Fede e ragione nella Pala di Pietrarubbia

Nella Chiesa del nostro Monastero, appartenente un tempo ai frati Cappuccini, una pala educa i fedeli a un percorso di fede, ragione e vita quotidiana.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La grande ancona lignea dell'altare della chiesa di san Lazzaro a Ponte Cappuccini (Pietrarubbia) educa il fedele alla vita cristiana attraverso la contemplazione del Verbo di Dio che si è fatto carne. L’ancona conta quattro scomparti dipinti da una mano felicissima della scuola di Guido Reni.
Nella parete lignea, che come iconostasi divide l’area presbiterale dal coro degli antichi frati (ora abitato dalle monache dell’adorazione eucaristica), il primo insegnamento ci viene dal dipinto di san Bonaventura.
Il Dotto mistico regge in mano un poderoso volume e alza estatico il volto verso l'alto. Il libro è quello della teologia che lui stesso sta scrivendo. Eppure Bonaventura tiene la penna a mezz’aria e resta estatico: egli implicitamente testimonia che la teologia la si fa in ginocchio: Contemplata aliis tradere, diceva il grande san Tommaso, e cioè è necessario partecipare agli altri solo le cose contemplate.
San Bonaventura è corredato di altri due simboli: una mitria, copricapo del Vescovo che rimanda alla pienezza del sacerdozio e il saturnino cardinalizio segno onorifico indicante la dignità di chi ha raggiunto la pienezza della fede. Gli attributi esprimono la necessità di una teologia fedele al Magistero della Chiesa. Non va dimenticato che la chiesa di san Lazzaro sorge ad opera dei primi compagni di Matteo da Bascio, nel 1531, e che tutto l'impianto iconografico risale ai primi decenni del 1600, cioè in piena controriforma.
La sola scriptura di Lutero viene qui corretta dai santi padri cappuccini con l'ammonimento a leggere la Parola dentro la guida sicura del Magistero.

Ma chi contempla san Bonaventura? Contempla Dio Padre la cui immagine si trova in alto, alla sommità dell'ancona. Dio Padre invia lo Spirito Santo, colto nell'atto di librarsi in volo come all'origine della creazione. Lo Spirito è destinato alla Vergine che campeggia proprio al centro della pala d’altare centrale.

La soluzione iconografica di questa Vergine è affascinante. Da un lato è una Vergine Annunciata, perché seduta e con le braccia incrociate, nel gesto cioè dell’assenso: fiat mhi secundum verbum tuum. La tradizione francescana è intimante legata all'angelus. Angelus Domini nuntiavit Mariæ! Furono i francescani i grandi diffusori della salutazione angelica. Le chiese francescane hanno tutte un riferimento esplicito all'annunciazione.
Dall’altro l’iconografia di questa Vergine: i colori dell’abito, bianco e azzurro; i putti che la circondano e la luna sotto i suoi piedi, riconduce all’Immacolata Concezione.
Il momento storico in cui si colloca questa pala è, come già abbiamo ricordato quella ampio della controriforma. Fu soprattutto quel periodo in cui, anche a causa di una certa apologetica contro i protestanti, si richiedeva a gran voce la ratifica da parte del Magistero del dogma dell'Immacolata Concezione. Si arrivò addirittura al voto sanguinis, cioè ad offrire la propria vita affinché questo dogma fosse sancito dalla santa Madre Chiesa. Molti artisti aderirono a questo straordinario movimento popolare specie in Spagna, dove troviamo un significativo esempio nel celebre Murillio (ma anche nel suo maestro Zurbaran).
Il dogma dell'immacolata afferma che Maria fu preservata dal peccato in vista del concepimento verginale del Verbo di Dio a questo allude il velo bianco che cinge l’azzurro abito di Maria. I putti da cui è circondata sono, invece, simbolo d’innocenza, mentre l’alone di luce attorno al capo, segno del fulgore delle stelle, e la luna sotto i suoi piedi sono un evidente rimando alla donna dell’Apocalisse tradizionalmente identificata con Maria.

