Tu sei il mio Pastore!

Una notizia che commuove, che non finirà mai sulle prime pagine dei giornali, nei sottotitoli dei TG nazionali anzi, dagli stessi sarà appena citata, una notizia che non rimbalzerà nei mass-media giorno e notte, come certi fatterelli dell'ex premier, eppure, finalmente, una vera buona notizia.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Tre uomini, una nave e tanta commozione per una Presenza che rimane con gli uomini sempre. No, non sto parlando di un dipinto sui Magi, né delle bibliche navi di Tarsis, ma del Concordia semi affondato sulle coste dell’Isola del Giglio e di tre sommozzatori e di un tabernacolo miracolosamente rinvenuto.
Sì, ho detto non a caso miracolosamente, perché con la cristianofobia che imperversa, con l’assoluta noncuranza riservata spesso alle cose sacre, commuove, davvero commuove e rallegra che tre uomini incaricati di perlustrare i resti di una imponente imbarcazione (anche con il doloroso compito di riportare alla luce le eventuali vittime) s’attardino a recuperare un tabernacolo e una croce, s’intrattengano ad imballare una statua della Madonna di Fatima e un piccolo Gesù Bambino di gesso, destinato a ricordare lungo la traversata in mare, le feste di Natale appena trascorse.
C’è ancora qualcuno che ha cura e stima dei segni religiosi, che non li considera un surplus, un optional nella vita dell’uomo, ma che li riconosce come veicoli indispensabili per riportarci a quel Mistero che solo può dare un senso a tragedie simili a quelle del concordia.
In verità vi dico quando si dirà pace e sicurezza allora piomberà improvvisa la rovina. Un detto evangelico antico eppure sempre vero. Ma come siamo sempre incapaci di imparare dall’esperienza: «Credete - direbbe ancora Cristo - di essere migliori di quei diciotto sui quali crollò la torre di Siloe? No, vi dico, ma se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo!». Crediamo di essere forse migliori del Capitano della Concordia o di quelli che, abbandonati ai festeggiamenti, non s'avvidero prontamente del pericolo e perirono? Crediamo di essere più fortunati di quella bambina innocente travolta non dalle acque, ma dalla fuga di una folla accecata dal panico? No, non siamo migliori e forse non siamo neppure peggiori, forse siamo uguali. Siamo davvero tutti nella stessa barca e mi vien da ringraziare questi tre anonimi vigili del fuoco che hanno sottratto dalla voracia degli abissi, il tabernacolo con le ostie consacrate, e l'immagine della Madonna e di Gesù Bambino. Li ringrazio perché mi ricordano un altro passo della Sacra Scrittura: custodite con amore le cose sante e sarete da esse custoditi. Questo gesto vale per me più di mille polemiche su un volto di Cristo vilipeso, più di mille presunte opere d'arte che gridano a un pastore che non é più pastore.
Sono grata a chi mi ricorda che la parola fine sulla nostra breve vita, talora stroncata da incidenti umani (e chi scrive ne ha fatto esperienza diretta), la dirà quel Mistero eterno che fino ad ora solo Cristo ha avuto la grazia di rivelarci. Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede. Dio non voglia che possa ancora accadere che alcuno perisca senza il conforto dei sacramenti e la grazia del perdono, ma se accadesse di nuovo ci sia chi tenga alta la fiaccola della speranza in quella vita che non può morire e della quale, qui sulla terra le umili cose sante, come un tabernacolo, una Madonna e un Gesù Bambino, sono testimoni.
Grazie, tre anonimi sommozzatori, tre novelli adoratori del Verbo Incarnato come gli antichi Magi, vi custodiscano le cose sante che voi avete così bene custodito. Grazie, perché ci avete rivelato che le quattromila persone salvate sono state custodite da una Presenza discreta silenziosa, nascosta nella pancia della nave. Per questa Presenza possiamo dire tutti, anche noi per ora al sicuro nelle nostre case: tu sei il mio Pastore.