Un Presepe con le Antifone «O»

Il Presepe di quest'anno trova la sua sede in una capella che è stata oggetto di profanazione. Uno sconsciuto è entrato furtivamente in pieno giorno depredando il dipinto del Vergine Maria con il Bambino dei suoi diademi. Abbiamo voluto così riparare al gesto sacrilego (i diademi erano del XVIII secolo, il dipinto del XVII) opponendo un PResepe che canta le Antifone maggiori, che sono le antifone dello stupore. Sette «oh», come quelli dei bambini, che cantano un desiderio di verità e di giustizia, di bellezza e di pace, che da sempre abita nel cuore umano.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le Antifone «O»
Il più antico cammino verso il Natale era segnato non da una novena, ma da un ottavario, come in tutte le grandi feste Cristiane. Pensiamo ad esempio all'ottavario di Pasqua o a quello dei morti o all'ottavario del Corpus Domini. Ricordare che qualcosa di grande accade nell'ottavo giorno significa collegare la festa all'eternità. Cristo è, infatti, risorto nell’ottavo giorno, cioè il primo dopo il sabato. Così sette giorni prima di Natale la Chiesa si preparava ad accogliere il Dio con noi cantando, in gregoriano, un’antifona al giorno le cui parole disegnavano il profilo del divino Infante. Queste sette antifone, sono chiamate le antifone maggiori, oppure Antifone «O» perché iniziano tutte con l'esclamazione «O». È, dunque, il metodo dello stupore a condurre il passo frettoloso verso il memoriale della nascita del Salvatore. Quello comune a tutte le lingue e a tutte le latitudini. Quello entrato anche nel testo delle canzoni natalizie e non da: «oh Bambino re divino» fino al più quotidiano: «quando i Bambini fanno O» di... Sì, quando i bambini fanno «oh» che meraviglia! E che meraviglia ancora più grande quando sono gli uomini a fare «O». Solo lo stupore conosce! E alla radice dell'esperienza cristiana c'è lo stupore: il nostro Dio ci ama a tal punto da volerci guardare negli occhi.

Le Antifone oggi

Da un certo punto della storia della Chiesa in poi ha prevalso l'uso di vivere la novena del Natale, così che le sette Antifone O sono passate in secondo piano. La traduzione in italiano della liturgia poi ha fatto il resto: mescolate fra le mille parole, tutte belle e significative, che si cantano durante la novena del Natale, queste Antifone sono scomparse dal panorama quotidiano dei fedeli. Solo i monaci e le monache le cantano. Eppure si recitano ancora ogni giorno per sette giorni dal 17 dicembre fino al 23. Le troviamo nell'antifona al Magnificat di ogni Vespro e nel versetto che accompagna l'alleluia ad ogni Messa.

Il nostro presepe
Quest'anno, poiché inizia anche l'anno dedicato alla vita consacrata, abbiamo voluto valorizzare nel presepe queste antifone maggiori, inserendo idealmente la Natività i pastori e poi i Magi dentro il contesto di una Chiesa: niente muschio, né paglia, né quei piccoli particolari legati all'ambiente del presepe tradizionale. Ogni personaggio è come se cantasse idealmente un’Antifona «O» raccontando a noi, che viviamo quel medesimo Mistero nel contesto di una Chiesa, chi è il Cristo Bambino.

Un acronimo

Per i Medievali le Antifone erano un cammino verso la conoscenza di Colui che doveva nascere. Le antifone, infatti, percorrono tutta la storia della salvezza citando passi tratti quasi letteralmente dalla versione latina di san Girolamo. Il cammino era segnato non soltanto dalle O dello stupore, ma anche dalle altre iniziali: O Sapientia, O Adonai, O Radix Iesse, O Clavis David, O Oriens, O Rex gentium, O Emmanuel. Giunti all’ultimo giorno si poteva guardare indietro e scoprire, proprio dalle iniziali, che la venuta del Bambino di cui si è cantato era alle porte. Le prime lettere latine formano infatti un acrostico: SARCORE che letto al contrario suona così:«ERO CRAS» cioè «Sarò domani». Le promesse della Bibbia si compiono: Dio verrà domani!

L’augurio per questo Natale, allora vuole essere questo: viviamo nella certezza che Dio verrà domani: nel domani delle nostre attese, nel domani delle nostre speranze. Dio è qui!