Questa vergine Immacolata ed Annunciata, è in cinta. Tiene la Presenza del Verbo nascosta nel suo grembo verginale. È lei la nuova Arca dell'Alleanza che porta al mondo salute e vittoria.
Non solo. Se nel primo dipinto l’accento era posto sulla Parola ascoltata, qui troviamo Colei che ha perfettamente adempiuto quel comando. La Vergine, in un tempo in cui era scandaloso per le donne mostrare le orecchie, viene rappresentata con il velo scostato e l’orecchio scoperto, teso all'ascolto. Secondo taluni fu proprio san Bonaventura (e lo si legge in una pittura della zona: la chiesa di santa Maria in Antico) ad affermare che Maria ha concepito più con le orecchie che con il grembo.
Qui Maria è la Vergine dell'ascolto, la donna dello Shemà Israel. Grazie a questo ascolto perfetto, in Maria la Parola si fa carne. In lei avviene il passaggio fondamentale dei due testamenti: ella passa dall’ascolto alla visione. Se, infatti, il comando principale del Primo Testamento fu: ascolta Israele! Il fondamentale imperativo del nuovo è: Vieni e vedi! E più ancora, è quello a cui perviene il discepolo amato là davanti al sepolcro vuoto di Cristo: e vide e credette.

Questo, in fondo, è ciò di cui parlano i personaggi posti ai piedi di Maria.
Pietro, che nel contesto storico della pala rimanda al magistero del Papa, si volge verso il vescovo Lazzaro e indica Maria.
Lazzaro (quel Lazzaro risuscitato da Gesù che, secondo la Legenda Aurea, divenne vescovo a Cipro e morì martire), guardando a Maria indica però il tabernacolo. È lì la segreta grandezza della Vergine Maria Ella ha dato la carne al Figlio di Dio caro Christi caro Mariæ dicevano i padri della Chiesa.
Ci viene indicato cioè il percorso a cui ogni credente è obbligato: si inizia dall’ascolto (di cui modello perfetto è la Vergine Maria) è, grazie a questo, si perviene alla visione riconoscendo in Cristo la Parola fatta carne. E dove oggi il credente ritrova quel Cristo che la Vergine ha accolto nel suo grembo e che gli apostoli hanno seguito, se non nel Santissimo Sacramento dell’altare?
Di questo, infatti, parlano gli altri personaggi della pala.
Sono tre frati. Il primo, piegato in devota adorazione del Cristo Eucaristico, è San Francesco, padre e fondatore dell’esperienza francescana. Il secondo, l’unico rivolto verso i fedeli, che tiene le mani incrociate sul petto come la Vergine Maria e impugna un crocefisso, è San Serafino da Montegranaro, il primo santo cappuccino delle Marche. Un poco sul retro, vestito di nero, si vede il terzo frate: San Giuseppe da Copertino estatico che guarda la Madonna.
San Giuseppe è stato ospitato per tre mesi nel convento dei Cappuccini e fu tale la devozione per il santo che si conserva ancora la cella dove ha soggiornato.

L'ultimo dipinto dell'ancona lignea sull'estrema sinistra raffigura sant'Antonio.
A differenza di san Bonaventura che, senza guardare il libro, teneva gli occhi fissi verso l’alto, verso Dio, Antonio tiene gli occhi bassi verso un piccolo libro, quello della regola monastica, quella regola che declina il Vangelo nella vita quotidiana. La mano di Antonio è sollevata nel gesto di benedire un animale (l’immancabile attributo del Santo, il porco) che sta accovacciato ai suoi piedi.
Se Bonaventura ci guidava a una fede pensata alla luce dell’insegnamento del magistero, Antonio guida i fedeli a far riverberare il mistero pensato e celebrato, nella vita di tutti i giorni. Dunque: fede, ragione e vita quotidiana è il grande percorso che le pale dell’ancona lignea dei Cappuccini fanno percorrere ai credenti che ivi celebrano i Santi Misteri.