Sono venuta per adorarlo

Il cammino dei Magi non ha mai fine, non solo per le migliaia di rievocazioni storiche che si perpetuano ogni anno, non solo per i presepi, ove non mancano mai questi personaggi, ma anche per le tante esperienze di ricerca che ripropongono, in diverso modo, lo stesso percorso dei Magi i quali, in una notte, si trasformarono da ricercatori ad adoratori. La testimonianza di suor Maria Maddalena, come le parole di papa Benedetto XVI, si inscrivono entro questa suggestiva cornice.
Autore:
Bagotta, sr Maddalena
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La solennità dell'Epifania è alle porte vi ripropongo il magistrale discorso che Benedetto XVI fece in occasione della Gmg a Colonia nell'agosto del 2005.
In quei giorni mi trovavo in un monastero di adoratrici del Santissimo Sacramento per un periodo di discernimento vocazionale, e fu durante l'ora del pranzo che in uno di quei giorni d'estate, con le monache ascoltai alla televisione gli interventi fatti dal Papa ai giovani in Germania.
Ero in ricerca e ogni parola di quel discorso sembrava fatta per me. Sapevo di essere in quel momento della mia vita ad un bivio (anche se la cosa era fuori dai miei programmi), io cercavo qualcuno che non si inganna e non può ingannare (come dice Benedetto XVI nel suo discorso) in grado di offrire una certezza così salda da consentire di vivere per essa, queste parole pronunciate dal Papa fecero tremare il mio cuore e forse in quel momento capii di essere giunta alla meta. Avevo trovato quello che cercavo e che il mio cuore desiderava.
Nel frattempo il discorso del Santo Padre continuava ... "...scelsero di continuare la strada e di andare fino in fondo, illuminati da questa parola", a questo punto, ebbi veramente paura, intuivo che la cosa mi riguardava e si faceva seria, molto seria ... Cominciai a pensare che non era un caso se il Padre Eterno aveva permesso che ascoltassi in un monastero quel discorso: capii chiaramente che Lui aveva un progetto su di me...
La mia stella è stata l'Eucaristia esposta ogni giorno nella chiesa delle monache, ho sperimentato l'adorazione e inizialmente senza capirci niente ero li seduta sulla panca e non sapevo cosa fare, come starci, e poi d'un tratto mi sono accorta che era per me un atteggiamento naturale e spontaneo sostare davanti a quel Pane misterioso, li trovai la risposta a tutte le mie domande, li trovai la mia pace. Nonostante tutto opposi resistenza, avevo trovato la stella ma non avevo il coraggio di intraprendere il cammino che mi indicava.
Oggi sono in monastero da quasi sette anni e dedico questo discorso di Benedetto XVI (attuale Papa emerito) a coloro che nella loro scelta di vita si trovano a un bivio e si chiedono quale strada prendere; l'allora Santo Padre consigliava di seguire non quella suggerita dalle passioni ma quella indicata dalla stella che brilla nella coscienza.

Secondo la tradizione i nomi in lingua greca dei Magi erano Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, nei loro cuori (come riportato nel Vangelo di Matteo) ardeva una domanda: "Dov’è il Re dei Giudei che è nato?". "La ricerca di Lui era il motivo per cui avevano affrontato il lungo viaggio fino a Gerusalemme. Per questo avevano sopportato fatiche e privazioni senza cedere allo scoraggiamento e alla tentazione di ritornare sui loro passi.
Chi non sente urgere nel cuore, sebbene in forma diversa, la stessa domanda che spingeva gli uomini dall’Oriente a mettersi in cammino?".
Forse come dice il Papa emerito, oggi noi non cerchiamo un re, ma sicuramente abbiamo bisogno di fidarci di qualcuno, di affidarci a qualcuno, di trovare Colui che può offrirci una risposta appagante per le attese del nostro cuore.
"Porre simili domande significa innanzi tutto riconoscere che il cammino non è concluso fino a quando non si è incontrato Colui che ha il potere di instaurare quel Regno universale di giustizia e di pace a cui gli uomini aspirano, ma che non sanno costruire da soli. Porre tali domande significa poi cercare Qualcuno che non si inganna e non può ingannare ed è perciò in grado di offrire una certezza così salda da consentire di vivere per essa e, nel caso, anche di morire.
Quando all’orizzonte dell’esistenza tale risposta si profila bisogna, cari amici, saper fare le scelte necessarie. È come quando ci si trova ad un bivio: quale strada prendere? Quella suggerita dalle passioni o quella indicata dalla stella che brilla nella coscienza? I Magi, udita la risposta: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta» (Mt 2, 5), scelsero di continuare la strada e di andare fino in fondo, illuminati da questa parola. Da Gerusalemme andarono a Betlemme, ossia dalla parola che indicava loro dov’era il Re dei Giudei che stavano cercando fino all’incontro con quel Re che era al contempo l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Quella parola è detta anche per noi. Anche noi dobbiamo fare la nostra scelta. In realtà, a ben pensare, è proprio questa l’esperienza che facciamo nella partecipazione ad ogni Eucaristia. In ogni Messa, infatti, l’incontro con la Parola di Dio ci introduce alla partecipazione al mistero della croce e risurrezione di Cristo e così ci introduce alla Mensa eucaristica, all’unione con Cristo. Sull’altare è presente Colui che i Magi videro steso sulla paglia: Cristo, il Pane vivo disceso dal cielo per dare la vita al mondo, il vero Agnello che dà la propria vita per la salvezza dell’umanità. Illuminati dalla Parola, è sempre a Betlemme – la “Casa del pane” – che potremo fare l’incontro sconvolgente con l’inconcepibile grandezza di un Dio che si è abbassato fino al punto di mostrarsi nella mangiatoia, di darsi come cibo sull’altare.
Possiamo immaginare lo stupore dei Magi davanti al Bambino in fasce! Solo la fede permise loro di riconoscere nei tratti di quel bambino il Re che cercavano, il Dio verso il quale la stella li aveva orientati. In Lui, colmando il fossato esistente tra il finito e l’infinito, tra il visibile e l’invisibile, l’Eterno è entrato nel tempo, il Mistero si è fatto conoscere consegnandosi a noi nelle membra fragili di un piccolo bambino".
«I Magi sono pieni di stupore davanti a ciò che vedono; il cielo sulla terra e la terra nel cielo; l’uomo in Dio e Dio nell’uomo; vedono racchiuso in un piccolissimo corpo chi non può essere contenuto da tutto il mondo» (san Pietro Crisologo, Sermone 160, n. 2).