La musica canta la bellezza

Continua il nostro viaggio nella musica
Autore:
Imbesi, Marina
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "L'angolo della musica"

Con il passare dei secoli crescono anche le esigenze della liturgia tesa a stupire per la complessità e sontuosità: siamo nel 1400, in pieno Rinascimento, è così che la cetra inizia a essere sostituita dal diffondersi dell’uso dell’organo, dal canto polifonico, dallo sviluppo di scuole di musica. Fra queste vale la pena ricordare soprattutto la scuola franco fiamminga che diede le basi per lo sviluppo dell’armonia moderna. Questa scuola, finanziata dalla borghesia benestante, faceva uso della cappella della cattedrale della città. I musicisti formati in queste scuole erano grandi viaggiatori, così divulgarono questo stile musicale che, grazie anche alla nascita della stampa, si diffuse velocemente.
In questo periodo nascono le solenni liturgie e la musica sacra polifonica già verso la fine del secolo, aveva raggiunto una grande complessità. La ricercatezza crebbe a tal punto da provocare, all’inizio del 1500, una semplificazione anche a causa dei limiti imposti dal Concilio di Trento contrario alle eccessive esagerazioni in ambito liturgico.
I secoli successivi attraversati dall’epoca Barocca, dal Classicismo fino ad arrivare al Romanticismo segnano un periodo di grandi evoluzioni e scoperte che hanno fatto la storia della musica fino ad
oggi. Tutto nasce in questi secoli: le orchestre, le grandi sinfonie, le composizioni più sublimi che sanno ancora parlare al cuore dell’uomo. I compositori di queste epoche sono artisti che mai tramonteranno. Per comprendere il calibro delle personalità di questi secoli baserebbe citare la grande stagione musicale del Settecento con geni quali Bach, o Mozart che in soli 35 anni di vita toccò tutti i generi musicali lasciando un’impronta indelebile o, per l’Italia, Vivaldi e il giovanissimo Pergolesi, morto a soli 26 anni.
Benedetto XVI, alla fine di un concerto tenuto in suo onore quest’estate a Castel Gandolfo, riferendosi allo strumento dell’oboe ha detto: È stato commovente osservare come da un pezzo di legno, da questo strumento, fluisca un intero universo di musica: l’insondabile e il gioioso, il serio e il faceto, il grandioso e l’umile, il dialogo interiore delle melodie… Penso che questa sera ci inviti non solo a serbare le forze naturali che ci aiutano a far emergere le energie fisiche, che sono una promessa della creazione, ma anche a serbare le promesse più profonde, più grandi che questa musica ci ha indicato, nella vigilanza del cuore, che ci permette di comprendere anche questo pezzo di creazione.
La musica canta dunque, una bellezza che con il passare dei secoli non tramonta e non si disperde. Una bellezza che possiede un linguaggio universale capace di raggiungere ogni generazione accomunandole le une alle altre. A ragione il papa osserva che immergersi in questa bellezza: non è una fuga dalla miseria di questo mondo e dalla quotidianità. Ma piuttosto ci aiuta a comprendere che possiamo continuare a contrastare il male e le tenebre solo se noi stessi crediamo nel bene e possiamo credere nel bene soltanto se lo sperimentiamo e lo viviamo come realtà. In quest’ora abbiamo sfiorato il bene e il bello con il nostro cuore.
Sì, il bene e il bello evangelizza, la musica è un grande mezzo per la conversione del cuore indurito dell’uomo moderno, incapace ormai di guardare e ascoltare. Nella formazione dei membri della nostra Comunità, la musica ha un ruolo fondamentale, infatti: la bellezza delle nostre liturgie non deve essere mera esecuzione esteriore, quanto piuttosto il frutto dell’amore adorante al Mistero che accade. Così coltiviamo l’amore al canto gregoriano, la cui bellezza scaturisce da questa consapevolezza: Dio realizza grandi opere con mezzi poveri. [ ] Educarsi a questo è già condurre i fedeli alla comprensione che, nella liturgia, la Chiesa educa all’incontro con il Bellissimo… la musica, il canto o i gesti, siano al servizio di una più profonda penetrazione della Parola e manifestino la Presenza di Colui che è l’oggetto della nostra lode (Costituzioni n. 19).
Pertanto ciascuno di noi nel proprio piccolo, con i propri limiti, con i doni ricevuti dalla bontà di Dio, contribuisce a combattere la bruttezza che ci circonda. Come afferma ancora il Santo Padre: noi siamo chiamati a lavorare per il bene e per il bello, i quali sono anche una promessa che il mondo futuro verrà, che Dio vince, che la bellezza e la bontà vincono.