Nuovo doppiaggio!

Il Cantico di Maddalena si rinnova. Abbiamo curato un nuovo doppiaggio per esigenze tecniche! E così ci sarà una nuova prima a Roma, il 30 gennaio 2013. Un film che continua a suscitare domande, riflessioni e gratitudine! Pubblichiamo con l'invito per il 30 gennaio una bella risonanza sul Film dell'amico Michele Donati.
Autore:
Donati, Michele
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Margutta digital e Mauca film
sono lieti di invitarvi alla propiezione del film
IL CANTICO di MADDALENA di Mauro Campiotti
consulente Maria Gloria Riva
musiche di Marco Marcuzzi
30 gennaio ore 18.30 via Margutta 53, Roma



Non è possibile guardare “Il cantico di Maddalena” senza pensare alla storia di un amore.
Un amore unico, assoluto, incondizionato, quello di Caterina Sordini per Gesù Cristo.
Caterina nasce da una famiglia ricca, che non le fa mancare niente sia in termini materiali che affettivi. Parrebbe una ragazza come tutte le altre del suo tempo, di ogni tempo, votata al matrimonio con un giovanotto che l’ama e l’apprezza.
Eppure ad un certo momento della sua esistenza, quale novella San Francesco (e qui è reso nella forma estetica più classica ma anche più spettacolare, mentre si toglie le vesti e si getta in mare, elemento costante del film, simbolo di bellezza e purificazione) decide di spogliarsi di ogni cosa (benessere, idee, certezze materiali, amore convenzionale) ed abbandonarsi all’amore totale per Gesù.
Da qui la decisione di entrare in convento e diventare suora col nome di Maria Maddalena, anche qui, a parer mio, a voler sottolineare quasi la “fisicità” di questo amore scegliendo il nome di un personaggio che il vangelo ci riporta come “inebriato” dalla figura del Cristo (a tal proposito Caterina, prima ancora di prendere i voti, in un passaggio dell’opera mentre guarda un quadro di Gesù sussurra di desiderare di cospargere i suoi piedi con unguento e di poterli asciugare con i propri capelli, proprio come il personaggio evangelico).

Dal momento in cui la beata, avrà la visione del Cristo che le indicherà la strada da seguire con la fondazione dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue, la sua vita sarà pervasa da quella fermezza, quella determinazione e coraggio che solo chi ha compreso appieno il significato e l’importanza del proprio esistere è in grado di esprimere.
Ed è proprio questa risolutezza che le deriva unicamente dall’amore a Gesù che la porterà a fondare un nuovo ordine in un momento tra i più bui ed ostici per la Chiesa, il periodo napoleonico, con l’emergere dell’Illuminismo e le conseguenti persecuzioni nei confronti degli uomini di Chiesa, a partire dall’arresto del papa.

Suor Maria Maddalena pare attraversare il suo difficile tempo con la certezza e quindi anche, mi si conceda, la “consapevole serenità” di chi sa che Dio mantiene sempre quel che promette e che il Male, mirabilmente espresso in una delle scene più inquietanti dell’opera, non potrà trionfare.

Ed è proprio la disarmante bellezza di questo radioso sorriso a fare da leit-motiv al film. Ma tutta l’opera, è pervasa dalla bellezza, sia come scelta dei “quadri” di vita da rappresentare, ma anche come realizzazione di questi: l’azzeccata sobrietà della sceneggiatura, la scelta delle incantevoli location, la bravura degli attori principali, la cura nella ricerca dei volti della gente comune, ed infine la musica, mai sopra le righe, ma in ogni momento capace di sottolineare e talvolta anche dilatare l’emozione del percorso narrativo.

Per tutto ciò mi sento di consigliare la visione de “Il cantico di Maddalena” a tutti coloro i quali, in un periodo di confusione di valori ed “inquinamento culturale” come quello che stiamo vivendo, abbiano voglia di sedersi in poltrona e respirare una boccata d’ossigeno (e di ciò nella scena in cui Suor Maria Maddalena sta in piedi contro il vento che le scuote le vesti sulla collina se ne avverte quasi la fisicità), riscoprendo un’idea di bellezza che stiamo dimenticando, la bellezza di una Verità che sola, e cito il Vangelo di Giovanni, ci rende pienamente liberi.

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