Esisto per un volto che mi ama

Il 2 febbraio, giorno della Candelora, la Chiesa ricorda la vita consacrata. Suor Maria Maddalena, sollecitata da due passi di Marie Domenique Molinié, racconta il segreto della sua chiamata.
Autore:
suor Maria Maddalena, Bagotta
Fonte:
CulturaCattolica.it
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In questo momento della storia sembra impossibile che ci siano ancora uomini e donne capaci di donare la propria vita al Signore. Sembrerebbe storia d'altri tempi o fatta per determinate persone. Eppure nessuno può stabilire chi sia più o meno adatto ad una scelta di questo genere. Una scelta precisa, radicale, definitiva, insomma «fuori dal mondo», perché oggi, in questa società usa e getta, dove tutto è così approssimativo il “per sempre” spaventa alla follia. Ci troviamo allora davanti ad un'umanità fragile, insicura, che non sa più in quale direzione muoversi e che ha tragicamente perso il senso della vita.
Perché l'uomo esiste? Qual è il senso vero della vita?
Sono in monastero da quasi 4 anni, evidentemente questi interrogativi mi hanno tormentato fortemente nel periodo della mia imprevista conversione.
Il Padre eterno è imprevedibile, non preannuncia di certo quando farà breccia nei nostri cuori, ci vuole fin troppo bene e non farebbe mai diversamente perché lascia le sue creature libere di scegliere. Il cuore dell'uomo, come il mio a suo tempo, difficilmente trova pace se non riconosce in Dio il vero senso della sua esistenza su questa terra. Riconoscere di essere creature è il primo passo che ricongiunge l'uomo al suo Creatore.
Non si può accettare un simile amore senza ricambiarlo: l'amore si ricompensa soltanto con l'amore, il che significa che esso è gratuito; tuttavia noi non possiamo accoglierlo nel nostro cuore senza ricambiarlo. A questo punto, dare e ricevere sono una sola cosa: noi accogliamo l'amore rispondendovi col dono del nostro cuore. Cercare di sottomettersi, senza tuttavia donarsi totalmente, è uno sforzo disperato. Un cuore che non si dona rimane ripiegato su se stesso: e questo atteggiamento egocentrico dell'uomo è uno stato di peccato, è il peccato, anche se si cerca di minimizzarlo col riconoscere il più ampiamente e sinceramente possibile i diritti e l'autorità dell'Onnipotente (da La lotta di Giacobbe di Marie Domenique Molinié).

Da qui parte la scalata per imparare a conoscere meglio se stessi, non ci si conosce mai abbastanza, nel mondo si sta spesso con la gente ma ci si relaziona poco contrariamente a quello che si pensa. Vivere insieme non è solo per non restare soli, ma deve essere anche motivo di crescita personale. Vedere il mio errore in quello altrui deve servire non tanto come metro di giudizio ma per aiutare me ed essere più misericordioso nei confronti dell'altro e più umile per correggere se stessi. La correzione comporta certamente fatica ma aiuta l'uomo a trovare la sua vera identità.

Spesso mi domando se fuori dal monastero avrei mai avuto l'opportunità, e se vogliamo il privilegio, di toccare con mano l'essenza vera del mio esistere. Avrei mai incontrato un po' di pace senza riconoscere il mio Creatore?
Non ho nessun merito se non quello di aver risposto alla sua chiamata.
Non ho nessun merito di aver riconosciuto dei volti che me lo hanno indicato.
Non ho nessun merito di avere degli educatori che ogni giorno con pazienza mi accompagnano perché io non perda la strada.
Non ho nessun merito di Adorare il mio Signore ogni giorno presente nell'eucaristia.
Ho certamente il dovere e la responsabilità di testimoniare che nel mio piccolo ho conosciuto l'amore, perché Dio è Amore. Perché Dio mi ha amato, non perché fossi degna del suo amore, infatti non lo ero se non prima che Lui stesso mi amasse.
È il Suo amore infatti che mi ha permesso di esistere. Credo di aver compreso il motivo per cui esisto ma il cammino non si esaurisce, ogni giorno è una sfida ogni giorno mi è chiesto di conservare questa consapevolezza, e non è sempre facile...

A questo punto dobbiamo pur dire che parlare di Dio o parlare di noi, è la stessa cosa. Questo è il dono di Dio, e finché rifiutiamo di comprenderlo è segno che non ne valutiamo la profondità: noi siamo il dono di Dio, questa è la nostra suprema definizione, il nome nuovo scritto sul sasso bianco dell'Apocalisse.
La rivelazione trinitaria non avrebbe alcun senso per noi se essa non fosse al tempo stesso la rivelazione di ciò che noi siamo: imperscrutabili e ineffabili quanto Dio, in virtù di quel Nome che nessuno conosce se non colui che lo riceve
(da La lotta di Giacobbe di Marie Domenique Molinié).