Appunti su: I racconti di un pellegrino

Autore:
Giacobbe, Teodora
Fonte:
CulturaCattolica.it
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I racconti del pellegrino russo hanno quella forza spirituale capace di affascinare uomini di ogni tempo e di ogni cultura. Non si conosce l’autore di questa celebre opera, essa appare per la prima volta nel 1870 e viene ripubblicata a Kazan nel 1884. Si narra essere stata copiata da padre Paisij (1883), superiore del monastero di San Michele dei Ceremissi a Kazan, da un manoscritto posseduto da un monaco russo dell’Athos.

Il pellegrino dei racconti è un mendicante dello Spirito, inizia il suo viaggio a trent’anni - l’età di Gesù - perché, avendo perduto tutto entra in una chiesa e ode le parole: pregate incessantemente.
Da lì comincia il suo viaggio in compagnia della preghiera ripetuta incessantemente nel cuore: «Gesù figlio di Davide abbia pietà di me peccatore».

Il viaggio prosegue con le sue avventure e disavventure, ma ad ogni tappa esteriore egli ne compie una interiore, sempre più profonda. Durante questo percorso anche la giaculatoria evangelica, continuamente ripetuta, perde di spessore fino a che il pellegrino si trova a ripetere solo e instancabilmente il nome di Gesù.

Nel viaggio il pellegrino incontra uno Starec, un Maestro, che lo inizia alla preghiera e che - alla morte - gli lascia la Filocalia, una sorta di antologia dei grandi santi dell’Oriente. Da quel momento il libro unito alla Bibbia diventa il compagno di viaggio del “mendicante dello Spirito”.

Capire cosa muove l’uomo a spingersi così nella ricerca di Dio; conoscere da dove viene quell’attrattiva che ha la capacità di distoglierlo, quasi improvvisamente, dalla sue abitudini per avventurarsi fedelmente in questo cammino; sapere come si possa fare della propria vita una ricerca continua di senso, spinge anche oggi a guardare al pellegrino russo che nella sua semplicità risponde alle nostre domande. Li chiamano i folli di Dio, coloro che lasciano tutto ciò che oggi sembra dare una sicurezza all’uomo, e invece scopriamo che la fede non è una pazzia, una malattia per pochi eletti. Scopriamo che la fede ha una sua ragione di essere; la fede è voluta dalla ragione. Impariamo che il volto di Dio è una scoperta che si svela incontro dopo incontro, passo dopo passo, evento dopo evento. Nei racconti del Pellegrino vediamo un quotidiano non accidentale, ma piuttosto iscritto dentro una traccia che ancora oggi rivela il volto del Padre.

Ci piace questa Icona, perché è l’icona dell’uomo colmo di desiderio, l’uomo che camminando sulle strade ha il cuore proiettato nell’assoluto. Questo però non lo rende estraneo alla terra, anzi. Egli con la preghiera che canta nel cuore, con in mano la Parola e la tradizione (la Filocalia) impara a vedere il mondo con gli occhi stessi di Dio, cioè come i puri di cuore.