O Dio, con la cetra io ti canto

Autore:
Imbesi, Marina
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Svegliatevi arpa e cetra voglio svegliare l’aurora! Intonate un salmo e fate risonare il tamburello,
l'arpa melodiosa, insieme alla cetra. Allora ti celebrerò con il saltèrio, celebrerò la tua verità, o mio Dio! A te salmeggerò con la cetra, o Santo d'Israele!


Così cantava e suonava Davide quel pastore scelto dal Signore mentre si trovava a pascolare il gregge, giallo rossiccio di capelli e di bell’aspetto, ultimo dei figli di Iesse, unto da Samuele dopo essere stato disgustato dal comportamento di Saul. Con l’unzione di Davide lo spirito del Signore si ritirò da Saul che spesso era assalito da uno spirito negativo. È così, che Davide entrò a servizio del primo re d’Israele come citarista. Infatti i servi di Saul cercarono un uomo abile a suonare la cetra. Quando il sovrumano spirito cattivo ti investirà, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai meglio (1Sam 16,16). Saul si affezionò a Davide e lo tenne con sé come scudiero e cantore: «Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui» (1Sam 16,23).
Lo strumento musicale suonato da Davide per accompagnare i salmi, è citato molte volte nella sacra scrittura dalla Genesi fino all’Apocalisse. Fin oltre la metà del 1800, questo strumento era composto da cinque corde montate su una cassa di risonanza, l’uso non era solo d’uso liturgico, infatti era lo strumento nazionale dell’antica Grecia usata negli atenei e nelle corti, che insieme alla lira ebbe molta diffusione tra i popoli della Mesopotamia, dell’antico Egitto e a Roma per l’accompagnamento della poesia o per l’intrattenimento familiare. I primi esemplari di questi strumenti sono stati rinvenuti in siti archeologi risalenti al terzo millennio a.C. Il più antico esemplare di cetra (in argento proveniente dalla grande fossa della morte ad Ur), è conservato al British Museum di Londra. La cetra ha molti antenati: la lira, il salterio, la phormix, il barbitos, infatti inizialmente era costruito come la lira ma con una cassa armonica in legno più grande.
La Genesi (4,21) ci fa conoscere Iubal, padre di tutti i suonatori di cetra e flauto, padre di chi suonava la Kinnor, nome ebraico di un’antica lira, oggi tradotta in “arpa”, nominato lo strumento nazionale di Israele, dove doveva essere molto diffuso l’uso di strumenti a corda pizzicata, infatti, all’inizio di tanti salmi troviamo le indicazioni dello strumento per l’accompagnamento liturgico. Con l’avvento del Cristianesimo, il suono delicato e melodioso della cetra, dei cembali, della lira, riempivano le volte delle prime basiliche paleocristiane, fino a far diventare compito principale di questi strumenti a corde pizzicate, l’accompagnamento della salmodia quotidiana nelle prime comunità monastiche in Occidente. Di questo uso della cetra nell’accompagnamento liturgico, ne abbiamo testimonianza da diversi padri della Chiesa anche se non è rimasto nulla di queste prassi esecutive. Fino alla fine dell’VIII secolo il canto cristiano era affidato alla buona memoria dei cantori: nessuna nota che potesse fissare la melodia. Infatti, è in questo secolo la diffusione del canto gregoriano che non ha bisogno d’accompagnamento musicale.
Iniziò così a risuonare tra la nuda pietra delle pievi romaniche questo canto a cappella, spoglio, povero nella sua gravità e interezza, ma che, innalzato all’unisono, faceva elevare l’anima al Cielo.