Chi ha paura del presepe?

La lotta contro il presepe è lotta contro Dio, contro la vita e la fede. Grazie al Cielo però c'è un popolo che non "dorme" e che vigila alla difesa dei propri valori e delle proprie tradizioni. Fare il Presepe oggi non è più semplicemente osservare un'antica tradizione, ma compiere un atto di libertà.
Autore:
Giacometti, sr Maria Annunziata
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Siamo monache, ma non per questo estranee all’umanità e agli eventi che fanno parte del mondo, e ci sentiamo ferite dall’insolita “guerra” posta in atto contro il Natale di Gesù Bambino e contro il simbolo che lo rappresenta ormai da secoli: il Presepe. Dal mondo giungono notizie veramente dolorose, di guerre vere, di martiri, di attentati, di crisi economiche e fallimenti di banche, eppure, qualcuno qui nel nostro paese, è disturbato dalla festa per la nascita di un piccolo Bambino e da piccole o grandi statuine che lo rappresentano. Possibile che qualcuno abbia paura di un Bambino? Cos’ha questo Bambino fragile e indifeso da incutere tanto timore da volerlo cancellare dalla vista e, possibilmente, dalla memoria? Forse chi lo contrasta vede qualcosa che lo disturba: vede il Re, colui che ora come allora fa tremare i potenti, rovescia i troni e innalza gli umili. Come 2000 anni fa abbiamo degni eredi di Erode in cerca del Bambino per ucciderlo. Quello che stupisce è che questa ostilità non è opera di non credenti o fedeli di altre religioni, ma di chi in nome di un presunto rispetto della diversa sensibilità e delle idee (?), dietro cui si nasconde, vorrebbe eliminare il Natale. Ma non viene il dubbio che anche questa macchinazione non rispetta la sensibilità di chi crede in un Dio che è entrato nel tempo e si è incarnato per poterci elevare a Lui e glorificarci nell’eternità? Francamente, tanta ostilità concretizzata negli atti repressivi e sacrileghi che la cronaca ci sottopone in questi giorni, ha il sapore amaro di una cristiano-fobia sempre più fattiva.
Eppure, abbiamo delle splendide testimonianze che ci raccontano i nostri amici, di momenti bellissimi in cui dei bambini, cristiani e musulmani insieme, si divertono a costruire il loro presepe, sotto lo sguardo divertito delle mamme, di fede diversa, ma unite dallo stesso amore e dallo stesso rispetto. Veniamo a conoscenza di padri musulmani che si ribellano (loro, non quelli cristiani!) ai presidi che vogliono togliere i crocifissi dalle scuole, perché rivendicano per i figli la possibilità di vivere in un mondo in cui si insegni il reciproco rispetto pur nella diversità di colori, usi, lingue o religioni. E fa male, quando leggi che addirittura dei sacerdoti accettano di non celebrare la messa di Natale in scuole storicamente cattoliche perché … la celebrazione eucaristica non sarebbe stata condivisa dalla maggior parte degli studenti. Senza considerare gli oltraggi pubblici perpetrati contro le statuine di Gesù Bambino esposte in luoghi pubblici!
Vorrei che iniziassimo tutti, ma proprio tutti, a difendere le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra fede. Ricordo che quando ero piccola, nei primi anni della nostra vita, non avevamo un presepe, perché la nostra famiglia aveva possibilità economiche limitate. Quando finalmente fu possibile acquistarne uno era poverissimo, una piccola capanna con Gesù, la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello, ma per noi era stupendo! C’era un piccolo Gesù Bambino che ci guardava! Piano piano, negli anni, abbiamo iniziato ad aggiungere una pecorella, poi un pastore, una casetta, finché alla fine era diventato un piccolo paesaggio montano. Ma che gioia prepararlo con papà sdraiati per terra! Perché voler privare i figli di oggi di questi momenti di una bellezza intima che resterà per sempre nel loro cuore? Difendiamo il loro diritto ad avere una storia e delle radici che gli hanno dato la vita. Un uomo senza radici è come una pianta sradicata che, piano piano, muore e neanche se ne accorge.
Nel periodo natalizio si andava tutti a piazza Navona che, tradizionalmente, accoglieva presepi, addobbi natalizi e la mitica “Befana”, tanto cara ai romani di un tempo, sia adulti che bambini … Siamo sicuri che non si potevano risolvere diversamente le difficoltà e mantenere viva questa nostra festa? Se la mia voce avesse un eco pubblico, inviterei tutti il 6 gennaio, festa dell’Epifania, ad andare nella piazza principale della propria città, a Roma ovviamente a piazza Navona, portando ognuno una statuetta, piccola, grande, bella, brutta, e costruire insieme un presepe che gridi la nostra voglia di non farci rubare la nostra fede e le nostre tradizioni. Se potessi, verrei anche io con la mia statuetta di Gesù Bambino!
Intanto, nel nostro monastero abbiamo fatto tantissimi presepi, alcuni molto elaborati, come quello della chiesa e della Cappellina dove facciamo l’adorazione notturna, altri fatti con oggetti semplici che fanno parte della vita quotidiana familiare, come scaglie e sapone in polvere, bottigliette vuote della cucina, piccoli libricini, materiali che portano Lui nel presente, e li abbiamo preparati in ogni ambiente, in ogni corridoio, in ogni angolo, perfino in bagno! Perché ad ogni passo lo sguardo ci riconduca al mistero di questo Dio incarnato che dai Cieli è sceso fino a noi per portarci nel suo Paradiso … Per offrire tanti Presepi al Signore che viene, anche per chi non lo vuole e nega il piacere di farne ad altri o li distrugge. Piccoli atti e pensieri d’amore per Colui che, ancora oggi, viene a farsi massacrare da noi, per noi.