L'adorazione: preghiera dello sguardo - 2

I Mosaici di padre Marko Rupnik
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Cappella Redemptoris Mater, Altare della Gloria Particolare dell'Altare dell'Erchomenos

Nei mosaici di padre Rupnik e della sua scuola realizzati per la cappella pontificia Redemptoris Mater ritroviamo Adamo ed Eva. Essi sono impegnati in un servizio, che è servizio liturgico, abodà in ebraico (cioè liturgia). Il vocabolo è suggestivo perché liturgia e servizio in ebraico sono resi col medesimo termine, tanto che la parola servo = ebed deriva dalla stessa radice.
Ed è interessante notare che essi sono servi di Colui che viene, del Cristo Erchomenos (in greco) il Veniente, appunto.
L’Adoratore “serve” la memoria di questa continua venuta di Cristo nella storia. Una venuta già attuata, ma che si perpetua nell’oggi di ogni tempo mediante il Sacramento dell’Eucaristia. Per questo la nostra adorazione deve essere perpetua! La venuta di Cristo - dunque la sua Presenza nel mondo - è perpetua, dunque come scrisse il papa nella Dominicae Cenae (3): non cessi mai la nostra adorazione!
La venerazione “eucaristica” di Dio, che è Amore, corrisponde strettamente ai suoi piani salvifici. Egli stesso, il Padre, vuole che i veri adoratori lo adorino proprio così, e Cristo è interprete di quel volere… (Dominicae Cenae 7)
Adamo ed Eva vestono qui abiti rossi, rossi come il vortice dei secoli che avvolge Cristo: essi sono dunque il segno di una liturgia e di un’adorazione incessante offerta dalla Chiesa di ogni tempo. Essi simboleggiano anche quanti lavano le loro vesti nel Sangue dell’Agnello partecipando, con il cuore e con la vita, al medesimo sacrificio.
Sullo sfondo due figure in bianche vesti reggono i simboli della celebrazione liturgica: uno la Sacra Scrittura, simbolo della mensa della Parola, l’altro il calice, simbolo della mensa Eucaristica.

Colui che tiene fra le mani la Parola è l’Evangelista Marco, autore del Vangelo più antico, il Vangelo più vicino all’Apostolo Pietro e alla comunità di Roma. Pietro è presente, del resto (proprio sotto ad Adamo), nel mosaico da cui questo particolare è tolto. Pietro che con le chiavi in mano dimostra di possedere non solo il potere spirituale della Chiesa, ma le chiavi interpretative della Parola di Dio. Dunque l’Adoratore serve la Chiesa seguendo fedelmente le indicazioni del Magistero. La parola del Magistero è autentica interprete, nell’oggi, dell’unica Parola che salva.

Regge il calice, Filippo, l’Apostolo che nell’Ultima Cena disse:Mostraci il Padre e ci basta, e al quale Cristo rispose: Chi vede me, vede il Padre.
Siamo nuovamente ricondotti allo sguardo, uno sguardo però capace di vedere oltre le opacità della carne e della storia per scorgere in esse la Presenza di Dio.

L’Adoratore, educato dalla Liturgia a scorgere le tracce dello Spirito di Dio negli umili gesti quotidiani - a vedere nel pane e nel vino il corpo e il sangue del Signore, ha il compito di rileggere la propria piccola storia e la grande storia del suo tempo alla luce di questo sguardo.

Gesù, io non vado dietro ai miei sensi che non possono vedere che le apparenze del pane sotto le qual tu ti nascondi. La tua parola, o Verbo Increato ed Incarnato, o verità infallibile mi basta. Tu hai detto: Questo è il mio Corpo io altro non cerco; io credo, perché lo hai detto tu e sono pronta a dare la vita per la confessione di questa verità (Beata Maria Maddalena, Dir. 1814 p. 45-46).

L’adoratore deve, in altre parole, saper leggere la realtà quotidiana alla luce della Presenza di Dio. Anche negli eventi più dolorosi - come nel sangue - Dio è presente e opera. Non ci sarà per lui spazio al pessimismo. La missione dell’Adoratore è la speranza. Solo nella speranza fioriranno nel mondo Pace e Unità.

L'Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra. È un raggio di gloria della Gerusalemme celeste, che penetra le nubi della nostra storia e getta luce sul nostro cammino.
Conseguenza significativa della tensione escatologica insita nell'Eucaristia è anche il fatto che essa dà impulso al nostro cammino storico, ponendo un seme di vivace speranza nella quotidiana dedizione di ciascuno ai propri compiti. Se infatti la visione cristiana porta a guardare ai «cieli nuovi» e alla «terra nuova» (cfr Ap 21, 1), ciò non indebolisce, ma piuttosto stimola il nostro senso di responsabilità verso la terra presente. Desidero ribadirlo con forza all'inizio del nuovo millennio, perché i cristiani si sentano più che mai impegnati a non trascurare i doveri della loro cittadinanza terrena. È loro compito contribuire con la luce del Vangelo all'edificazione di un mondo a misura d'uomo e pienamente rispondente al disegno di Dio
(Ecclesia de Eucharistia nn 19-20).

Adamo ed Eva, nei quali ancora vogliamo riconoscerci, si chinano in adorazione e volgono lo sguardo verso un giardino fiorito.
Torniamo all’inizio della nostra meditazione: nel giardino fiorisce l’albero della croce. L’obiettivo della missione dell’Adoratore è realizzare quel disegno di Dio che Cristo ha già perfettamente compiuto, ma che deve attuarsi nella storia, disegno che riporta il mondo alla sua Bellezza originaria.
La croce non è quella latina, ma è la croce ortodossa: una croce doppia che rimanda perciò a tutte le latitudini senza limiti e confini. Tutti i popoli sono inclusi in questo disegno di Dio.
L’adoratore non può non avere cara l’unità, testamento finale di Gesù che consegnandoci il suo corpo e il suo sangue quale memoria perpetua di Lui aggiunse: che tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda.

E rimanga pur sempre vivo in noi il desiderio di veder presenti a questa nostra Adorazione uniti in uno stesso spirito di fede e comunione cattolica ed accesi di santo amore tutti: i non credenti, i mussulmani, i separati dalla comunione cattolica e gli altri tutti che vivono immersi nella cecità (Beata Maria Maddalena Esortazione §V).