Carlo Maria Martini e la mia professione

Con la morte di Carlo Maria Martini se ne va un pezzo della mia vita. Al di là del dibattito che si è acceso, voglio ricordarlo attraverso le sue parole, parole che mi ha rivolto il 7 gennaio 1990 in occasione della mia Professione Solenne. Parole che nella mia vita si sono in qualche modo avverate.
Autore:
Martini, Card. Carlo Maria
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Omelia di Sua Em.za l'Arcivescovo Card. CARLO MARIA MARTINI in occasione della Professione Solenne di Suor Maria Gloria del Cuore Immacolato di Maria - 7 gennaio "Battesimo del Signore"

Sia lodato Gesù Cristo!
Cerchiamo di cogliere insieme, carissimi fratelli e Sorelle nel Signore, il significato del duplice mistero che celebriamo: quello della festa del Battesimo del Signore e la solenne liturgia nuziale di Suor Maria Gloria del Cuore Immacolato di Maria. Cerchiamo di cogliere questo significato aprendo il nostro cuore allo Spirito Santo che ci istruisce nella fede su cose che con gli occhi del corpo possiamo appena intuire e per le quali occorrono gli occhi del cuore e della fede. E cerchiamo anche di aprire le nostre orecchie al significato della Parola evangelica che è stata proclamata, che ci aiuta a comprendere qualcosa dei misteri di questo giorno.

Si parla dunque in questa pagina evangelica di Gesù che appare, entra in scena. Questa è la prima pagina del Vangelo di Matteo in cui si menziona direttamente Gesù. Gesù viene, Gesù appare, Gesù si manifesta. Al primo manifestarsi di Gesù, che è quello di richiedere il Battesimo da Giovanni, si oppone Giovanni stesso che trattiene Gesù, vuol impedirgli di lasciarsi battezzare e a questa opposizione Gesù risponde con parole che dovremo insieme meditare un momento e quando avviene effettivamente il battesimo è Dio stesso, il Patire, che si manifesta in questo gesto compiuto da Giovanni Battista su Gesù.
Esce quindi Gesù come dall'ombra, dal suo essere sconosciuto a tutti ed esce andando al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da Lui. Notiamo che Gesù esce solo da quest'ombra, da questa oscurità nella quale si trovava fino a quel momento. Esce solo: senza compagnia, senza amici, senza sostenitori. Li avrà dopo i discepoli, eppure fino a quel momento Gesù avrà dovuto certamente avere degli amici, dei compagni di lavoro, anche di ideali, ma in questo gesto appare in solitudine: nessuno è con Lui, nessuno lo appoggia in quel gesto di umiliazione che Egli sta per compiere, gesto che noi chiameremmo 'controcorrente'; questo farsi battezzare, volersi far battezzare è un gesto che va contro l'opinione comune della gente per bene che dice: "Ma che bisogno c'è? Che bisogno c'è: abbiamo già la nostra fede, la nostra religione, che bisogno c'è di fare questi gesti nuovi, clamorosi, di rottura?"
Dunque Gesù è solo nell'uscire allo scoperto e nel voler compiere questo gesto di rottura col mondo, potremmo dire del perbenismo, della buona condotta, della buon società alla quale Egli in qualche maniera apparteneva, il mondo di persone oneste e buone. Ma quando vuole uscire da questo mondo per un gesto coraggioso, 'anticonformista' -diremmo noi- di umiliazione profonda, di bisogno di novità, nessuno lo accompagna. Anzi Giovanni stesso non lo approva e noi rischiamo quasi evangelicamente lo scandalo.

Giovanni che pure aveva predicato il Messia venturo, quando si trova di fronte al primo gesto coraggioso del Messia che è quel lo di voler rompere la tradizione di fiducia in se stessi, buttandosi nella misericordia di Dio e invocando la sua purificazione sul peccato dell'umanità, Giovanni glielo vuole impedire. Non per che sia contrario evidentemente alle intenzioni di Gesù, ma per che ritiene che è Gesù stesso che non ne ha bisogno di questi gesti. "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni a me?" quindi l'opposizione non è sulla sostanza, ma è sul fatto che Gesù debba compiere questo gesto di umiliazione, di rottura, di u scita dal proprio ambiente. Sembra dire Giovanni a Gesù: "Ma Gesù di Nazaret questo non conviene a uno come Te, non ne hai bisogno ! "
Sembra di ascoltare qui le obiezioni che sempre riemergono tutte le volte che si tratta di una vocazione di perfetta e totale consacrazione, di uscita dal mondo, di dedizione a Dio, e quindi di gesto di rottura con quelle che sono le nostre buone abitudini correnti: "Ma, ce n'è proprio bisogno? Forse ne potresti anche fare a meno, quanto bene avresti fatto anche nel mondo. Perché c'è proprio bisogno di questi gesti estremi?".
Ecco Gesù stesso è stato sottoposto a queste tentazioni. Gesù stesso da parte di una persona buona, come Giovanni, ha ricevuto il consiglio di non esporsi tanto, di accontentarsi di quel bene che poteva fare nel proprio ambiente e attorno a se, di non fare questo gesto coraggioso. Ed ecco che a questo punto diventa particolarmente interessante ascoltare la risposta di Gesù provocato così su qual cosa che poteva anche essere plausibile perché Giovanni stesso si metteva da questa parte. "Non andare fino a quel punto, non espor ti tanto, non uscire tanto da quella che è la buona vita comune. Non rischiare talmente la tua vita, la tua fama, te stesso".

