La parola del Papa

Sr Maria Danuta realizza una raccolta di parole che il Papa pronuncia e che non vengono pubblicate o che vengono opportunamente trascurate da chi vuole pilotare le coscienze e l'informazione.

Nel mese di ottobre, dedicato alla Missione, il Santo Padre ha desiderato renderci «familiari di Gesù» (Santa Marta, 26.09), «fratelli nella vocazione» degli angeli, chiamati come loro a «cooperare al disegno di salvezza di Dio» (Santa Marta, 29.09). Abbiamo così vissuto, su invito del Papa, la Domenica dedicata alla Parola, per «ritrovare le radici», cioè «l’appartenenza al popolo» di Dio (Santa Marta, 10.05), lasciandoci «ferire dalla sua Parola per esprimere con la bocca ciò che dal cuore sovrabbonda» (United societies relations committee, 10.05).
Un invito incessante sgorga dal cuore del Santo Padre: «Siamo servitori della Parola di Riconciliazione che illumina, protegge e difende, guarisce e libera» (10.05), ma sottolinea: «In materia di fede, il compromesso è in contraddizione con Dio che è Verità. Nel Corpo di Cristo, il quale è “Via, Verità e Vita”, chi potrebbe ritenere legittima una riconciliazione attuata a prezzo della verità?» (10.05). Ed esorta: per «guarire» dalle «piaghe del cuore e dell’anima» occorre «tirare fuori la verità» e avere «la saggezza di accusare se stessi» e di «dire la verità sulla nostra vita» (Santa Marta, 28.09).
Ai vescovi neo ordinati, custodi della coscienza del popolo di Dio, invita al discernimento come «umiltà rispetto ai propri progetti e obbedienza rispetto al Vangelo, criterio ultimo; al Magistero, che lo custodisce" (Ai nuovi vescovi ordinati, 14.09).
A Bologna ha rivolto la preghiera alla Madonna di San Luca affinché ci aiuti a «comprendere la tenerezza materna della Parola viva, che tuttavia è al tempo stesso tagliente; penetra nell’anima e porta alla luce i segreti e le contraddizioni del cuore.» (Bologna, 01.10)
In occasione del centenario della promulgazione del primo Codice di diritto canonico ha esortato alla giustizia come dimensione imprescindibile dell' amore:«Il diritto è condizione dell’amore» ha ricordato con le parole di Benedetto XVI. «Nulla est charitas sine iustitia» (Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo, 18.10).
Per questo, commentando il Vangelo del Centurione che domanda a Gesù la guarigione del suo servo, ha sottolineato: «È un peccato non pregare per i governanti!». Soprattutto per quanti hanno meno «coscienza» che il loro potere non è assoluto ma viene da Dio. E «i governanti devono pregare per chiedere la grazia di servire il popolo loro affidato». (Santa Marta, 09.18)
Nel discorso tenuto all'università di Bologna, in occasione del suo ultimo viaggio apostolico, il Santo Padre ha auspicato alla formazione di «un’Europa “universitaria e madre” che, memore della sua cultura, infonda speranza ai figli e sia strumento di pace per il mondo» (Bologna, 01.10), ricordando le parole che il Cardinale Lercaro disse: «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua vita non è la neutralità, ma la profezia».
Così ha potuto con coraggio affermare: «la Parola di Dio illumina anche l’origine della vita e il suo destino. Un nuovo inizio deve essere scritto nell’ethos dei popoli, e questo può farlo una rinnovata cultura dell’identità e della differenza. L’utopia del “neutro” rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita. La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, che la tecnologia biomedica lascia intravvedere come completamente disponibile alla scelta della libertà – mentre non lo è! –, rischia così di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza dell’uomo e della donna. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità. L’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati"(Assemblea generale pontificia accademia per la vita, 05.10).

Cristo Crocifisso Centro della storia, centro della mia vita

Le parole del Papa nel mese di Novembre. Parole che non sempre i mezzi di comunicazione sociale riportano e che ci aiutano a entrare profondamente nel Magistero di Papa Francesco.

