In attesa di Papa Benedetto XVI

Il 19 giugno p.v il Santo Padre Benedetto XVI visiterà la Diocesi di San Marino Montefeltro. Alcune riflessioni su questi mesi di intensa preparazione.
Autore:
Monache dell'Adorazione Eucaristica
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Forse per chi giunge, come noi, da un’altra terra, da un’altra storia, ciò che immediatamente si percepisce nella cultura religiosa feretrana è il legame storico, forte e a tratti conflittuale con la Chiesa di Roma e i suoi esponenti. Basterebbe rapidamente dare uno sguardo ai toponimi, ai ricorrenti San Sisto e San Silvestro, o alla cronotassi dei vescovi o al calendario liturgico diocesano con la sottolineatura della festa di Pio V, per rendersene conto. Basterebbe guardare all’arte che immortala, come ad esempio, nella Chiesa di San Silvestro a Montegrimano, la fede nella divina autorità del successore di Pietro.
Questa fede nell’autorità di Pietro e dei suoi diretti successori noi, nascente comunità di monache dell’adorazione eucaristica, l’abbiamo toccata con mano. Il primo segno della benevolenza del Cielo su di noi, è stata proprio l’accoglienza che ci ha riservato il vescovo, mons. Luigi Negri, di fronte alla nostra richiesta di iniziare qui in Diocesi - nel 2007 - una nuova esperienza. L’altro grande segno ci è venuto proprio dall’attuale Sommo Pontefice che in piccole ma significative circostanze ci ha dimostrato la sua premurosa cura. Nei momenti più difficili della nostra storia la Parola autorevole di Papa Benedetto è risuonata in noi come l’incoraggiamento evangelico: «Non temere piccolo gregge al Padre è piaciuto di darvi il regno».

L’impressione più forte avuta in questi lunghi, eppur sempre troppo brevi, mesi di preparazione della vista del Papa nella diocesi di san Marino-Montefeltro è quella di una chiesa che attende il Papa sotto lo sguardo premuroso di Maria. Dopo l’amore al papato, l’amore a Maria segna profondamente la regione del Montefeltro. Così la Peregrinatio Mariae che percorre silenziosamente tutto il territorio come richiamo alla fede e alla preghiera ci pare la modalità più vera, più autenticamente cattolica per prepararsi all’arrivo del Papa.

Nella sopra citata pala della chiesa di San Silvestro a Montegrimano è appunto Maria il cuore della Sacra Conversazione: la Vergine Madre, infatti, incorniciata da un alone di luce dorata con alcuni putti adoranti, sorregge il divin Figlio offrendolo alla contemplazione di vari santi.
In fondo, incontrare il Santo Padre è, come direbbe Caterina da Siena, andare incontro al dolce Cristo in terra. Pur tuttavia ci si domanda se sia davvero ancora così. Se sia proprio questo il sentimento generale o se, i mass media soprattutto e la crescente secolarizzazione, non abbiano contribuito a demolire a picconate, stravolgendo la verità e gonfiando la realtà, il profondo significato della persona del Papa nella tradizione cristiana.
Per noi che abbiamo avuto la grazia si incontrare Cristo nell’abbraccio misterioso e certo della Chiesa è ancora così: noi vogliamo seguire le orme di chi ha saputo produrre opere di grande e intensa bellezza come la pala di Montegrimano.

Se guardiamo più da vicino i santi che si radunano attorno alla Vergine Maria vediamo in essi rappresentate diverse categorie di persone e diversi modi di seguire il Signore.
Ai piedi di Maria sant’Antonio, riconoscibile per il giglio che ha ai suoi piedi, è in ginocchio pronto a ricevere tra le sue braccia il piccolo Gesù. Ciò corrisponde pienamente alla vita del Santo, la cui storia – come anche ci ricorda una delle sale del Museo diocesano – fu costantemente guidata da quel Bambino. Di fianco a Maria san Giovanni Battista indica il Cristo ma, reggendo con l’altra mano il bastone cruciforme con la scritta Ecce Agnus Dei, volge lo sguardo all’altare, indicando ai fedeli il luogo ove oggi è possibile contemplare quell’Agnello. Sotto, in primo piano, un papa, forse san Silvestro titolare della chiesa, che con la mano destra invita i suoi devoti a onorare, non lui, ma Colui dal quale la sua santità deriva. La sua posa adorante ed estatica offre a tutti l’esempio di come porsi davanti al Mistero.
Sull’identità di questo papa si discute. Alcuni pensano a san Silvestro, proprio per la titolatura della chiesa, altri però, a motivo della presenza di san Lorenzo, pensano anche a san Sisto. Sant’Ambrogio, infatti, insieme al poeta Prudentius e agli Atti di San Lorenzo, narrano di un incontro tra il diacono Lorenzo e papa Sisto II mentre quest’ultimo veniva portato al martirio (san Sisto trovò il martirio il 6 agosto, san Lorenzo il 10 dello stesso mese). Questo è uno dei motivi per cui nell’iconografia cristiana si trovano spesso insieme. Sullo sfondo una santa monaca, probabilmente santa Rita, a giudicare dalle stimmate e dalla corona di spine che le circonda il capo, è proprio accanto a san Lorenzo, che regge lo strumento del suo martirio, e volge il capo verso i fedeli per invitarli ad entrare in quella medesima Sacra Conversazione che mentre nutre lo spirito edifica la vita nella santità.
È il Papa però che spinge tutti a convergere lo sguardo verso la Vergine con il Bambino, ed è ancora il Papa che, con la mano aperta indica a Maria i fedeli. Attorno ai tre ruotano persone di ogni stato: un religioso (sant’Antonio), un diacono (san Lorenzo), un laico profeta (san Giovanni), una monaca. Modi diversi, dunque, di servire Dio nella vita.
Qualcosa di simile a ciò che è narrato nella pala sta accadendo a noi: Maria ci prepara alla vista del Santo Padre, ma il Santo Padre ci riconduce a Cristo, al frutto Benedetto del grembo Benedetto di Maria.
Da questa tela, frutto dell’invenzione dell’artista e del sensus fidei della Chiesa, ci viene l’insegnamento più grande su come attendere il Pontefice. Che quel giorno la nostra chiesa particolare possa sostare davvero in Sacra Conversazione attorno al Mistero, perché ciascuno, a seconda dello stato in cui si trova a vivere, comprenda quale sia la misura alta della vita cui è chiamato.
A noi piace di occupare il posto orante di chi chiede instancabilmente alla Vergine Madre di aprire gli occhi e le orecchie degli uomini alla Parola che salva la vita. Quella Parola oggi così debole di fronte all’imperversare delle voci più forti e più eclatanti, eppure così chiara per chiunque abbia a cuore la verità. A noi piace di sentirci come la Santa Monaca della Pala di Montegrimano, forse sullo sfondo, ma con il capo rivolto alla Madre e lo sguardo rivolto al Figlio e, con questi, al Papa.
Noi abbiamo avuto la grazia di incrociare più volte lo sguardo di Benedetto XVI, ed è davvero uno sguardo che rimanda ad Altro. Uno sguardo penetrante e sereno, puro come quello di un bambino, sapiente e profondo, come quello di un uomo di Dio.
Nel giorno di questa storica visita di Benedetto XVI alla Diocesi e alla Repubblica è questo sguardo, così chiaro nella nostra memoria, che vorremmo rimanesse vivo nel cuore di tutti.