E che cosa risponde Gesù? Gesù risponde con una risposta complessa, articolata, che comprende tre momenti.
Anzitutto l'esortazione di uno che è convinto: "Lascia fare per ora!" cioè "lascia alla mia convinzione profonda di esprimermi; lascia alla mia libertà più profonda di fare ciò che sento interiormente". È quindi un gesto di libertà che Gesù chiede. Quella libertà così grande che viene mantenuta ad dirittura nell'ambito delle rinunce più profonde. Non abbiamo noi forse visto adesso in questi sconvolgimenti dell'Est europeo come rifugio della libertà sono stati i monasteri, i luoghi di tradizione religiosa, tutte le realtà della fede e della liturgia che han no conservato per decenni e decenni quel fuoco della libertà che invece altrove veniva conculcato? Dunque Gesù paradossalmente richiede proprio nel maggior sacrificio di sé un gesto di libertà.

E questa libertà è una libertà che non è soltanto una scelta personale e quindi affidata a se stessa, ma è una libertà giusta :"Conviene così, è giusto così, è bene". Quindi Gesù sottolinea la bontà, la convenienza di ciò che appare invece agli occhi comuni eccessivo, non necessario. Gesù dice: "È invece buono, è conveniente". Così come noi cantiamo nel prefazio: "È bello, è giusto, è conveniente, è salutare lodare Te Signore sopra ogni cosa e proclamar ti grande" E' conveniente di quella convenienza che si addice al mistero di Dio per il quale nulla è mai troppo, nulla è mai troppo grande, nulla è eccessivo perché Dio è più grande del nostro cuore, è più grande di tutto quanto noi facciamo per Lui.

Ed è dunque conveniente dice Gesù che "così adempiamo ogni giustizia” e qui Gesù sottolinea due misure difficili da comprendere per il nostro intelletto: la misura della pienezza, e quindi una pienezza di amore, di dono, una totalità, senza la quale l'uomo non è mai sazio e sottolinea che questa misura di totalità che sembra oltre misura, che sembra eccessiva è in realtà giustizia» Anche se per noi giustizia intendiamo comunemente il giusto mezzo, una giusta corrispondenza tra il dare e l'avere, qui di fronte al Mistero di Dio diventa giustizia il fare la pienezza dell'opera di salvezza, il corrispondere alla pienezza dell'amore di Dio con una pienezza di dedizione.

Ed ecco a queste parole di Gesù la risposta dal Cielo. Gesù viene approvato dall'alto e viene approvato in tre modi. Anzitutto si aprono i cieli e quindi il mondo delle cose di Dio e delle cose definitive si mostra d'accordo con questo gesto. Questo è un gesto che ben corrisponde alla definitività del mistero di Dio e quindi alla definitività del destino umano.
Si aprono i cieli, viene lo Spirito di Dio, scende come colomba su di Lui, cioè la pienezza dello Spirito Santo, che significa grazia, gioia, pace, consolazione, prontezza a servire, pienezza di vita autentica, scende su di Lui e una voce dal Cielo dice :"Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto" cioè in parole semplici :"Così va bene figlio mio, tu ti mostri mio Figlio nel fare così. Avanti in questo modo. Questa è la maniera giusta di fare. Questo è ciò che Dio approva, questo è ciò che è vero.
Ed ecco che anche noi siamo qui in ascolto di questa voce la quale al di la di tutte le possibili obiezioni e di tutti i possibili tentennamenti umani ci dice, ti dice Suor Maria Gloria :"Questo è giusto, questo è vero, tu sei davvero figlia di Dio, tu segui davvero il cammino di Cristo, tu sei nella verità che non verrà mai smentita, tu ottieni a tutti noi quella apertura del cielo che ci permette di congiungere il nostro destino terreno con un destino eterno definitivo, tu sei colei che significhi per noi oggi quella pienezza di Spirito Santo, di grazia, di pace, di serenità e di gioia che ciascuno di noi si augura per la propria vita. Eccoci dunque a contemplare insieme col mistero del Battesimo di Gesù, il mistero di questo santo battesimo della Professione, della solenne liturgia nuziale che corrisponde al mistero del Battesimo di Gesù e al mistero del Battesimo cristiano di ciascuno di noi e che lo porta alle sue più profonde e vere conseguenze. Chiediamo per tutti noi, anzitutto per tutti coloro che ci sono cari, Suor Maria Gloria, per tutta la tua Famiglia, per tutti coloro che ti amano e che ti hanno accompagnato qui in tanti e che non ti hanno lasciata sola, chiediamo questa con prensione profonda e autentica del mistero di Dio. Chiediamo per tutta la tua Comunità una grazia abbondante di Spirito Santo che scenda come colomba su questa comunità orante. Chiediamo per tutti noi di saper vedere la giustezza delle vie di Dio e di saperla percorrere anche noi con umiltà e coraggio accompagnandoti in questo cammino e chiediamo a Maria nostra Madre di rendere più faci le ciò che è difficile, di rendere più semplice ciò che ci appare complesso e duro, di rendere gioioso ciò che può apparire velato di sacrificio e di sofferenza.