Il volo di Karola: ponte fra cielo e terra

Una riflessione di Irene sulla Professione di suor M. Karola
Autore:
Abis, Irene
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La celebrazione per la Professione perpetua di suor Maria Karola si è conclusa da poco più di una settimana e provare a parlarne mi lascia ancora… a corto di parole: parole che siano adatte ad esprimere “Qualcosa” che ci supera, che è troppo grande per essere “compreso” nel senso letterale del termine, cioè racchiuso, contenuto dalle nostre facoltà umane. Una parte di ciò a cui ho assistito rimane avvolta nel mistero e nell’oscurità, in una regione che si trova oltre i gesti visibili compiuti alla vigilia e nel giorno della Professione, e che a questo Mistero ci rimandano. Proverò, allora, a raccontare ciò che ho visto soffermandomi proprio su due gesti particolari e sui volti che in quelle ore hanno coinvolto Karola e noi invitati a nozze.
La veglia del 13 febbraio, scritta e animata dalle monache agostiniane di Urbino e da Rita Mazzocco, è culminata in un invito che avrebbe potuto creare imbarazzo e resistenze nei presenti ovvero quello di alzarsi, recarsi all’altare vicino al quale Karola attendeva inginocchiata, prendere un granello di incenso e metterlo nelle sue mani perché fosse lei a gettarlo nel turibolo fumante. Ogni granello era una preghiera, una richiesta fatta da noi a Gesù e a Dio Padre per mezzo di Karola. E davanti a lei hanno sfilato a lungo le persone che hanno fatto e che stanno facendo la sua storia: la sorella gemella Valeria, l’amica Wanda, Marisa, Franca, noi con don Gabriele, le monache agostiniane di Urbino con Rita, Sabrina, e poi Loretta, Pasquale, Paolo, Lamberto, Giuseppina, Mario, Angelo, Lorena… tutti gli amici di Pietrarubbia, di Carpegna e dei paesi circostanti che da tre anni hanno accolto la comunità monastica dell’Adorazione Eucaristica con amore e simpatia, collaborando alla sua sistemazione e integrazione nel Montefeltro. Ciascuno, nel porgerle il granello, si è inginocchiato per abbracciarla e per sussurrarle all’orecchio parole di amicizia, di incoraggiamento, brevi confidenze e… tante lacrime di commozione che non si riuscivano proprio a trattenere!
E in mezzo a noi, sorridenti e commosse, sedevano madre Alma Ruth e madre Betsy, provenienti dal Monastero dell'Adorazione Perpetua di San Francisco. La loro presenza nel Monastero di Ponte Cappuccini, che si è protratta per quasi una settimana, ha reso quasi unici dei momenti di per sè già speciali e di grande festa.
Nel giorno della professione, il 14 febbraio, alla presenza di Mons. Luigi Negri e di tanti preti amici che hanno voluto concelebrare la Messa, Karola ha dovuto compiere, invece, il gesto che più di tutti coinvolge anima e corpo: prostrarsi a terra, con le braccia aperte a forma di croce, mentre venivano intonate le litanie dei santi e prima di consegnarsi completamente al Signore attraverso le mani di suor Maria Gloria. Pensavo, osservandola messa così, “faccia a terra”, e ascoltando i nomi dei santi e dei beati che in questo giorno abbiamo voluto invocare, che mentre noi facevamo festa qui, anche loro, in cielo, esultavano con noi e con Karola per questo matrimonio da lei atteso e preparato in sette anni di cammino monastico.
E “qualcosa” in più ho compreso… Karola ha sposato il suo Signore, questo Gesù vissuto nella carne più di duemila anni fa, ma che noi sentiamo ancora presente grazie ad un soffio interiore lieve eppure potente nella sua capacità di attrarre a sé una vita intera: il soffio dello Spirito. L’amore e il desiderio di dedicare la propria vita all’ascolto di quel soffio per corrispondergli coinvolgono la mente, il cuore, l’anima e il corpo: tutto è unificato in questa scelta, come nell’atto della sposa di darsi completamente al suo amato. Quando le ginocchia si piegano e ci si prostra davanti a Gesù non solo il corpo, ma anche l’intelletto, i sentimenti e l’anima si inchinano davanti a lui; allo stesso modo, quando l’anima penetra più a fondo il mistero, anche il corpo e i sensi esultano e godono della presenza sempre più viva di Qualcuno che è Grande Amore, pienezza di vita, libertà interiore.
L’azione che segue a questo ascolto è quella di divenire «ponte fra il cielo e la terra», di consegnare ogni giorno allo Sposo, nella preghiera, le richieste dei Suoi figli e delle Sue figlie, di essere davanti a Lui ciò che Karola ha espresso con esattezza in una delle sue poesie più recenti:

Candele

Come canne d’organo,
in diverse altezze,
del silenzio la melodia
suonate.

Io ascolto
la vostra luce!

Come voi
nella Sua Casa di preghiera
abito
ed in una supplica
mi consumo.