Un presepe a tappe: Gaudete!

La terza domenica di Avvento segna, da antica tradizione, un momento di gioia nel cammino penitenziale e di attesa dell’Avvento. Anche la Liturgia abbandona per un giorno i paramenti viola e si veste di rosa.

L’antifona Gaudete segue il primo modo gregoriano che è stato variamente interpretato: per Guido d’Arezzo è «grave», per altri il primo modo si presta a ogni sentimento; è allegro e molto adatto per attenuare le passioni dell’animo. Di fatto la terza antifona riproduce, almeno nel suo inizio, la lettera di San Paolo ai Filippesi (4,4-5): Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Il Signore è vicino; e implica, pertanto, un tenore festoso che possa esprimere, appunto, il gaudio. D’altra però il tono minore o «grave» del primo modo gregoriano riflette il carattere mesto del tempo liturgico dell’Avvento.
Nel movimento ascendente del gregoriano, che nella trascrizione in italiano di suor Maria Danuta è stato rispettato quasi fedelmente, il punto culminante (e, dunque, più alto), è sulla parola «sempre». Ma con il prosieguo della melodia una stessa accentazione, conseguente al movimento ascensionale, viene posta su «nulla». L’antifona, infatti nella sua interezza recita così:

Rallegratevi nel Signore sempre,
ve lo ripeto: rallegratevi.
La vostra mitezza sia nota a tutti gli uomini:
il Signore è vicino.

Di nulla siate preoccupati,
ma in ogni preghiera
le vostre richieste
siano rese note a Dio.


Seguono poi i versetti del salmo:
Hai benedetto, Signore, la tua terra,
hai liberato dalla prigionia Giacobbe.
(Filippesi 4, 4-6 / Salmo 84, 1)

Dal punto di vista melodico, il crescente espressivo che culmina tanto su «sempre» che, poi, sulla parola «nulla» rende evidente quale sia l’intento educativo della Chiesa la quale, nella liturgia è madre e maestra: la qualità saliente dell’imperativo apostolico di Paolo in questa domenica “speciale” non sta tanto – o solamente – nella necessità di rallegrarsi (Gaudete) o, seppure in modo più profondo, di rallegrarsi nel Signore (in Domino), ma sta nella necessità di mantenere “sempre” (“semper”) tale atteggiamento.

La terza tappa del Presepe
I primi a rallegrarsi, il primo gaudente della storia della salvezza fu dei pastori che vegliavano sulle greggi all'aperto. Così, in piena corrispondenza con la terza candela d'avvento dedicata, appunto, ai pastori il terzo quadro del nostro presepe è dedicato a loro. La tradizione registra anche i loro nomi, sono tanti e ogni regione possiede alcune varianti. Noi abbiamo voluto sceglierne alcuni, presi da varie tradizioni regionali: Benino, il pastorello dormiente, Festoso o giocoso, che gioisce per la nascita di Gesù diffondendo allegria. Gelindo, il proprietario del bue e della stalla offerta a Giuseppe e Maria. Gestas e Disma i due futuri ladroni, Meraviglia, figura femminile, corrispondente al pastore napoletano dello stupore, vede la stella e ne gioisce, Sbaundatu o scantatu ra stidda, è colui che vede per primo la stella, Zu Innaru (Zio Gennaio), un vecchietto che si riscalda di fronte ad un fuoco acceso e con il quale secondo alcuni riscalda anche il Bambinello.