Le mura di questa compagnia

Un testo bellissimo di Mons Giussani diventa rappresentativo di una vita. Ci sono ancora le mura, i canti, la bellezza di una vita per Cristo, ma più di tutto ci deve essere la certezza di una compagnia che è guida al destino. Come le dita di una mano, indicano, reggono, prendono consegnano, così la comunità...
Autore:
Conti, Danuta
Fonte:
CulturaCattolica.it
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«...Una volta questa compagnia, o questa strada,
aveva un perimetro imponente
dal punto di vista della robustezza delle mura
e dal punto di vista del suo slancio estetico.
Nulla di più bello e di più affascinante,
nelle lontane epoche, più del monastero.

Le mura erano difesa dai nemici, anche fisici;
la bellezza della sua architettura aveva un solo rivale:
la bellezza del canto
e delle preghiere che in quelle mura si faceva.

Ora la cosa è diventata più spirituale,
ora la cosa è diventata più sottile, sembra più inconsistente;
non ci sono più quelle mura di un metro e più di profondità,
non ci sono più quelle volte, quegli spazi che da soli attiravano l’animo,
non c’è più quel suggerimento affascinante del canto e della preghiera regolare.

C’è una compagnia, quella tra noi,
la nostra amicizia, in cui tutto quanto dipende dalla coscienza dei componenti.

Questa compagnia deve sostituire quelle mura,
deve rintracciare l’eco di quei canti, di quelle preghiere,
deve saper ispirare uno sguardo
che faccia percepire almeno in qualche modo
l’attrattiva fisica di Dio nella sua realtà dentro il mondo,
l’attrattiva del segno di Cristo, quell’attrattiva che è segno di Cristo...
»

(Mons. L. Giussani)

Per comprendere il valore della nostra compagnia, comunità vocazionale, e dello sguardo di Dio su ciascuna di noi, figlie madri e spose in essa; per comprendere il l’aspetto grande e misterioso dell’unicità nel mondo di una compagnia come quella nata e sussistente per un solo motivo: “Gesù vivo e palpitante nella nostra carne” (don Giussani); per comprenderne il Mistero basterebbe guardare la propria mano.
Spesso utilizziamo le nostre mani senza neanche pensarci, ma a chi è dato di usarle per far vibrare una corda di violino o far risuonare un tasto di pianoforte, magari spendendo ore ed ore su poche note, ricercandone quella sottile sonorità che esprima tutta la preziosità e unicità di una singola nota, coloro che sono chiamati a fare delle proprie mani strumento di lavoro artistico, ben sanno quanto ogni dito contenga una sua specificità insostituibile.
Il pollice: dito forte e indipendente dalle altre, benché poco agile. Permette alla mano un’estensione altrimenti irraggiungibile e, contemporaneamente, ne facilita la presa.
L’indice: anch’esso indipendente, è forte e robusto.
Il medio: fisicamente legato all’indice, è anch’esso molto forte ma un po’ “pigro”. Costituisce il “baricentro” delle dita.
L’anulare: dito fisicamente debole e quasi totalmente dipendente dal mignolo. Necessita di molto lavoro per renderlo agile e indipendente, ma ha la caratteristica peculiare di essere particolarmente sensibile; permette cioè, se ben “educato”, di produrre quella finezza di sonorità irraggiungibile con le altre dita.
Il mignolo: è il dito più piccolo ma abbastanza indipendente, permette anch’esso di estendere della mano, arrivando con facilità dalla parte opposto della tastiera rispetto a dove stiamo suonando, per esempio, con il pollice.

Questa breve descrizione anatomica ci insegna grandi cose sulla vita comunitaria.
Le dita sono simili, eppure ognuna ha una propria caratteristica irrinunciabile.
Non potremmo infatti sostituire il mignolo con due pollici, o viceversa. Ogni dito ha il suo posto e la sua funzione che nessun altro può svolgere.
Ma c’è di più: ogni dito non potrà essere “se stesso”, ossia agire secondo ciò per cui è stato creato, senza la presenza degli altri.
Di fatto, ognuno ha la propria caratteristica peculiare, ma essa ha senso nel contesto di una mano che lavori. Cosa me ne farei di un bel dito solitario? Avrei forse una delle caratteristiche della mano, ma non avrei certo la mano!
La mano, unendo a sé ogni dito, forma un complesso unitario che mi permette di afferrare, lasciarle, accarezzare, suonare…
Con la mano posso modellare la realtà, incidere su di essa affinché in essa si sveli il volto del suo Creatore. E in ciò ciascun dito ha il suo preciso ed insostituibile compito che, solo unito a quello delle altre dita, permette di portare a compimento l’opera.
Ricordiamo, infine: la mano necessita di un corpo: di un braccio attaccato ad un corpo che le dia vita.

Se ci lasceremo plasmare dalla nostra compagnia, agire in essa e per essa, se ci lasceremo afferrare e amare da essa diventando parte di lei, allora il nostro piccolo dito diverrà mano. Una mano con cui il Signore farà cose grandi.