Molti potrebbero dire: «Sono un buon cristiano, vado a messa, faccio opere di misericordia, prego, educo bene i miei figli». Ma occorre domandarsi: «sei entrato nel mistero di Gesù Cristo?», quello «che tu non puoi controllare?» (Santa Marta,24.10). Con queste provocanti e salutari parole il Pontefice ci ha invitato a «inabissarsi nel mistero di Cristo». Un mistero « così sovrabbondante, così forte, così generoso, così inspiegabile che non si può capire con argomentazioni». E ha aggiunto «devi inabissarti nel mistero per capire chi è Gesù Cristo per te» (24.10). «Conoscere Dio non è in primo luogo un esercizio teorico della ragione umana, ma un desiderio inestinguibile impresso nel cuore di ogni persona» (Al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, 11.10). «Per questo motivo - ha sottolineato in occasione del venticinquesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica - il nostro Catechismo si pone alla luce dell’amore come un’esperienza di conoscenza, di fiducia e di abbandono al mistero» (11.10).
«La vita cristiana è una lotta che non ti dà tranquillità, ma ti dà pace. Non ci sono pastiglie per la pace. Soltanto lo Spirito Santo può darla e questa lotta, questo fuoco ti porta quella pace dell’anima che dona fortezza » (Santa Marta, 26.10).
Di conseguenza «quello che ci salva dagli incantamenti, dalle seduzioni che il diavolo fa lentamente nella nostra vita per cambiare i criteri e portarci alla mondanità» (Santa Marta, 13.10) è solo «Cristo crocifisso: centro della storia, centro della mia vita» (24.10).
Il Pontefice ci invita poi a «fermarsi davanti a Dio per stare con Lui, dedicarsi semplicemente a Lui. È questa la preghiera più pura: l’adorazione» (Alla Famiglia Vincenziana, 14.10), confessando: «Una volta scoperta, l’adorazione diventa irrinunciabile, perché è pura intimità col Signore, che dà gioia e scioglie gli affanni della vita (14.10). Qui l' antidoto contro il pericolo più grande: «perdere la capacità di sentirsi amati» (Santa Marta, 7.11).
Concludendo il ciclo di catechesi sul tema della Speranza «la virtù più umile, la serva. Ma lì c’è lo Spirito» (Santa Marta, 31.10), il Santo Padre ci invita a cogliere il «mistero di grazia nascosto anche nella monotonia di certi giorni sempre uguali» dove la «dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata» (Udienza generale, 11.10). «Colui che ci ha creato nell’Amore infinito, ci sorprende sempre!» (Per il Giubileo dei 300 anni dal ritrovamento dell’immagine della Vergine Madre Aparecida, 12.10)
Richiamando poi al tema della vigilanza e all' importanza dell' esame di coscienza giornaliero: «Vigilare - ha spiegato - significa capire cosa passa nel mio cuore» (13.10), il Santo Padre ha dato inizio al nuovo ciclo di catechesi sul “cuore della Chiesa: l’Eucaristia" (Udienza Generale, 8.11). «Noi tutti abbiamo bisogno di vedere il Signore, toccarlo per poterlo riconoscere. I Sacramenti vengono incontro a questa esigenza umana" (8.11).
Parlando agli istituti di vita secolare li ha invitati ad essere «attenti al mondo con il cuore immerso in Dio. Portatori, in Cristo e nel suo Spirito,del senso del mondo e della storia».
Per sottolineare l' universalità di tale compito, il Papa ha indetto un Mese missionario straordinario nell’ottobre 2019: «Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda e paradigma di ogni sua opera». (Lettera per il centenario della promulgazione della “Maximum illud” sull’attività dei missionari nel mondo, 22.10)
Nella festa di tutti i Santi ha identificato il volto vero della missione: «I santi non sono modellini perfetti, ma persone attraversate da Dio. Possiamo paragonarli alle vetrate delle chiese, che fanno entrare la luce in diverse tonalità di colore. Questo è lo scopo della vita: far passare la luce di Dio.» (Angelus, 1.11)