Il Venerdì più bello, davanti a Maria

Il nostro vescovo, Mons. Andrea Turazzi, rivisita una delle tradzioni più belle e sentite del Montefeltro, il Venerdì bello e racconta con gli occhi dello Spirito l'affresco della Vergine Maria, presente nella Chiesa di Santa Maria Della Grazie (Sant'Agostino) in Pennabilli.
Autore:
Turazzi, Mons. Andrea
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il Venerdì bello

Se ne parla ancora, almeno nei borghi del Montefeltro?
Sì, ancora, a distanza di oltre cinquecento anni. So di pellegrini che vengono dalla Repubblica di San Marino e da altre città delle Marche e della Romagna fino a Pennabilli. Nella chiesa di San Cristoforo degli Agostiniani si conserva l'immagine della Madonna che lacrimò nel lontano 1489. Era di venerdì.

Mi accosto a qualche pellegrino. Sono curioso e voglio sapere che cosa cerca. C’è chi viene per ammirare il bell’affresco che raffigura la Madonna detta “delle grazie” in veste rosea e in manto azzurro, con un uccellino nella mano sinistra e nella destra il Bambino, biondo e regale, in piedi sulle ginocchia che gli fanno da trono. Non mi accontento. Insisto. C’è chi si ferma attirato dall’immagine e prega; vedo il movimento appena percettibile delle labbra. Mi accosto e chiedo. Una signora ancora giovane mi dice: “Mi sento capita. Ecco tutto”. I pellegrini domandano grazie, ma soprattutto godono di una presenza.

I racconti delle lacrimazioni più volte ripetute e rigorosamente provate da testimoni oculari, parlano ancora. Non importa spingerci oltre nella ricerca storica, tanto meno siamo propensi a rincorrere lo straordinario, vogliamo semplicemente cogliere il messaggio. Ci piace l’espressione con cui i fatti sono giunti a noi e ricordati ogni anno – il terzo venerdì di marzo – con grande solennità: “Il Venerdì bello!”.

Dunque, le lacrime che ci vengono raccontate non sono di disperazione, ma un segno di tenerezza. Lacrime di una mamma. Colgo un primo contenuto: la vita cristiana non esclude il sentimento. Il cristianesimo non è una ascesi della imperturbabilità. Il cuore è il cuore!

Le lacrime – è un secondo aspetto – esprimono solidarietà e partecipazione al dolore altrui sentito come proprio. Maria piange con noi: ci è vicina. Piange per noi: ci vuole bene. Piange su di noi: ci fa prendere coscienza del nostro male.
Cerchiamo di capire il posto che la Madonna ha nella nostra vita e nella missione della Chiesa. Quale devozione? Impossibile e patetico copiare il suo vestire e i suoi modi, riprodurre il suo ambiente culturale e simbolico, insufficiente – e qualche volta equivoco – inseguire i luoghi delle apparizioni.
La vera devozione consiste nel fare proprio il suo atteggiamento interiore. Prendiamo ad esempio il racconto evangelico dell’Annunciazione (Lc 1,26-28). Ognuno di noi, del resto, conosce il momento interiore di una sua chiamata.

Il volto, prima della risposta, ha tradito il turbamento di Maria di fronte al messaggio dell’angelo. Anche noi proviamo un certo turbamento di fronte alla chiamata man mano che si fa più chiara: “Il Signore è con te, e vuole servirsi di te, delle tue mani, dei tuoi piedi, del tuo cuore, della tua intelligenza. Dio ha pensato a te per farsi presente nel tempo, per calarsi nella storia. Domanda il tuo Sì”.

La reazione: «Come è possibile?». La risposta: «Lo Spirito scenderà su di te; su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35).
Il concepimento di Gesù viene dalla potenza dello Spirito Santo; è un prodigio. Anche l’opera della tua vocazione viene dallo Spirito. La tua disponibilità diventerà un segno per tutti, un segno dell’amore di Dio per una intera città, per un intero popolo! Il Signore vuole salvare l’uomo attraverso l’uomo. Non temere. Non fuggire. La chiamata è prima di tutto un impegno di Dio: Dagli corda!”.

Per virtù dello Spirito Santo ogni cristiano, in un certo modo, come Maria, genera Cristo; lo rende presente, oggi, qui. L’evento si compie quando accoglie il Vangelo e dice sì. Allora “dà corpo” alla Parola, e il Verbo si fa carne.

Vivendo il Vangelo viviamo Gesù. La sua mentalità, poco a poco, diventa nostra; i suoi gusti, i nostri gusti; i suoi desideri, i nostri desideri. Questa verità faceva esclamare a Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20) e lo provocava a dire ai cristiani: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù» (Fil 2,5).