Family Day 2016

Legge Cirinnà, teorie gender: nuovi attentati all'uomo, alla famiglia e in fine anche alla fede cristiana. Se come cristiani dobbiamo pregare, come cittadini italiani dobbiamo difendere la dignità della persona umana e i principi non negoziabili.
Autore:
Conti, Sr. Maria Danuta Giovanna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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30 Gennaio 2016: un popolo immenso gremisce il Circo Massimo di Roma. Grandi e bambini; culture, religioni e popoli di ogni tipo radunate per il Family Day 2016, per gridare quasi silenziosamente, con la sola presenza, quella verità che non può essere cancellata dal cuore umano: siamo fatti per essere amati! Nasciamo da un atto d’amore (e qualunque surrogato non dona, ma distrugge la vita!) unico e irripetibile, nutriti dell’amore di un padre e di una madre che, solo, può infondere in noi la gioia di essere al mondo e la forza di una esistenza sostenuta dalla certezza di essere il frutto di un amore donato (non di un capriccio!).
Ma perché è così costituente la persona quel rapporto personale e unico con una mamma e un papà? Perché non decidere, dall’alto della nostra scienza viziata, che qualche essere umano potrebbe, senza gravi conseguenze psicologiche e morali, farne semplicemente a meno, sostituendovi magari due “genitori” dello stesso sesso? Perché continuare caparbiamente ad affermare che siamo generati da un uomo e da una donna? Non è forse la scienza in grado di “eterologizzare” la nostra gravidanza, così da non permetterci più di conoscere il volto di chi ci ha generato? L’importante è che l’ensemble di elementi risulti ordinato e possibilmente dia come frutto quel “bambino perfetto” che porterà in se stesso il dilaniante assemblaggio, pagato profumatamente, di chi lo ha pensato a tavolino.
Non a caso siamo nell’anno giubilare della Misericordia. Non a caso. Perché proprio ora il Nemico dell’uomo, padre della menzogna, gioca le sue carte migliori.
Come potrà comprendere la Misericordia di Dio colui che non ha conosciuto l’amore di una madre? La Misericordia: quell’amore viscerale, maternamente viscerale di Dio per noi, “Sei tu che hai creato le mie viscere e mi ha tessuto nel seno di mia madre”(Sal 138, 13), come potrà comprenderlo chi è stato fatto nascere orfano? Orfano non solo di padre e di madre. Orfano di quell’amore che grida nelle nostre viscere ”Io sono Tu che mi fai”.” Occhio pietoso non si volse per usarti compassione, e come oggetto ripugnante fosti gettata via il giorno della tua nascita” (Ez 16, 5), ma Egli che “anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io non ti dimenticherò mai”(Is 49, 15), Egli “Ti vide mentre ti dibattevi nel tuo sangue e ti disse: Vivi!” (Ez16, 6).
Un amore che dona la vita e ti consegna alla vita. Come una madre che, svezzato il proprio figlio, lo pone tra le braccia del padre perché possa guidarlo nel mondo. Quel padre che, donando fisicamente la scintilla vitale, lo guida ora a scoprirne tutta la bellezza e le potenzialità. Così Dio è padre e madre: non uno o l’altro, ma dall’unità dei due scopriamo il volto di Colui che, custodendoci in Lui, ci dona continuamente la vita.
Nulla potrà cancellare, strappare dal cuore di ogni uomo la percezione di essere fatti per un amore così. Il tentativo violento di strappare dalla coscienza di noi stessi questa realtà genererà soltanto ferite laceranti di uomini alla ricerca di un volto in cui poter trovare quell’amore che non conoscono, ma di cui non possono inspiegabilmente fare a meno.
Chi giudicherà questa generazione in cerca della propria identità? Abbiamo bisogno, anche se spesso lo rinneghiamo, di qualcuno in grado di giudicare noi stessi e il mondo che ci circonda. Qualcuno in grado di indicarci il bene e il male. Qualcuno che mi ami a tal punto da poter giudicare il mio peccato, quel male che mi allontana da me stesso, e abbracciare con amore la mia vita. Quell’amore misericordioso, appunto, che solo la maternità conosce.
“Nel luogo stesso in cui fosti creato io ti giudicherò” (Ez 21, 33) Ma quando questo luogo venisse a mancare, chi potrebbe più dirci chi siamo? A chi risponderemo delle nostre azioni? Nessuno saprà e potrà più giudicarci. Per questo, nessuno saprà più amarci.