Una Pasqua... in ginocchio!

Che il Santo Padre, in questo Giovedì Santo, abbia scelto, per il rito della lavanda dei piedi, 12 sacerdoti, ci ha fatto pensare a questa bella miniatura dell’Evangelario francese, Vita Christi.

Santa Pasqua 2026

Carissimi tutti,
le miniature della Vita Christi stanno illuminando il percorso sui Salmi che ci siamo proposte quest’anno. Ed è stata la notizia appresa dai social che il Santo Padre, in questo Giovedì Santo, ha scelto , per il rito della lavanda dei piedi, 12 sacerdoti, a farci pensare a questa bella miniatura dell’Evangelario francese.

La scelta del Papa ci ha davvero edificate! In effetti è così vero che Gesù lavò i piedi a quelli che erano i suoi e non agli altri che erano al di fuori del Cenacolo. Non certo per escluderli (egli ha dato la vita per tutti) ma perché sicuramente questo gesto, così intimo, aveva un preciso significato all’interno della cerchia degli apostoli.

Solo l’evangelista Giovanni, del resto, ci racconta la Lavanda dei piedi. Non solo perché, essendo il vangelo più tardivo suppone già la conoscenza del racconto dell’ultima cena, ma anche perché Giovanni dovette restare colpito dalla portata simbolica del gesto: il servizio ministeriale è anzitutto un servizio di carità reso gli uni gli altri!
E se questo vale per quelli che Cristo ha scelto per un ministero, quello sacerdotale, a maggior ragione vale per noi che da questo ministero traiamo forza ed esempio per vivere appieno la nostra fede. Gesù, inginocchiato con indosso il grembiule, è al centro, ritratto nell’atto di lavare i piedi a Pietro. Questi ricusa di farsi lavare i piedi dal suo Maestro, ma Cristo, sollevando la mano benedicente, lo informa che se non gli laverà i piedi non avrà parte con lui. Pietro pertanto, toccandosi il capo, chiede di essere lavato totalmente dal Salvatore. Il primo degli Apostoli non reca l’aureola, ma i suoi piedi poggiano sopra un’architettura ad arcate, a significare che, nonostante la sua fragilità, egli sarà quella pietra sopra la quale Cristo edificherà la sua Chiesa.

Quattro volatili incorniciano la miniatura, sono forse cicogne, antico simbolo ebraico dell’uomo pio. Hassidà, cicogna in ebraico, significa infatti, letteralmente, la pia. Colei che ama e protegge i suoi simili. Il catino ha la forma del calice, poiché, nel gesto umile del Cristo che lava i piedi ai suoi, si compie l’offerta di sé stesso, già prefigurata nel pane e nel calice dell’Ultima Cena.
Cristo ci amati per primo, offrendo se stesso in favore del suo popolo come canta il Salmo 116: Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo. Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli.

Dunque per alzare anche noi, a Pasqua con i nostri ministri il Calice della Benedizione e invocare la salvezza del Signore su questo mondo martoriato e minacciato dall’odio e dalla violenza della guerra, dovremmo forse recuperare gesti umili di servizio. Dovremmo tenere davanti agli occhi la necessità di lavarci i piedi gli uni gli altri. E questo a tutti i livelli.
Lavare i piedi gli uni gli altri in famiglia, nelle nostre comunità religiose o in quelle parrocchiali, cercando di coprire i difetti altrui, senza cadere nella tentazione di divulgarli, forse per sfogarci o per trovare sostegno alle nostre idee.

Dovremmo soprattutto circondare di onore i nostri sacerdoti, le autorità che ci servono con tutti i limiti che possono avere. Credo sia indispensabile oggi dopo la vera grande influencer del nostro quotidiano che è l’informazione sregolata e pessimista, che ama divulgare il male, che amplifica le tragedie creando sfiducia nel futuro e un clima di sospetto tra le persone.
Noi cristiani dovremmo tornare alla logica della lavanda dei piedi, iniziare anzitutto da quelli che ci sono vicini, servendoli gratuitamente e facendo loro del bene. Solo da questo nascerà la carità anche verso i lontani.
È bello l’apostolo in primo piano in ginocchio dal lato opposto di Gesù. Osserva la scena pensoso accarezzandosi la barba. Non sappiamo chi possa essere, l’antico artista non lasciò nulla di scritto, potrebbe essere Andrea, fratello di Simon Pietro, oppure Giacomo fratello di Giovanni, il più giovane che sta proprio dietro di lui, che fu il primo martire tra gli apostoli. Certo è che questo personaggio ci invita alla riflessione: saremo noi capaci di fare altrettanto?
La Pasqua ci darà la forza di edificare, con il nostro piccolo contributo, la Chiesa attraverso il silenzio e la preghiera, attraverso l’offerta umile e quotidiana di noi stessi sopportando con pazienza le avversità e gli eventuali scandali di cui possiamo essere spettatori.
In questo anno tutto francescano vale la pena di ricordare le parole del Poverello di Assisi, proprio sui sacerdoti:
«Se mi capitasse di incontrare insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima il sacerdote e correrei a baciargli le mani» e ancora: «Il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti... che, anche se mi perseguitassero, voglio ricorrere proprio a loro».
Ecco che il Signore ci faccia la grazia di vedere, non soltanto i nostri preti, ma tutti i nostri fratelli cristiani, vicini e lontani, con gli stessi occhi di Francesco, in modo da sostenerci, aiutarci e perdonarci gli uni gli altri. Non possiamo infatti invocare la pace, pregare per la pace, senza fare prima pace in noi e fuori di noi!
Grazie per il dono della vostra amicizia che ci sostiene!
A tutti il nostro augurio di Buona Pasqua fatto, soprattutto, di preghiera davanti al Santissimo Sacramento!

Sr Maria Gloria e sorelle:
Sr Maria Karola
Sr Maria Teodora
Sr Maria Maddalena
Sr Maria Vera
Sr Maria Danuta
Sr Maria Giulia
Sr Maria Elena Erica
e Sara