Mauro: gratitudine e ricordi dalla regia

Dopo il grande successo della Prima Nazionale al meeting di Rimini, dopo la suggestiva proiezione del film a Porto Santo Stefano, Mauro ci scrive. Siamo piene di gioia per aver fatto un bel pezzo di strada con amici dal cuore così grande!
Autore:
Campiotti, Mauro
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Cara Suor Gloria, Sorelle,
non si è ancora spento il vociare intenso del Meeting e la stellata di Porto santo Stefano brilla ancora, quando decido di fermarmi. Vorrei mettere in fila la disordinata processione di pensieri, ricordi, riflessioni e silenzi che ci riguardano, che ora accomunano i vostri sorrisi alla mia famiglia, al mio unico destino di uomo e di artista.
Sì, è necessario che io dica grazie a Voi per tagliar corto e così giungere prima da Caterina per dire grazie a Lei e per chiederle la fedeltà e la forza di alzare lo sguardo verso il Santissimo e di mantenerlo lì come mi avete testimoniato.

C’era la neve sui prati quella mattina. L’aria era fresca e profumata di terra. Ho sempre amato la montagna, ma fin lassù non ero mai arrivato. La via crucis fermava a San Leo…
La porta della chiesa era socchiusa. Qualcuno cantava.
Eccomi dentro un monastero, un convento; ancora oggi non so la differenza. Mi ritrovo a battere i denti! Freddo gelido alleviato dalla fumosa stufa che obbedisce solo allo sguardo azzurro di una giovane ungherese avvolta in un enorme grembiule.
Poi la temperatura sale con il sopraggiungere delle Sorelle. Che abito! Che sorriso, che occhi! Apparentemente mansuete.
Ma queste son matte? No! Il nocino è troppo buono e il caffè mi piace. Forse son matto io. E lì subito il cervello se ne va in pappa; lo schema era saltato. Di fronte a quelle donne uniche, dalle affermazioni candide e sorprendenti, dall’agire semplice e disarmante, il mio modello non reggeva più, barcollava.
Ero stupito nel sentirle cantare e pregare. Su e giù, un po’ in piedi poi in ginocchio e di nuovo ancora in piedi. Ciò che speravo potesse essere il finale, invece non lo era mai. Quanto pregano!
Non tutte indossavano lo stesso indumento. Già, l’abito! Il velo, quello bianco, quello nero, la veste bianca, la pazienza rossa, lo stemma, la spilla, le scarpe … ginniche. Un disordine nell’ordine. Un divenire anche nella forma, una graduatoria, un modo per indicare un percorso e un metodo.
Tutto lì dentro seguiva qualcosa, qualcuno. Suonarono le campane e poco dopo con le suore in convento, dentro la clausura, mi trovavo seduto a tavola. Originale quel silenzio; tutti in fila indiana in corridoio, prima di entrare in refettorio e poi ancora una preghiera e un cibo buono, sano. Cappone nostrano con verdure dell’orto servito come a casa. Cosa pretendi di più? Ottimo anche il vino.
Mi avevano assegnato il posto accanto alla badessa! Iniziano le loro domande sulla mia attività, sulla mia famiglia. Domande solide, sensate e bisognose di risposte vere. Ricordo che parlammo anche di fotografia. Del cinema come luce come quella che entrava di taglio dalla finestra generando in refettorio ulteriore poesia. Dolce, caffè, ammazza caffè poi il lavoro.
Una montagna di libri, di appunti, di foto, di indizi sulla Madre. In realtà una lunga serie di paletti da predisporre con ordine al fine di giraci attorno successivamente con la sceneggiatura del film. Una marea di dettagli, di notizie, di date, di spunti, di suggerimenti, di fatti, di parole, di preghiere mi stava investendo in quel disarmante turbinio di passione e di amore.
Parlavano della Madre con stima profonda, devozione infinita e gratitudine immensa. Mi ero messo in un bel frullatore! Come ne sarei venuto fuori?
Ancora le campane e loro di nuovo in ginocchio. Preghiera e adorazione. Feci il segno della Croce, rimasi lì a guardare il Santissimo illuminato come non avevo mai visto prima. Non ricordo cosa gli chiesi di certo paterna e paziente assistenza per affrontare il ciclone che mi era piombato addosso.
Un ciclone fatto di suore sorridenti, bizzarre e amorevoli che avevano deciso di fare insieme il film sulla Madre.
Curva dopo curva mi allontanai dalle colline mentre la luce andava spegnendosi. Stavo in silenzio. Pensai a Mariella. Provavo ad immaginare, convinto di possedere una discreta immaginazione, ciò che mi avrebbe atteso nei giorni, e nei mesi successivi a seguito di quell’inizio. La mia immaginazione? La realtà che mi trovai a vivere di lì a poco superò di gran lunga ogni sorta di previsione immaginata. Diffidare dell’immaginazione.
Così, si concludeva una giornata che dava il là ad un divenire intenso, inaspettato e costellato di miracoli di ogni tipo.
E’ trascorso un anno e qualcuno ha cambiato l’abito, il velo! Tutto è cambiato! La direzione è segnata, la strada indicata, la compagnia fedele, la promessa mantenuta. Grazie a Suor Gloria, alle Sorelle.
Grazie ancora, un bacio a ciascuna.

Cordialmente Mauro

Varese, 2 settembre 2011