Vesti di porpora per onorare il Gran Re

Da un mese abbiamo un abito nuovo. Nella non facile scelta ci è stato chiaro, fin da subito, che il colore da adottare doveva esserci suggerito dall’alto. La Parola ci ha illuminate: vesti liturgiche per chi vive all’ombra del Santuario del Re!
Autore:
Monache dell'Adorazione Eucaristica
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Con porpora viola e porpora rossa, con scarlatto e bisso fece le vesti liturgiche per officiare nel santuario. Fecero le vesti sacre di Aronne, come il Signore aveva ordinato a Mosè (Esodo 39,1).

Fin dal momento in cui Dio si rivela educa l’uomo alla bellezza. La cura del dettaglio e lo sguardo d’insieme sono due aspetti che conducono l’uomo a comprendere che Dio vuole la salvezza. Solo chi ama, infatti, ama tutte le cose: è fedele al dettaglio senza perdere la visione d’insieme.
Così Dio è attento ai colori del Santuario, della liturgia e nei libri che più lo descrivono, quelli visionari dell’Apocalisse o di Daniele, i colori affiorano con una miriade di significati. Anche alla beata Maria Maddalena dell’Incarnazione Gesù si è rivelato attraverso dei colori. Le mostrò, infatti, angeli in vesti bianche e rosse. Ma nella grande liturgia del tempio il colore di chi officiava era la porpora. Porpora rossa o porpora viola.
In Messico l’esperienza dei monaci adoratori che vogliono seguire le orme di Madre Maria Maddalena vestono la porpora viola. Il colore solenne della regalità.

Per i romani la porpora era il colore dei cavalieri. Forse per questo santa Giovanna d’Arco, San Giorgio e i grandi cavalieri di Cristo vestono la porpora.
I fenici furono esperti tintori di porpora rossa, un colore tutto mediterraneo, dal momento che il pigmento si ricavava da un mollusco nascosto in una armoniosa conchiglia, il murice comune, reperibile nei bassi fondali del nostro mare. Questa conchiglia produce una escrescenza spugnosa coloratissima dalla quale si ricavano pigmenti di un bel rosso cupo, molto resistenti ai lavaggi.
A seconda della durata e del numero di bagni nel colore, si ottenevano diverse gradazioni di rosso. Il costo, infatti, era relativo alla preparazione perché il rosso più ricercato era quello conosciuto oggi, simile al vino o al sangue. A volte per realizzare una sola veste di quella gradazione occorreva tingerne un migliaio di esemplari.

Anche il nostro scapolare ha il colore della porpora, in una tinta di rosso che somiglia al moderno borgogna. Questa tonalità di rosso è chiamata così perché rimanda all’omonimo vino, un vino francese proveniente appunto dalla Borgogna, che vanta un bel colore rosso cupo, vicino al bordeaux. È un colore, perciò, eucaristico che evoca il sangue del Salvatore versato per la nostra salvezza, così me il nostro abito, candido, rimanda al pane eucaristico, segno di quel Corpo che ci accompagna come viatico nel viaggio della vita.

Un’artista francese, Elisabeth Sonrel, morta nel 1953 e aderente all’Art Nouveau realizzò un pannello raffigurante l’incontro di Dante con Beatrice. Dante veste un abito color borgogna e incontra una Beatrice bianchissima e pura. Sappiamo quello che rappresentò per Dante l’incontro, egli stesso lo racconta. Certo è che Sonrel rilegge l’evento alla luce del simbolismo dei due colori. La porpora, colore del sangue è il segno di questa vita terrena che non si rassegna alla morte, che desidera raggiungere Colui che è l’amore per eccellenza. Il bianco, unione di tutti i colori, esprime la facoltà che Dio possiede di dare tutte le risposte cui l’uomo anela. Il bianco è il colore dell’eternità.

Nei colori del nostro abito, dunque, si declina un abbraccio totale. Dalle pagine infuocate e “sacre” della Bibbia a quelle della migliore letteratura, come appunto la Divina Commedia di Dante; dall’amore umano che vuole amare con radicalità a quello divino capace di sublimare ogni cosa. Dal vino della gioia e della festa, al pane della fatica di ogni giorno.