Una Pasqua silenziosa

I nostri auguri in un tempo difficile, dove, pur avendo la fortuna di avere tutto: celebrazione, sacramenti, spazi nel giardino per camminare sentiamo molto la mancanza di ciascuno di voi, della Chiesa, della Comunità Cristiana, del Corpo di Carne di Gesù che vive nel tempo. A tutti voi i nostri auguri!

Carissimi
In un tempo così difficile, con una Pasqua così strana, ci ha fatto molto riflettere la lettura dell’ufficio del Sabato prima delle Palme. In essa san Gregorio Nazianzeno invita a identificarsi con uno dei discepoli di Gesù o di altri personaggi di rilievo negli eventi della Passione. Tra questi vi è Giuseppe di Arimatea che andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Per un uomo influente come lui, con una posizione di spicco, fu un atto di coraggio grande, una presa di posizione decisiva sia verso i romani che verso il sinedrio cui apparteneva. Entriamo, dunque, nella settimana santa con questo spirito: che questa Pasqua “castigata” ci purifichi davvero, ci renda desiderosi di andare dai politici di turno e richiedere con forza il corpo di Gesù.
Noi monache vivremo, come ogni anno, tutti gli eventi della Pasqua, ma, senza il popolo di Dio, cioè senza di voi: senza i nostri vicini, gli amici, i tanti volti che solitamente allietano le nostre celebrazioni con la loro fede, non sarà la stessa cosa. Chiedere il corpo di Gesù non significa soltanto chiedere che ci sia restituita la Messa o la Comunione Eucaristica, significa anche (e per noi è evidente) che ci sia restituita la Chiesa, quel corpo di Cristo che in questa storia perpetua la Presenza salvifica del Redentore.



Tra le opere che ripropongono il Mistero pasquale nell’arte una delle più attuali mi pare proprio il grande polittico di Isenheim a opera di Grunewald.
Matthias Grünewald realizzò per i medici Antoniti (religiosi legati a Sant’Antonio Abate) una sorta di macchina liturgica usata nel percorso di guarigione dei malati Herpes Zoster e di altre malattie infettive, altamente mortali nell’Europa di quel secolo.
Tanto impressiona il Cristo crocefisso, sfigurato e pieno di pustole come gli stessi malati che lo osservavano, tanto eleva e innalza il pannello della risurrezione. Questa è l’immagine più bella per raccontare la speranza, la stessa speranza che colmava lo sguardo dei malati del 500. Il risorto di Grünewald si eleva sopra un sepolcro che ha la forma del fungo atomico. Certo nulla poteva immaginare l’artista di quello che avrebbe vissuto l’umanità nel XX secolo, ma proprio per questo l’immagine si carica di senso e profezia. Di fronte ai terremoti più spaventosi, alle calamità più gravi si eleva l’arcobaleno della speranza: la morte non è l’ultima parola per l’uomo, c’è un «più in là» che va sempre tenuto presente. Non solo quando la paura e il dolore bussano alla porta, ma sempre. La pala, pur essendo commissionata da medici che si adoperavano con i mezzi di allora per guarire, non disdegnavano di collegare la malattia e la morte con il Maligno. Nella pala di Isenheim sorprende vedere, proprio alla fine del ciclo di terapie che, mentre i malati erano guariti, il demonio, sconfitto, aveva su di sé le stesse piaghe dei malati. C’è un mistero dell’iniquità che non va sottovalutato o sottaciuto. C’è un nemico dell’uomo che vuole la morte e la distruzione dell’umanità, sfrutta tutti i mezzi per poterlo fare e le testimonianze nell’arte e nella storia della Chiesa abbondano. Non dobbiamo ignorarlo, ma nemmeno temerlo. Il Signore vuole la nostra vittoria e la nostra salvezza forse, più di noi.

A dispetto di tutto ciò si sperimenta più profondamente una verità di cui la nostra vita è colma: il vero legame con le persone si tesse nella preghiera e nell’adorazione. Così stiamo percependo l’efficacia grande della preghiera. Tante persone che hanno contratto il Covid-19 – alcune in condizioni molto gravi – e per le quali abbiamo pregato, sono guarite. Certo, non solo per merito della nostra preghiera, ma certamente grazie alla preghiera di molti. Sostenere con l’adorazione i medici, il personale infermieristico, ha permesso a molti di loro di non contrarre il virus, nonostante il rischio quotidiano. E’ un miracolo quotidiano che sorprende anzitutto noi e che ci fa sperimentare la vicinanza di Dio.
Nell’assicuravi quindi la nostra vicinanza nella preghiera, vogliamo chiedervi di ringraziare con noi il Signore che, per ora, ci ha concesso la buona salute nonostante un viaggio in Messico che ha visto alcune di noi atterrare a Linate nel pieno dell’epidemia.
Abbiamo espresso i sentimenti che ci abitano in questo periodo in un’intervista del quotidiano online Rimini 2.0 che se volete potete leggere per intero qui
A tutti auguri di buona Pasqua!

Con amicizia grande, uniti in Gesù Eucaristia le
Monache adoratrici di Pietrarubbia e San Marino