San Biagio e il frate

A San Biagio si mangia il panettone. Nella zona di Milano e della Monza Brianza è d'obbligo! Come mai? Una bella opera di Eduard von Grützner, ci permette quasi di vedere il protagonista!

Amava ritrarre i frati, l’artista della pittura di genere, Eduard von Grützner. Nato nell’Alta Slesia (un tempo Prussia, ora Polonia) da una nobile famiglia di tradizione protestante si dedicò presto alla pittura e uno dei suoi soggetti preferiti furono i frati cui dedicò numerosissime tele. I suoi monaci sono colti spesso mentre bevono birra o si concedono un lauto spuntino. È il caso di questo frate dal viso giovale e rubicondo, che sceso in cantina per attingere alla dispensa ha pensato bene di farsi una piccola merenda. Quest’opera mi è tornata alla mente questa mattina, quando nel nostro refettorio per colazione ci aspettava una bella fetta di panettone, pasto d’obbligo nel giorno del 3 febbraio. Come si dice in Brianza e a Milano: «San Bias benedis la gula e ‘l nas» (San Biagio benedice la gola e il naso) e non solo per i suoi miracoli, (il santo vescovo, infatti, salvò un ragazzo che stava morendo soffocato a causa di una lisca di pesce; egli benedisse una grossa briciola di pane secco la fece ingoiare al ragazzo che fu così liberato!) ma anche per un aneddoto che riguarda proprio un frate.
Si narra che una provvidente casalinga milanese si recò nel Convento dei frati per far benedire il panettone. Frate Desiderio era impegnatissimo e disse alla donna di lasciare il dolce in portineria che presto lo avrebbe benedetto. Poteva venire a ritirarlo all’indomani.
La donna però, presa dalle mille faccende natalizie, dai pranzi, dagli ospiti e dai regali, se ne dimenticò. Il frate da par suo, dopo aver benedetto il profumatissimo panettone, cominciò, col passare dei giorni e il ritardo della donna, a fare qualche assaggio. A forza di sbocconcellarlo lo finì, ma restò col cuore in pace poiché le feste natalizie erano passate e della donna non s’era vista traccia.
Ma la sorpresa fu grande quando proprio il 3 di febbraio la massaia si presentò alla porta pretendendo il suo panettone. Preso dal panico si allontanò pensando di restituirle almeno l’involucro ma restò senza fiato quando s’avvide che dentro al recipiente era apparso un panettone ancora più grande di quello precedente! Il miracolo fu attribuito a san Biagio e, da allora, il 3 di febbraio è d’obbligo mangiare una fetta di panettone per “benedire la gola”. Non un panettone qualunque però, soprattutto non uno comprato al mercato per l’occasione, magari in saldo, ma un panettone risparmiato fin dalle feste natalizie proprio per la festa di san Biagio. Un tale fioretto non solo assicura il dolce per la festa ma risana la golosità dell’antico frate.

Sembra proprio di vederlo, fra Desiderio nel rubicondo francescano di Eduard von Grützner. Il titolo del dipinto poi risulta quanto mai appropriato: Die Brotzeit cioè, lo spuntino. La merenda che il religioso tiene sotto braccio è una pagnotta, è vero, ma potrebbe ben sembrare il panettone sottratto alla pia milanese. La rotondità del ventre, che s’intravvede sotto il grembiulone blu, racconta l’abitudine del frate a riporre nella sua “personale” dispensa le leccornie comunitarie.
San Biagio però ha avuto compassione della golosità dell’antico frate e, come spesso accade nei santi della cristianità, ha favorito piuttosto, con il suo intervento miracoloso, un’ulteriore occasione per far festa e chiudere in bellezza, dopo la candelora le fese natalizie.