La Madonna del Pino

Spesse volte la Madonna sceglie gli alberi per posare i suoi piedi sulla terra e parlare agli uomini, è stato così a Fatima in Portogallo, a Banneux in Belgio e a Garabandal in Spagna. Anche la diocesi di Cervia, nella seconda domenica di Pasqua, festeggia la Madonna del Pino. Un viaggio dentro questo singolare simbolo.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La diocesi di Cervia, nella seconda domenica di Pasqua, festeggia una singolare Madonna: la Madonna del Pino.
Questo ci dà occasione di riflettere, non solo sulle innumerevoli manifestazioni mariane sparse nel mondo, analoghe alla leggenda che ha originato il santuario della Madonna del Pino in Cervia, ma anche al simbolo dell’albero del pino o, più precisamente, dell’abete che trova nell’arte rappresentazioni pregevoli come, ad esempio la Madonna dell’abete di Cranach.

Storia del Santuario
Nel 1445 il carmelitano Girolamo Lambertini, andato a far legna per la comunità, nel bosco di conifere, trovò appeso ad un pino un dipinto della Vergine Maria. Impressionato da quella casualità, corse allora in città raccontando del prodigioso ritrovamento. La notizia si sparse rapidamente e popolo, clero e autorità del luogo si recarono subito presso il pino. Rinvenuta la sacra immagine la portarono trionfalmente in cattedrale. Il giorno seguente però la tela era sparita, cercatala, la ritrovarono appesa al pino dov’era avvenuto il primo rinvenimento. Per la seconda volta fu portata in città e collocata in cattedrale, ma sparì nuovamente per essere ritrovata appesa al medesimo pino.
Fu così che i cervesi compresero che proprio lì la Vergine voleva fosse eretto un santuario in suo onore ed edificarono la chiesa del XV secolo che ancora oggi possiamo ammirare ai margini della strada Adriatica, nei pressi delle Terme.

L’iconografia della Madonna
L’immagine miracolosa presenta una delle innumerevoli madonne del latte disseminate nella nostra Italia, in cui la vergine Madre pensosa allatta il Bambino portandosi la mano al cuore. Maria sembra così assicurare i fedeli che quel gesto materno rivolto al divin Figlio continua a perpetrarsi nel tempo rivolto ai figli del Figlio, cioè a noi che onoriamo la Vergine della nostra devozione e preghiera.

La Madonna e gli alberi
Spesse volte la Madonna sceglie gli alberi per posare i suoi piedi sulla terra e parlare agi uomini, è stato così a Fatima (1917), dove la Madonna apparve su un leccio. A Banneux in Belgio (1933) e a Garabandal in Spagna (1961-65) dove la Madre di Dio apparve fra pini e abeti e, ancor prima sempre in Spagna, a El Miracle in Catalonia (1458) dove apparve sopra un ginepro. Non si contano poi i Santuari nati per commemorare l’apparizione della Vergine nei pressi di un bosco, molti dei quali prendono appunto il nome di: Madonna del Bosco.

La Madonna tra gli abeti
L’arte ha puntualmente registrato questa predilezione della Vergine, collocando spesso le natività nei pressi di luoghi boschivi o rocciosi (si pensi alla famosa Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci).
Un dipinto però, nato tra l’altro in area tedesca, s’intitola proprio Madonna tra gli abeti. Il titolo viene contestato da alcuni critici che preferiscono indicare l’opera come la Madonna di Breslavia, fatto sta che Luca Cranach il vecchio, l’artista che realizzò l’opera in età giovanile, volle collocare la Vergine all’ombra di due abeti, uno dei quali più nascosto, poiché se ne scorge bene solo il tronco.
L’opera, scomparsa durante i primi decenni del 1900 e sostituita con una copia, è ritornata nella sua sede originale, la cattedrale di Wroclaw, lo scorso 27 luglio.

Luca Cranach il vecchio, coglie la Vergine Madre in un dolcissimo colloquio di sguardi con il divino Infante. Maria porta i capelli lunghi e sciolti, segno della sua giovane età e della sua verginità. Solo un velo trasparente le ricopre il capo, lo stesso sul quale poggia il corpo di Gesù Bambino.
Alle sue spalle una roccia inquietante per lo strapiombo che crea rispetto alla valle. Sulla roccia un castello con due torri: è Maria la rocca inespugnabile, la torre salda della città di Dio! Anche se i venti minacciosi del male vorrebbero sopraffarla la luminosa semplicità della sua grazia ha sempre la meglio. E ciò che è riferito alla Vergine Maria è pure, come dicono i padri, riferito alla Vergine Chiesa.

