosciuto da giovane, divorziata dal conte Potocki dal quale riceveva una rendita annua di 100.000 franchi, mentre il magnate polacco Walenty Radziwill lo introduce negli ambienti dell'alta borghesia, facendogli conoscere i banchieri James Rotschild e Auguste Leo, di cui diventerà amico. Protezioni di tale calibro sono assolutamente necessarie se si vuole suonare a Parigi. Intanto, grazie a Paer, conosce Rossini ed altri musicisti, si fa ricevere da Kalkbrenner, forse il pianista in quel momento più quotato in Europa e, come era d'uso allora, anche compositore, per chiedere il suo appoggio in un concerto che sta organizzando; alla sua presenza esegue il suo Concerto in mi minore. Il grande maestro rimane affascinato dalla maestria e dal tocco del giovane Chopin, che paragona a Cramer e a Field, e gli propone di studiare con lui per tre anni per trasferirgli la tecnica pianistica della scuola di Clementi, di cui lui è l'erede più illustre. Chopin comunica ai suoi questa proposta, ma viene dissuaso sia dal padre e, tramite la sorella, dal suo maestro Elsner per vari motivi: Chopin non deve limitarsi al piano, ma ha il compito di creare l'opera nazionale polacca, ispirata solo alla sua terra e non a modelli stranieri; inoltre sostengono che Kalkbrenner, avendo immediatamente riconosciuto la genialità del polacco, con la sua offerta lo vuole sotto il suo controllo, perché non gli faccia ombra. Alla fine Chopin declina l'invito, ma per tutt'altri motivi. Innanzitutto il confronto con altri pianisti gli ha dimostrato che dal punto di vista tecnico non ha nulla da imparare; inoltre il suo concetto etico ed estetico di arte musicale gli impone che la tecnica pianistica non sia un mezzo per stupire il pubblico con esecuzioni pirotecniche e mirabolanti alla maniera dei quasi coetanei Listz e Thalberg, ma dargli la possibilità di esprimere nel modo più fedele e sincero il suo modo personale di sentire. E in questo l'unico maestro poteva essere solo lui stesso. In tutta la sua carriera si atterrà sempre a questo criterio. Comunque, i rapporti con Kalkbrenner saranno sempre di amicizia e di reciproca stima. Il maestro non solo patrocina, ma partecipa al concerto del 26 febbraio chiedendo a Chopin di suonare con lui e con altri eminenti pianisti una polacca per sei pianoforti! Chopin, dal canto suo, presenta il suo Concerto in fa minore accompagnato, non disponendo di un'orchestra, da un quartetto d'archi e riscuote un successo strepitoso. Il critico musicale François Fetis scriverà nella Revue Musical: “...ecco un giovane uomo, che non rifacendosi ad alcun modello, ha trovato, se non un completo rinnovamento della musica per piano, ...una stravaganza di idee originali che non ha esempi altrove”. In seguito suonerà ancora in alcuni, ma pochi, concerti, eseguendo principalmente sue composizioni, ma proponendo anche pezzi per due pianoforti e quattro mani con Listz e Hiller. Tuttavia il concerto nelle sale pubbliche non è di suo gradimento, sia per la sua salute precaria, sia perché preferisce gli ambienti ristretti composti da un pubblico di intenditori in grado di apprezzare e di capire le sue composizioni. Non gli sarà difficile realizzare i suoi desideri perché viene invitato in tutti i salotti, non solo in quanto pianista eccezionale, ma per il fascino che emana dalla sua personalità, per la naturalezza con la quale si muove in questi ambienti altamente raffinati. D’altronde queste frequentazioni gli saranno molto utili non solo artisticamente, ma soprattutto finanziariamente: la notorietà acquisita presso l’aristocrazia parigina gli consente di dare lezioni a prezzi altissimi a numerose giovani e ricche fanciulle che hanno l'esigenza di suonare nei salotti o nei concerti di beneficenza per mettersi in bella vista e magari trovare un partito di livello sociale ed economico elevato. Alcune sue allieve, comunque, diventeranno in seguito esecutrici rinomate; la principessa Marcelina Czartoryska verrà considerata dallo stesso Listz, dopo la morte di Chopin, l'erede più fedele del suo stile esecutivo. A venti franchi a lezione, Chopin in poco tempo diventa uno dei più ricchi polacchi a Parigi, ma per frequentare quotidianamente questi ambienti deve permettersi la carrozza, la servitù e un appartamento di lusso che gli fanno spendere quanto guadagna. Certo questo stile di vita è in aperto contrasto con la sua musica piena di slancio romantico, di intimità, di dolore e di nostalgia. In realtà la sua indole, e quindi la sua vita, si snoda lungo un doppio binario. In società, allegro e spensierato, nell'intimo chiuso, incapace di palesare il proprio disagio, le proprie sofferenze se non a qualche amico intimissimo come Tytus, Jan Matuszinski o la sorella Ludwika. Frustrato nella realizzazione di una vita sentimentale che lo appaghi pienamente, con una lacerante nostalgia per gli affetti familiari, la patria e gli amici di gioventù, già afflitto da un male progressivo che lo porterà alla tomba, confida alla musica, al pianoforte tutti i suoi sogni, speranze e delusioni e i sentimenti più intimi e profondi. Unita alla sua incomparabile genialità nell'invenzione melodica e nella modulazione armonica, questa sua inclinazione viene considerata la chiave di lettura musicale e interpretativa dell'arte di Chopin, ciò che lo renderà il compositore di musica per pianoforte più amato di sempre. Al reddito del giovanissimo Chopin contribuiscono, oltre le lezioni impartite, anche le composizioni che vende ai suoi editori con cospicui guadagni. Compone valzer, mazurche, notturni indimenticabili. Nei notturni in particolare, genere pianistico introdotto dall'irlandese John Field, Chopin eccelle talmente che le opere di Field verranno col tempo, forse ingiustamente, trascurate e infine dimenticate. Ma anche nelle altre forme musicali in cui si è cimentato, le mazurche, le polacche, i valzer, i preludi, le ballate, gli scherzi, ha raggiunto un grado di perfezione stilistica, estetica ed espressiva tale che verranno associate quasi esclusivamente al suo nome.