Natale: tappa finale!

Il presepe si compie con l’ultimo e più importante riquadro quello della Natività, collocata entro la cornice stupenda della città di Davide, la città . con Gerusalemme - del compimento di tutte le promesse. L'antifona Puer natus est nobis, ci ricorda che Cristo è nato con una carne del tutto simile alla nostra. È nato da noi.

Siamo giunti al Natale! Un Bambino è nato per noi. È l’esplosione di gioia. Il nostro presepe si compie: nasce la Chiesa. L’abbiamo edificata di tappa in tappa ed ora con la nascita del capo che è Cristo ecco il corpo!

L’antifona del giorno di Natale canta il versetto 6 del capitolo 9 di Isaia:

Puer natus est nobis,
et Filius datus est nobis,
Cuius imperium super humerum eius.
Et vocabitur nomen eius magni consilii Angelus
.

E un passo del salmo 97:
Cantate canticum novum,
Quia mirabilia fecit.


Un bambino è nato per noi,
un figlio ci è stato dato:
sulle Sue spalle è la Sua sovranità,

e sarà chiamato Rivelatore del mistero di Dio.


Cantate al Signore un canto nuovo:
perché ha compiuto meraviglie.



L’introito "Puer natus" è uno dei brani più noti del repertorio gregoriano ed è divenuto simbolo dell’antica tradizione monodica natalizia. Il Graduale Romanum lo colloca in apertura della Messa del Giorno, la terza messa di Natale. Secondo una tradizione rintracciabile a partire dal VI secolo, infatti, il Natale conosce tre diversi formulari liturgici: la "Missa in nocte", la "Missa in aurora" e la "Missa in die". Tuttavia, la Chiesa Romana riconosceva in origine una sola eucarestia per il Natale – celebrata in San Pietro – e precisamente quella "in die", divenuta in seguito la terza messa.
La prima messa "in nocte" trova le sue origini nel Concilio di Efeso (431) che attribuì a Maria il titolo di "theotòkos" (Madre di Dio) e fu l’evoluzione di una veglia notturna che precedeva la Messa papale nella basilica romana di Santa Maria Maggiore.
La "Missa in aurora" invece (la seconda messa) si è inserita fra le due, poiché il papa, sulla strada di ritorno verso San. Pietro, celebrava una messa per i Greci nella chiesa di Sant’Anastasia (K. Richter, Breve introduzione all’anno liturgico).
È interessante notare che, nel Natale, il grado di importanza delle celebrazioni liturgiche è invertito rispetto alla Pasqua: a Natale il rito principale è la messa del giorno e le celebrazioni notturne e del mattino sono un’aggiunta; a Pasqua la liturgia centrale – a sua volta centro dell’intero anno liturgico – è rappresentata dalla Veglia notturna, mentre la messa del giorno è un completamento tardivo.

La Messa del giorno, sulla scorta del sopracitato passo di Isaia, si apre con il termine Puer, bambino. Nella Bibbia dei LXX, in greco, il testo più usato al tempo di Gesù, il termine è pa?d??? (paidíon), un termine nel quale si nasconde anche il significato di servo. È dunque sulle spalle di questo Figlio-servo del Padre che è stato posto il segno della sovranità, come specifica Isaia.
Nel gregoriano, dal punto di vista musicale, le sottolineature sono riservate ai termini: «Puer» e «datus» con un intervallo di quinta che, nel canto gregoriano, rappresenta il massimo "slancio" melodico possibile fra due note consecutive. Il significato simbolico è chiaro: viene messa in evidenza: la dimensione del "dono", meglio della "consegna", che l’intera umanità ha ricevuto con l’incarnazione del Figlio di Dio. Questo figlio è dato per noi: «per noi è nato un bambino», traduciamo un po’ troppo frettolosamente in italiano. In realtà in latino abbiamo, non «pro nobis», ma più semplicemente e letteralmente «datus est nobis» cioè «dato a noi». Soltanto all’interno della settimana santa si canterà «pro nobis»,(Christus factus est pro nobis usque ad mortem). Ci è nato un Bambino: egli viene a morire per noi.
Il culmine della melodia è raggiunto, del resto, sulla parola «imperium» proprio perché il regno di Cristo si afferma nel momento dell’innalzamento sulla croce.


La quinta scena del presepe

È il villaggio gremito di Betlemme quello che vede la nascita del Salvatore. La bellezza dell’architettura dice la bellezza paziente del disegno di Dio che si edifica dentro la città degli uomini, silenziosamente, ma inesorabilmente.
Sono vicini alla grotta i pastori dello stupore: la pastorella Meraviglia e Sbaundatu o scantatu ra stidda, colui che vede la stella, infine, proprio accanto alla grotta Zu Innaru, lo zio Gennaio che sarà il primo mese a vedere versato il sangue del Redentore con la circoncisione.
Dall’altra parte, invece i parenti di Gesù: Maria di Cleofa, Zebedeo e la moglie Salome, genitori dei futuri apostoli Giacomo e Giovanni. Queste persone evocano immediatamente i giorni del la passione e sono un rimando a quel destino di croce che quel Bambino che ci è dato è venuto a compiere.