Madonna del velo

Un'artista austriaca, Marianne Stoke, riprende un tema caro all'arte del XVI secolo: la Madonna del velo e ci offre, attraverso alcuni simboli, una meditazione sulla l'umiltà e la passione del Salvatore.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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É una vergine nordica quella dipinta da Marianne Stoke, artista austriaca del XIX secolo. Una Vergine Madre che rimanda alle tante Madonne del velo seminate nella storia dell'arte: la Madonna del velo di Raffaello, la Madonna del velo di Umberto Giunti, attribuita erroneamente a Botticelli. Madonne le quali, sollevando il velo che nasconde il divino Bambino, sembrano dire con il loro gesto: «Sotto questo velo di carne si nasconde il Verbo dell'Altissimo, nato per morire».
Forse per questo la Madonna della Stoke è anche una Addolorata. Lo dicono i colori dell'abito, il rosso del sangue, il blu del Mistero. Lo dicono gli arbusti spinosi sullo sfondo, che narrano della passione che Cristo dovrà affrontare. Lo dice il fiore del finocchio selvatico, simbolo di forza, ma anche di tradimento.
Un tempo, con il vino meno buono si era soliti offrire dolci al finocchio perché, la proprietà aromatica di questi semi, era capace di correggere i difetti del vino. Così invalse l'uso del vocabolo “infinocchiare” col senso preciso di trarre in inganno. Ma quello che dispensa Cristo è il vino buono della gioia e della salvezza come affermano le uve dorate di cui è ornato l’abito di Maria.
Questa Madonna, che possiede lo sguardo degli umili, dei vergini, dei puri di cuore, solleva il velo e mostra il Figlio. Egli stesso si dona a noi, ci guarda, si offre spontaneamente a quella passione che sarà per noi gioia e salvezza. Quel velo è già simbolicamente il telo sindonico unico testimone della gloria divina del Risorto.