Le Antifone nella Sacra scrittura


O Sapientia!
O Sapienza,
che esci dalla bocca dell'Altissimo,
ed arrivi ai confini della terra,
e tutto disponi con dolcezza:
vieni ad insegnarci la via della prudenza.


Si canta qui la misteriosa notte in cui la ruach adonaj aleggiava sul caos e la Parola sapiente dell'Onnisciente vi poneva ordine. Il Logos si estende da un confine all'altro della terra e tutto conosce e tutto comprende. Lo stupore dell'universo non ha eguali, nulla è lasciato al caso: dalla molecola agli oceani abissali; dalle intricate foreste amazzoniche alle imponenti ed elevate catene montuose. Nulla è lasciato al caso. L'uomo che davanti allo spettacolo affascinante delle Bellezze naturali dice: «Oh», è ricondotto a quel principio generativo che cela il mistero della sua origine. Oh sapienza che mi hai generato, e che pure conosci gli albori della creazione, vieni e salvami da quella superficialità ottusa che tutto rinchiude dentro i confini angusti della mente e della ideologia!

Passi biblici
Dal libro dei Proverbi (2,6):
«Il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca esce scienza e prudenza».
Dal libro dei Proverbi (8, 22 passim):
«Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo».


O Adonaj!
O Adonai,
e condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.


Il secondo passo dello stupore è dare un nome a questa sapienza misteriosa e primordiale: «O Adonaj!». Il nome di Signore, di colui che esercita sul mondo e sull'uomo una straordinaria signoria, ci è rivelato dentro un patto d'amore. Colui che appare tra le fiamme del roveto è un Dio che conosce e vede le sofferenze del popolo, che ode il suo lamento. Dio ha stretto un’alleanza con il popolo per farlo depositario di un annuncio: condurre la sua creazione all'eternità. A nessuno Dio rivelò il suo nome se non a Mosè. Oh! Stupore: Dio ci dà il suo biglietto da visita il suo nome e il suo recapito! Egli si fa trovare dentro la storia di un popolo e chiude la sua infinità maestà nello spazio angusto di un tetragramma. Quattro lettere, segno e simbolo di quella carne che assumerà il Verbo, unico garante di quest’alleanza eterna. O Signore, che ti sei manifestato nel calore di una Parola incandescente, salvaci dai discorsi vacui e senza fondamento, salvaci da quella parola infondata che corrompe le relazioni fondamentali e conduce all'angoscia dell'Inconsistenza!

Passi biblici
Da libro dell’Esodo (3, 2-6):«Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore apparve [a Mosè] in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe"».

O Radix Jesse!
O Radice di Jesse,
che sei un segno per i popoli,
innanzi a te i re della terra non parlano,
e le nazioni ti acclamano:
vieni e liberaci, non fare tardi.


Che la promessa sia stabile, che abbia un inizio e un compimento lo dice la genealogia di questo popolo: nel padre del re Davide, Jesse, scorre sangue ebreo e sangue moabita. Jesse, infatti, era figlio di Obed che a sua volta era figlio di Booz, ebreo, e di Ruth, moabita. Dunque la promessa di un Salvatore è per tutti. Ma l'universalità comincia dall'uno, come il viaggio comincia dal primo passo, la vita dall'amore di una notte. Tutto ha origine nell'uno e all'uno ritorna. Dio è stato detto, è Uno e sa contare fino a uno. Così la Chiesa ci fa cantare a quella radice che è anche Germoglio, che è origine e compimento. Questo è il segno che s’innalza fra i popoli: ciò che ci ha originato ci compie. Vieni non tardare!

Passi biblici
Dal libro del Profeta Isaia 7,7-9:«Dice il Signore,
il redentore di Israele, il suo Santo, a colui la cui vita è disprezzata, al reietto delle nazioni, al servo dei potenti: I re vedranno e si alzeranno in piedi, i principi vedranno e si prostreranno, a causa del Signore che è fedele, a causa del Santo di Israele che ti ha scelto. Dice il Signore:
Al tempo della misericordia ti ho ascoltato,nel giorno della salvezza ti ho aiutato. Ti ho formato e posto come alleanza per il popolo, per far risorgere il paese, per farti rioccupare l'eredità devastata, per dire ai prigionieri: Uscite, e a quanti sono nelle tenebre: Venite fuori
».
Dal libro del Profeta Isaia 11,1-3. 10-11: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano
»