La betulla
Due alberi scossi dal vento impetuoso incorniciano la Madre col Bambino: il primo è una betulla, albero sacro per eccellenza presso i popoli nordici, simbolo dell’asse del mondo. Il suo tronco bianco rimanda alla purezza e al nutrimento iniziale di ogni creatura: il latte. È un albero esile, eppure robusto, capace di resistere alle intemperie e agli sbalzi della temperatura e del clima. Plinio il vecchio, nella sua Historia naturalis, scrisse che quest’albero veniva impiegato per realizzare torce utilizzate nel corso delle cerimonie nuziali. Il riferimento a colui che la Madre porta in braccio è chiaro: egli è quell’albero verde che sarà sferzato dal vento della passione. Egli è l’asse portante del mondo e non vacillerà di fronte alle insidie del male. Egli è, infine, lo sposo dell’umanità predetto dai profeti.

L’abete
Il secondo albero, l’abete, non sembra patire affatto la violenza del vento. La sua mole e la sua caratteristica di sempre verde fanno di lui un antico simbolo di eternità e d’immortalità.
Una leggenda germanica narra che, nell’VIII secolo, un monaco benedettino arrivato in Germania per evangelizzare quei popoli, sorprese un gruppo di adoratori di Odino intenti a offrirgli un sacrificio sotto una quercia. Pieno di zelo il monaco abbatté la quercia e, preso un piccolo pino, lo offrì a quella gente come simbolo di eternità chiamandolo Albero di Gesù. Fu poi, Lutero uno fra i primi, ad adornare l’abete di piccole candele come segno della luce di Cristo che porta vita e chiede la fede.
D’altra parte per la forma della sua chioma, simile a una grande A, prima lettera dell’alfabeto, la conifera era usata per segnalare il solstizio d’inverno, giorno della nascita dell’anno e, per i cristiani, giorno della nascita di Cristo. La lettera A e la lettera B, in greco alfa e beta (e in ebraico alef e beth) formano la parola alfa-beto, ma anche il nome della conifera più usata a Natale: l’a-bete, significante quindi colui che dà inizio a tutte le cose.
L’Abete è dunque simbolo di Cristo che è L’alfa (e l’omega) della creazione; è simbolo del suo Natale che dà inizio alla rinascita di tutte le cose. L’opera di Cristo, infatti era descritta, in area tedesca specie al tempo di Cranach, come il rinverdire di tutte le cose. Il termine Grünewald (foresta verde) sarà lo pseudonimo di un grande artista contemporaneo di Cranach il vecchio, Mathis Gothart Nithart (noto appunto come Matthias Grünewald).

Gli altri simboli
La Madonna di Breslavia, dunque, ostende a noi il Figlio additandolo come il principio di tutte le cose, Colui che solo ci salva dalla vecchiezza della morte e del peccato e che fa nuove tutte le cose. Questo Figlio continua in noi l’opera della Redenzione mediante due cose: l’eucaristia e la fede; vale a dire i tesori della sua grazia (i sacramenti consegnati alla sua Chiesa) e l’adesione ad essi tramite la nostra fede. Queste due realtà sono simboleggiate nell’opera di Cranach, dall’uva (simbolo eucaristico) che tiene in mano Gesù Bambino e dall’anello, simbolo appunto di fedeltà che giace a sinistra, sulla pietra del parapetto.
Luca Cranach il vecchio, diventerà poi, proprio a Wittemberg, grande amico di Lutero aderendo alla riforma, ma in quest’opera giovanile ci lascia la testimonianza di una vibrante fede verso la Vergine Maria. Egli, proprio nei simboli più cari della tradizione nordica, come appunto l’abete, trova motivo di riflessione e di approfondimento di quelle verità che Cristo stesso ci ha rivelato.

Ecco un video su Garabandal, dove la Madonna è apparsa fra i pini, Documentario su Garabandal: