Intervista a suor Maria Maddalena

Stefania Galletti, giornalista de il "Giornale di Monza" venuta a conoscenza del "grande giorno" della Professione di suor Maddalena le ha dedicato un'intervista.
Autore:
Bagotta, sr Maddalena
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Cara sr Maddalena,
mi sono documentata su Pietrarubbia su internet, ma devo dire che parlare con la tua mamma è stato davvero illuminante.
Io voglio scrivere di te perché siamo tutti contenti del tuo grande passo, l'ho letto nel volto della tua mamma e anche in quello di don Giovanni e per rendere partecipi tutti della tua consacrazione vorrei farti alcune domande.


1) Come è maturata questa grande scelta della tua vita?
Ad essere onesta non sono stata io a scegliere ma sono stata scelta da Gesù ovviamente.
Sono semplicemente una delle tante che seppure con una forte resistenza ha risposto alla Sua chiamata.
Non era certamente un mio progetto e credo sia stato per me e per i miei genitori un fulmine a ciel sereno. Conducevo una vita normale con il mio lavoro di grafica, ero fondamentalmente una persona realizzata, ma con grandi domande dentro, alle quali non sapevo dare una risposta.
Ho conosciuto in maniera del tutto casuale delle monache di clausura, mi sono accostata a loro con una sorta di pregiudizio e con grande meraviglia invece mi sono trovata davanti a persone entusiaste della vita, loro che non possedevano niente erano più felici di me che avevo tutto.
Non sono le cose che rendono felice l'uomo, ma io non lo avevo capito. Da qui è partito prepotente il desiderio di scoprire quale fosse il segreto di quella gioia incondizionata che frequentandole ho sperimentato anche io (certe cose sono fortunatamente contagiose). La sorgente di quella gioia è Cristo, basta incontrarlo e il desiderio di restare con Lui cresce, se l'incontro è reale non puoi più farne a meno, è una cosa che non si spiega, perché il tutto non si può spiegare, quando si sperimenta la pienezza della vita anche nei momenti più aridi la nostalgia di quell'incontro ha il sopravvento. Gesù non è vissuto duemila anni fa, lui è ancora presente vivo qui in mezzo a noi, nello specifico nel sacramento dell'eucaristia che adoro ogni giorno. Sono una monaca dell'adorazione eucaristica, incontrare Gesù per me significa aver incontrato me stessa, con i miei pregi e difetti, limiti che sto imparando ad accogliere, migliorando la qualità della mia vita, ricostruendo un'identità che avevo smarrito.
Riconoscere la propria vocazione (e non parlo in senso stretto solo della vocazione religiosa) significa acquisire una identità precisa, sapere cosa fare della propria vita e avere un motivo per farlo.

2) Hai provato dubbio, incertezza all'inizio, oppure eri sicura della tua scelta?
C'è un istante in cui ho appreso con certezza che questa sarebbe stata la mia strada, e quando è successo ho provato una gioia indescrivibile ma nel medesimo tempo ho avuto una paura folle, consapevole del fatto che non sarei stata più padrona della mia vita. C'erano in gioco oltre agli affetti (avrei dovuto lasciare amici e famiglia) anche la mia libertà. Non mi ero accorta di non essere così libera, non conoscevo la vera libertà che viene meno quando si è schiavi di se stessi e si e privi di un'identità precisa.

3)Come sono organizzate le tue giornate?
La sveglia al mattino è alle 6.30 con l'ufficio delle letture, sette sono i momenti di preghiera che accompagnano le mie giornate compresa la Santa Messa quotidiana e un ora di Adorazione individuale; la giornata si conclude con la preghiera della compieta alle 21. Una volta la settimana è prevista l'adorazione notturna. Il resto della giornata mi vede impegnata nelle occupazioni più comuni come le pulizie domestiche il ripristino degli ambienti, ma anche nei lavori artistici o grafici che sono per noi motivo di sostentamento.
Sono una adoratrice, e lo sono quando prego davanti al santissimo sacramento, tanto quanto sono impegnata nelle faccende più umili.
Noi non siamo artefici delle nostre giornate, il tempo infatti sembra sottrarsi a qualunque definizione: il passato non è più, il futuro non è ancora e il presente non si può identificare nell'istante che stiamo vivendo, perché quello stesso istante è già passato; ma esiste in un tempo per eccellenza, il kairós, il tempo di Dio, che è un tempo opportuno segnato dal passaggio della Grazia.

