Silenzi e Silenzio

Inizia la quaresima. Il Santo Padre ha richiamato al valore grande del silenzio. Oggi c'è ancora silenzio? Un invito a riflettere su silenzi e... Silenzio.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Sono in coro, il silenzio è rotto soltanto dall’orologio a muro. Stiamo facendo meditazione, ogni tanto il volo di una pagina girata fende l’aria e poi di nuovo il silenzio. La pace è qui, dove regna il Santissimo Sacramento, dove si riconosce per la propria vita un’ancora di salvezza assoluta, certa.
Nel vetro dell’ostensorio si riflette il mondo esterno: un’ampia finestra affacciata sul parco del Monastero. Tutto è ovattato dall’abbondantissima neve che ha seppellito ogni cosa. Riascolto nella memoria del cuore i miei passi nella neve, la sorpresa di scorgere la vita ovunque anche dentro a quella coltre di neve che parrebbe inghiottire tutto con il suo gelo. Orme di capriolo, orme di cinghiale, piccolissime orme di passeri tenacemente attaccati alla vita che vengono imploranti alle nostre finestre in cerca di cibo. La vita e il silenzio. Quanta grazia di Dio ci circonda, quanta meraviglia di bene, di sapore e di colore! Forse per questo il Santo Padre ha recentemente richiamato questa elementare virtù del cuore dell’uomo: il tacere.
Lo sguardo cade su una immagine scivolata fuori, distrattamente, dalle pagine di un libro: Le Silence di Henri-Jean-Guillaume Martin. Una donna esile con gli occhi appannati e i lunghi capelli che coprono le labbra. Che silenzio drammatico! E che incredibile attualità in un’opera del 1897. Ripenso ai fatti più recenti: in un mondo così spesso assordante quanti silenzi che non hanno nulla di sacro, di infinito, di grande. Penso al silenzio cui la morte ha costretto la straordinaria voce di Whitney Houston. Idolo di molte generazioni per la sua bellezza, la sua bravura, la sua voce, Whitney è scivolata silenziosamente nel sonno della morte, sola, in una vasca da bagno. Penso a quel giovane ragazzo lissonese che proprio qui a pochi chilometri da noi, ha perso l’orientamento abbracciando il silenzio eterno nascosto nel cuore omicida di una bufera di neve. Ma penso anche ad altri silenzi: quelli quotidiani e casalinghi, pieni di rancore, di gelosia, di giudizio che si consumano nei posti di lavoro, fra coniugi in crisi, fra genitori e figli. Penso ai silenzi egoisti fra amanti distratti e uniti solo da una mal intesa avventura. Ai silenzi dei giovani vuoti di contenuti, già vecchi per la perdita dello stupore. Penso anche ai tanti silenzi amari che attraversano la mia amata Madre Chiesa: silenzi dei vescovi verso il Santo Padre, silenzi dei preti fra loro, silenzi pieni di sospetto fra i movimenti, silenzi nelle comunità fra i religiosi e le religiose. Il cuore sprofonda nell’amarezza: quanto bisogno di Parola che salva qui! E insieme quanto bisogno di quel silenzio che sprigiona la luce vibrante di pace del Santissimo.
A quale silenzio ci richiama allora il Papa? Al silenzio del cuore. Al cuore che, tacendo le proprie insistenti petulanze, lascia lo spazio a una Presenza diversa, altra, maestosa. Non ci si accorge subito, ma la donna di Henri-Jean-Guillaume, ha il capo cinto da una corona di spine. Il dipinto, infatti, ha anche un altro titolo: donna incoronata di spine. Volto caricaturale di un altro volto coronato di spine. Qui l’angoscia, là la pace. Qui occhi spenti nel buio di una mente tormentata, là lo splendore della maestà e della verità.
Com’è vera questa immagine! Come sono stanchi i cuori degli uomini da quando lo stupore se n’è andato dalla loro quotidianità, da quando il pensiero delle cose Ultime, eterne, grandi li ha abbandonati! Bisogna che taccia il cuore e che si riaprano gli occhi a quei rumori di vita e di pace che riempiono i silenzi veri. Come questo, vissuto da me ora, nel caldo abbraccio di un coro di legno, in compagnia di un Pane, della Parola e di un mondo che ammantato di neve pullula di suoni e di richiami. La vita vera è più in là, affiniamo lo sguardo facendo tacere il cuore. Il tempo che ci sta davanti è quello giusto per provarci, quaranta giorni di prova, quaranta passi nel dolore per ritrovare là in fondo un volto coronato di spine che ci consegna occhi nuovi. Buona quaresima!

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