San Giovanni Evangelista e Sant’Agostino
Per la prima volta un Papa agostiniano visita la città di Rimini. Proprio in questa città vive la memoria di un piccolo gioiello curato e voluto dagli agostiniani. Negli affreschi riminesi della Chiesa di Sant’Agostino si narrano le vicende dell’apostolo dell’Amore. Nell’ultimo ciclo di affreschi si ritrae Sant’Agostino che consegnala Regola ai suoi fratelli e, più sotto, l’ultima predica del Santo e la sua ascesa in gloria. Per molti l’affresco riguardava san Giovanni, ma molte ragioni spingono a vedervi invece l’epilogo della vita di Agostino che tanto, nella dimensione dell’amore, ricalcò quella dell’Apostolo.- Autore:
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Per la prima volta un Papa agostiniano visita la città di Rimini. Proprio in questa città vive la memoria di un piccolo gioiello curato e voluto dagli agostiniani. La chiesa di San Giovanni Evangelista, oggi nota come chiesa di Sant’Agostino, accoglie -infatti- un meraviglioso ciclo di affreschi, purtroppo a tratti rovinato, che – almeno nell’ultimo ciclo del registro inferiore, - intreccia le storie di san Giovanni Evangelista con quella del grande vescovo di Ippona.
I padri Agostiniani giunsero a Rimini nella seconda metà del 1200: non di rado, in quei secoli, i papi, desolati per la corruzione del clero secolare, promuovevano volentieri il sorgere di comunità religiose. Una medesima ventura toccò alla chiesa di San Giovanni Evangelista
La predica di Sant’Agostino (o il commiato di San Giovanni)
Nell’ultimo ciclo di affreschi del registro inferiore destro vi è un affresco letto da molti come il completamento delle storie di san Giovanni, interpretando la prima scena come il commiato dell’Evangelista dai suoi, mediato dal testo della leggenda aurea, e il secondo come san Giovanni in gloria. Diversi motivi mi spingono a dare una diversa probabile interpretazione, condivisa da Alessandro Giovanardi, e a leggere gli affreschi, come completamente delle storie di sant’Agostino.
Se tali affreschi fossero riferiti a Giovanni, la consegna della Regola di Agostino ai suoi resterebbe un episodio isolato relativo al Santo, senza nessun altro seguito: cosa strana in una cappella così ben congeniata! Inoltre mai si vide l’apostolo che Gesù amava con le insegne vescovili.
In tali affreschi c’è, piuttosto, una sovrapposizione fra la morte di sant’Agostino e quella dell’Evangelista. Anche Agostino, infatti, non muore ma continua a vivere nei suoi scritti come scrisse Possidio:
Lasciò alla chiesa clero abbondante e monasteri di uomini e donne praticanti la continenza con i loro superiori; inoltre, biblioteche contenenti libri e prediche sia suoi sia di altri santi, dai quali si può conoscere quanta sia stata, per dono di Dio, la sua grandezza nella chiesa e nei quali i fedeli lo trovano sempre vivo. In tal senso un poeta pagano, disponendo che i suoi gli facessero la tomba in luogo pubblico ed elevato, dettò questa epigrafe: Vuoi sapere, o viandante, che il poeta vive dopo la morte? Ecco, io dico ciò che tu leggi: la tua voce è la mia.
Queste parole di Possidio, discepolo e amico di Agostino fanno da supporto all’iconografia dei due ultimi affreschi del Maestro del Coro della Cappella Maggiore.
Nel primo affresco si ritrae la predicazione del Santo, ubicata all’interno di una chiesa che riprende in tutto la chiesa di san Giovanni. Il Santo vescovo si rivolge a un folto gruppo di fedeli; vi sono diverse donne, tra esse si distinguono una religiosa, un’anziana, alcune vergini e una donna in cinta in primo piano, che reca invita il medesimo cordone di Drusiana.
Si traccia così un parallelo fra Agostino e i suoi monaci, dalla parte opposta, e, da questo lato, Agostino con il popolo di Dio e, in particolare quelle vergini che, con la sorella di Agostino, andranno a costituire il primo nucleo di monache Agostiniane. Ancora Possidio nella sua Vitae Agustine parla di alcune nipoti del Santo e della sorella, “vedova consacrata a Dio” che fu superiora per diversi anni.
La vicenda di Agostino diventa il completamento della testimonianza di Giovanni, non solo perché Agostino ha egregiamente commentato il quarto Vangelo, ma soprattutto perché ha dimostrato di assorbirne pienamente il pensiero e la spiritualità legata all’amore.
Sant’Agostino (o San Giovanni) in Gloria
Il Santo in gloria ha abiti vescovili. Egli sale portato in trionfo da Cristo e, molto probabilmente, dalla sua Vergine Madre. Alcuni degli angeli che accompagnano l’ascesa sono musicanti, registrano così, da un lato, la vita di Possidio e, dall’altro, famosi scritti di Agostino che mostrano il grande apprezzamento del Santo Vescovo per la musica liturgica. Celebre è la sua espressione: «chi canta prega due volte». Nel contesto di una lettura liturgica degli affreschi, due parti della Messa: il Gloria e la predicazione della Parola, sono ben commentate. Frutto delle celebrazioni liturgiche e dell’ascolto della Parola è una vita santa, come quella di sant’Agostino, dove l’amore scambievole diventa Regola.
Tra la folla di popolo che assiste all’ascesa in gloria del Santo, guarda verso la tomba e sollevala mano come per portarla all’orecchio ed ascoltare. Egli sembra raffigurare le parole del profeta pagano riportate da Possidio: Vuoi sapere, o viandante, che il poeta vive dopo la morte? Ecco, io dico ciò che tu leggi: la tua voce è la mia.
L’ambiguità fra Giovanni e Agostino potrebbe anche essere voluta, poiché la gloria toccata in cielo a San Giovanni, che - come vuole Agostino - rimane nelle sue affermazioni eterne, è la stessa gloria che ebbe Agostino il quale, al dire di Possidio, pur morto rimane. Egli è uno dei padri che ancora oggi parla alla Chiesa, aiutandola a vivere quelle sfide che, lanciate dal ritorno delle eresie, si presentano nei secoli sempre uguali, ma sotto nuove forme.

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