O Clavis David!
O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude, chiudi e nessuno apre:
vieni e libera lo schiavo dal carcere,
che è nelle tenebre, e nell'ombra della morte


Il figlio promesso a Davide ha la chiave interpretativa della storia, perché conosce le sue vie. È la chiave di chi possiede la scienza della Parola di Dio con la quale è per la quale è stato creato il mondo. Tale chiave è simile al nodo di Salomone: se apre nessuno chiuderà, se chiude nessuno potrà aprire. Ma, soprattutto Egli stesso, dunque, è la chiave; egli è Colui che apre la coscienza dell'uomo e nulla è nascosto ai suoi occhi, perciò potrà liberare quanti giacciono nel buio della loro incoscienza, potrà riscattare dalla colpa coloro che sono prigionieri del loro peccato. Vieni a liberarci Signore! Tu possiedi la chiave interpretativa dell'Universo, ma conosci anche le pene più nascoste del cuore umano: vieni, non tardare!

Passi biblici

Dal libro del profeta Isaia 22, 22-23: «Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».
Dal libro dell’Apocalisse 3,7: «All'angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi: Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre».

O Oriens!
O Astro sorgente,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina chi è nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.


Desieriamo pertanto che sorga, nel panorama della nostra vita un sole capace di illuminare le oscurità della nostra mente. Un astro che sbaragli con la sua clarità le tenebre della menzogna e dell’iniquità! Dunque, vieni Signore! Sii tu l'Astro che orienta la nostra vita al Bene e alla giustizia: non la sterilità degli oroscopi, non le statistiche menzognere, non le progettazioi audaci della sapienza di questo mondo che celebra i suoi lumi! Tu sei l’astro che il profeta Balaam ha visto sorgere sul mondo, l'astro che indicava ai Magi il luogo della Salvezza, tu sei la stella del mattino che sorgerà nell'ultimo Giorno. Vieni Signore riempi di splendore la nostra vita, tu che illumini ogni uomo e insieme conduci i popoli alla conoscenza della vera giustizia.

Passi biblici
Dal libro dei Numeri 24, 16-18:«Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante, oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione dell'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi. Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele».
Dal libro del profeta Isaia 9, 1-2:«Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce;su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse».


O Rex Gentium!

O Re delle Genti, da loro bramato,
e pietra angolare, che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l'uomo, che hai plasmato dal fango.


Da secoli le genti attendono un liberatore, un redentore, aspettano Colui che riscattandoli da ogni ingiustizia e sopruso, possa fondare la vita dell'umanità sopra una pietra angolare, eterna. La divisione tra i popoli; la divisione fra gli uomini; la divisione fra gli amici; la divisione fra parenti; la divisione fra padri e madri; fra genitori e figli: chi la curerà, se non Colui che ha fatto dei due un popolo solo. Oggi, Signore, non c'è solo divisione fra fedeli e infedeli, fra chi crede in te e chi non crede. Oggi è diviso chi crede in te, chi cerca la pace, chi ama la giustizia l'uomo è diviso in se stesso e nemmeno con se stesso trova pace. L'uomo è fatto di terra e senza l'acqua della tua sapienza si trova disgregato! Vieni tu, o re pacificatore, tu che sei uno e riconduci tutto all'Unità! Salva l'uomo formato dalla terra della divisione e plasmalo con l'acqua della tua divina unità!

Passi biblici

Dal Salmo 2,6-9: «Io l'ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte». Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai».

O Emmanuel!
O Emmanuel, nostro re e legislatore,
speranza delle genti, e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio.


Non avrebbe potuto salvarci, né conoscere le nostre insanabili divisioni, né leggere nella verità dei nostri cuori, né restituirci a una luce inaccessibile, se non si fosse fatto come noi, egli è con noi, è l'Emmanuele, il Dio con noi. È uno di noi, uomo come noi, è nostro Re capace di legiferare nella giustizia, ma è anche il nostro Dio. Non è un Dio generico, ha un nome e si rivelata ad ogni uomo come un te. Vieni, finalmente Signore Gesù: tutta la terra desidera il tuo volto.


Passi biblici

Dal libro del Profeta Isaia: 7, 14-17: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene. Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese di cui temi i due re. Il Signore manderà su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre giorni quali non vennero da quando Efraim si staccò da Giuda: manderà il re di Assiria».
Dal Vangelo di Matteo 1, 22-23 «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi».