Non abbiate paura!

Un incontro con Giovanni Paolo II nei ricordi di Sonia.
Autore:
Bagotta, Sonia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La storia ci è nota: Papa Giovanni Paolo II (Karol Jozef Wojtyla) il 13 maggio 1981 subisce un attentato quasi mortale da parte di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco. Il Santo padre, che era appena entrato in piazza San Pietro per un'udienza generale, si accascia sulla papamobile ferito all’addome da due colpi di pistola.
L’ attentato è avvenuto nel giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna di Fatima. Il Santo Padre sostiene che a salvarlo in quell’occasione fu la Madonna, io oggi ritengo che la Madre Celeste oltre a preservare la vita di Giovanni Paolo II, l’ha salvata anche a tante anime che si sono accorte di lui in quella circostanza e che mediate da lui hanno riconosciuto il volto di Cristo (me compresa).

Fu proprio in occasione di quella triste vicenda che io sentii parlare per la prima volta di Giovanni Paolo II. Mi trovavo a casa della mia nonna materna e ricordo che la nonna, accendendo il televisore, mi chiamò un po’ ansiosa per vedere le immagini dell’attentato in diretta .
Scorrevano sul teleschermo sempre le stesse scene: la pistola dell’attentatore e il Santo Padre che si accasciava sul sedile della papamobile; di fronte alle quali la nonna ripeteva:«hanno sparato al Papa, lo capisci».
Io lo capivo, solo non comprendevo perché tanta apprensione, né per quale motivo la nonna vivesse quell’avvenimento come se il killer turco avesse ferito uno di casa.
La nonna amava molto quel Papa, era una donna di fede e ogni tanto cercava di coinvolgere anche me nelle sue preghiere; ricordo che il mercoledì dopo pranzo era solita chiamarmi in cucina, accanto a sé, prima di andare al catechismo, per vedere se avevo imparato le preghiere.

Avevo undici anni e all’epoca non subii il fascino di questo grande uomo.
Con grande rammarico non ho seguito come i miei coetanei le orme di “Karol”, non ho partecipato alle famose GMG o quant’altro, non avevo ancora incontrato Cristo e nemmeno qualcuno che me lo facesse almeno intravvedere.
Come molti miei coetanei avevo però dentro me una domanda alla quale non sapevo rispondere. Molti uomini vivono e hanno vissuto questa condizione.

Leggevo in questi giorni una riflessione di Pier Paolo Pasolini, noto poeta, regista e giornalista italiano, un uomo tormentato. Anche lui (e perciò mi ci rifletto) sentiva dentro sé l’eco di quella domanda a cui non sapeva dar risposta o, come diceva lui,:«…una domanda che si articola in mille interrogativi. Un’ansia insoddisfatta che si traduce nel desiderio di possedere mille cose, in un succedersi continuo, per poi avere solo un’impressione fasulla dell’INFINITO…»
Quest’ansia, questa stessa domanda, ha accompagnato anche me e accompagna l’uomo di ogni tempo.
Qui sulla terra non c’è abbastanza da desiderare…
Si può allora giungere ad una decisione per l’eternità, esiste qualcosa da scegliere e dai cui non allontanarsi mai?
La risposta a quella domanda che le riassume tutte è sempre solo una: Dio.

Allora come incontrarlo?
Come seguirlo?
Come vincere la paura di conoscere la verità di noi stessi?

Giovanni Paolo II conosceva bene questo timore che accompagna l’uomo.
Lui “Vicario” di Cristo e delle sue sofferenze.

Sono trascorsi pochi giorni dalla sua beatificazione, tenutasi a Roma il 1 maggio, evento che ha richiamato fedeli e “non” da tutto il mondo, per partecipare, per mantenere viva la memoria di un “grande” della storia che è sempre e comunque tra noi.
Anche noi, in Monastero, abbiamo seguito l’evento. Anzi la sera prima della beatificazione ha sostato da noi un gruppo di giovani diretto a Roma. E di lui abbiamo fatto un grande parlare. Io però non ho visto molte immagini dell’evento, non ho retto. La mia mente ritornava ai giorni dopo la sua morte, allorché mi trovai a pregare sulla sua tomba. Qui gli chiesi di aiutarmi a trovare la mia vocazione su questa terra…

Ci sarebbero fiumi di parole da scrivere a proposito di Karol Wojtyla nuovo beato. Un uomo che ha fatto la storia, che con la sua persona è stato per Cristo con Cristo e in Cristo in ogni momento della sua esistenza. Mi piace rievocare qui solo un passaggio del suo storico appello Non abbiate paura!:
«Disse l’Angelo a Maria: “Non avere paura”. Lo stesso a Giuseppe: “Non avere paura”. Cristo diceva così agli apostoli, in specie a Pietro: “Non abbiate paura”. Sentiva infatti che avevano paura. Ebbero paura quando venne arrestato, ebbero ancora più paura quando, risorto, apparve loro.
Di che cosa non dobbiamo avere paura?
Non dobbiamo temere la verità su noi stessi.
Pietro ne prese coscienza, un giorno, e disse a Gesù: “Signore, allontanati da me che sono peccatore”.
Penso che non sia stato solo Pietro ad aver coscienza di questa verità. La rileva ogni uomo. La rileva ogni Successore di Pietro. Ognuno di noi è grato a Pietro per ciò che disse quel giorno.
Cristo gli rispose: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini.
Non avere paura degli uomini! L’uomo è sempre uguale. I sistemi che crea sono imperfetti quanto più è sicuro di sé.
Da dove trae origine questo? Dal cuore dell’uomo. Il nostro cuore è inquieto. Cristo conosce meglio di tutti la nostra angoscia: “Egli sa quello che c’è in ogni uomo.”.
Sul finire del secondo millennio, abbiamo forse più che mai bisogno delle parole del Cristo risorto: “Non abbiate paura!”. Ne hanno bisogno i popoli e le nazioni del mondo intero. Occorre che nella loro coscienza riprenda vigore la certezza che esiste Qualcuno che tiene in mano le sorti di questo mondo che passa; Qualcuno che ha le chiavi della morte e degli inferi; Qualcuno che è l’Alfa e l’Omega della storia dell’uomo.
E questo Qualcuno è AMORE: Amore fatto uomo, Amore crocifisso e risorto, Amore incessantemente presente tra gli uomin
i» (Giovanni Paolo II).

Sì, oggi più che mai, fra rumori di guerra, calamità naturali, defezioni nella Chiesa e grandi domande insolute nel cuore degli uomini, abbiamo bisogno di sentire una voce come la sua dirci: Non abbiate paura!.