4) A Suor Maria Maddalena dei Sacri Cuori cosa manca di Sonia?.....Quando ho visto le immagini di Pietrarubbia e ho letto qualcosa in merito, di primo acchito mi ha dato l'idea di un'oasi felice di pace e mi viene spontaneo chiederti se della vita "laica" senti la mancanza di qualche cosa?

A suor Maddalena non manca niente di Sonia perché questa esperienza non ha cancellato Sonia ma l'ha inserita in un cammino umano e spirituale che Sonia non avrebbe certamente avuto l'opportunità di affrontare se fosse rimasta nel mondo. Per quanto riguarda la vita laica concedimi una risposta nostalgica mi mancano le persone, mia madre gli amici i parenti che riesco a vedere in maniera sporadica dal momento che vivo in un monastero a 500 chilometri dal mio paese natio, ma come dice Gesù chi sono i miei fratelli e chi è mia madre? Chiunque fa la volontà di Dio è per me fratello sorella e madre.

5) Solitamente quando si parla di SUORA nell'immaginario tutti pensano a una scelta triste, di afflizione. Aiutami a sfatare questo.

È solo una questione di mentalità. Quando si pensa ad una consacrato nello specifico ad una suora si è matematicamente certi che quella persona ha fatto questa scelta perché non aveva alternative nella vita, e questo non è vero io avevo un lavoro stabile, una buona famiglia e degli amici molto cari e conservo ancora con loro ottimi rapporti, anzi questi rapporti da che mi trovo in monastero hanno acquisito quello spessore che prima non avevano.
Non sono nemmeno qui perché non trovavo marito, non mi sono di certo mancate le occasioni!
Ho avuto modo di vivere nel mondo e di lavorare per quasi vent'anni e sinceramente non ero più serena di adesso. Qui i giorni scorrono come l'acqua, le monache (io non sono una suora di vita attiva, ma una monaca di clausura) non sono così tristi come ci si immagina. Non viviamo all'ombra di un chiostro e separate dal mondo per non avere preoccupazioni, non è questo il nostro proposito.
Ogni giorno ha la sua storia ogni giorno incontriamo persone diverse che cercano da noi quello che non trovano più nel mondo. Chi non desidera essere felice? L'uomo è fatto per questo, e per questo Dio lo ha creato.
Io non sono qui dentro chiusa triste e smarrita, spesso vedo li fuori persone tristi smarrite e infelici che non sono capaci di trovare quello che cercano tanto lontano ma che in fondo hanno dentro un po per dirla alla maniera di sant'Agostino.
Cosi scrive Agostino: "Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace (10, 27, 38).
Non è mai tardi per incontrare Cristo e riscoprire il senso della prria esistenza.
Vivere in monastero è un po' come essere rieducati a vivere, è uno stimolo e gioire di tutto nel bene e nel male delle piccole come delle grandi cose, ogni giorno è scoprire se stessi e talvolta è nelle circostanze che il Padre Eterno risveglia anche i nostri talenti messi da parte o mai scoperti.
La tristezza, la monotonia e la noia esistono, sono di questo mondo ma non hanno di certo il sopravvento dentro le mura di un monastero tanto quanto invece le hanno sul mondo e sull'uomo moderno capace solamente di confidare in se stesso e di non riconoscersi creatura di un Dio estremamente fantasioso e misericordioso.

6) So che sei una grafica straordinaria. Cosa significa per te il disegno?
È una passione che ho sempre avuto che poi è diventato un mestiere ed ora è un dono al servizio della mia Comunità e della Chiesa. Qui in monastero ciascuna ha un dono siamo in dieci totalmente diverse l'una dall'altra. Non siamo certamente omologate, non facciamo le stesse cose.
Ognuna grazie alla sua diversità contribuisce ad arricchire l'altra, ognuna porta il proprio talento al servizio dell'altra, questo arricchisce la comunità! È un criterio questo, che il mondo non concepisce, nella società attuale la diversità spaventa perché è difficilmente controllabile, non è gestibile, mentre oggi l'uomo deve avere tutto sotto controllo e questo a scapito dell'uomo stesso che senza accorgersene ha smarrito la sua vera identità.
Come dice la mia Madre Superiora l'uomo è fatto per l'eternità diversamente non trova pace, non lasciamoci rubare anche quella!

Il giornale di Monza