Vivere la pasqua tra silenzio e opere

Un volto coronato di spine ma già splendente di luce pasquale collega la nostra Pasqua alla Pasqua eterna della nsotra Beata. In un mondo dove si contano spine innumerevoli la luce del Cristo Risorto si manifesta spesso nel silenzio dei cuori e di piccole esperienze di fede.

Santa Pasqua 2024
Ebrei 2, 9-13
Quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi; e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato.

La Pasqua di quest'anno si inserisce in un anno particolare segnato dal bicentenario della morte della nostra Beata.
Il volto di Cristo coronato di spine tende un arco nella vita breve di Caterina Sordini, nota col nome religioso di suor Maria Maddalena dell’incarnazione. Il Cristo coronato di spine, reso perfetto dalla sofferenza si materializzò entro uno specchio quando la nostra beata era appena sedicenne. Quella visione, come direbbe Karol Woytila, fu uno spazio dell’anima. Da lì si aprì il varco che portò Caterina e divenire Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione: monaca, fondatrice, beata. Con quella medesima visione chiuse gli occhi, quarant’anni dopo il 29 novembre del 1824, morendo mentre le sue sorelle recitavano il terzo mistero del dolore.

Quest'anno giubilare si è aperto per noi con l'arrivo, poco prima del 29 novembre 1923, di un dono inaspettato: una tela di grandi dimensioni, dove un Cristo coronato di spine ti guarda mendico del tuo bene.
Così ci era impossibile non corredare i nostri auguri pasquali con questa immagine, drammatica e stupenda. Cristo, al centro, è una luce nel dramma di un mondo violento. Ma il suo sguardo pieno di grazia e di misericordia, addolcisce la crudezza dei suoi aguzzini.
Si assottiglia quella ferocia cantata dal salmo 21, dove gli uomini come cani rabbiosi addentano il Giusto e la giustizia. In noi prevarrebbe la reazione e l’ingiuria di fronte a tanta in giustizia, in noi vincerebbe, come già accade, lo sdegno. Cristo invece senza lamento né resistenza si avviò come un agnello pronto al sacrificio.
L’esempio della nostra Fondatrice, che oppose ai soprusi del suo tempo il gesto semplice dell’adorazione e l’attività discreta e instancabile dell’educare alla fede e alla preghiera (e ancor più l’esempio di Cristo stesso), fa meritare.
Che fare in un mondo sempre più travolto dalla superficialità dalla bruttura e dalla babele delle lingue che impedisce il dialogo? Siamo tutti sgomenti perché ogni via di salvezza pare impraticabile. Forse occorre fermarsi e contemplare la verità dentro e fuori di noi. Quella verità che si rivelò a Pilato sotto le spoglie di un condannato a morte.
Forse dovremmo anche noi porre i gesti semplici dell’educare i più piccoli a non disperare. La luce si fa sempre strada nelle tenebre, occorre però affinare gli occhi all’oscurità per non essere sopraffatti e abbagliati, cercano una chiarezza, oggi, impossibile da raggiungere.
Vogliamo allora rubare ancora una volta le parole a san Giovanni Paolo II per formulare i nostri auguri pasquali: Il Cristo sacrificato glorioso è davvero la nostra pace! Il suo volto risplendente nell’Eucaristia è la visione che apre lo spazio dell’anima. Fissiamo lo sguardo su di lui e, in un mondo dove tutti sembrano gridare, facciamo nostro il motto della grande Teresa d’Avila: tacere e operare.
Con affetto grande a tutti e a ciascuno
Buona Pasqua!