Un Presepe a tappe: Rorate!

La quarta domenica di Avvento era denominata un tempo «dominica vacat», ovvero domenica vacante. Nell’antico calendario liturgico infatti, grande rilevanza era data alle cosiddette «Quattro Tempora».

Quattro tempora significa «quattro stagioni» e la terza settimana d’Avvento, che culmina appunto con la IV domenica, coincideva con le Tempora d’Inverno. La tempora che, oltre al mercoledì e al venerdì, si celebrava il sabato, culminava con la messa mattutina del giorno seguente, la domenica appunto. La quarta domenica d’avvento era messa così in ombra e lasciava il passo all’importanza celebrativa della Tempora d’inverno. Soppresse le Quattro Tempora, l’ultima domenica d’avvento risultò priva di testi propri che vennero presi a presti dalla celebrazioni della tempora d’inverno.

L’introito “Rorate coeli”, dal canto suo, pur costituendo parte integrante e “titolo” di questa messa, merita qualche altra osservazione che tentiamo di riassumere.

Il testo di questo brano, come si vede, è la versione fedele di un versetto di Isaia. San Girolamo però ha sostituito all’originale del testo ebraico “iustitiam” (la giustizia) “iustum” (il Giusto) e “salvationem” (la salvezza) sostituisce “Salvatorem” (il Salvatore). La traduzione già in chiave cristologica di Girolamo, appare qui in tutta la sua evidenza e in tutta la sua forza espressiva: i concetti di giustizia e di salvezza si incarnano nella “persona” del Giusto, del Salvatore. La profezia di Isaia si incarna nella figura di Cristo, che, non a caso nel mercoledì delle Tempora invernali, diviene “frutto della terra” e dono delle nubi del cielo. L’Avvento nella carne, mistero dell'Incarnazione, viene qui celebrato in tutta la sua umanità ed è di conseguenza associato, negli altri canti del proprio appena citati, alla figura della Vergine madre.

L’architettura sonora pensata dal canto gregoriano per questo testo di speciale intensità è sorprendente. Possiamo leggervi, ad un primo sguardo generale, intenti “programmatici” nella messa in musica di taluni incisi: come “desuper” (dall’alto) si muove nelle tessiture più acute, così “pluant iustum” (piovano il Giusto) è realizzato in contesto discendente attraverso una “pioggia” di note; allo stesso modo, nella frase conclusiva, la “terra” coincide con la zona più grave della costruzione melodica e determina, in rapporto alla struttura della prima frase, un chiaro timbro di “protus autentico”, il I modo.

La quarta tappa del Presepe

Abbiamo accostato quest’ultima domenica, che nella corona d’avvento è legata agli Angeli, agli Anawim, i poveri in Spirito che al tempo di Gesù attendevano la venuta del Messia, e, come Maria e Giuseppe, avevano votato la propria vita allo scopo di affrettare la realizzazione di tale desiderio. Essi vivono come angeli sulla terra, ed ora ne prendono l’eredità i consacrati, che hanno lasciato tutto per seguire il Signore. La scansione che ne abbiamo fatto nel presepe è ambientata nel campanile dell’edificio, simbolo di quella Chiesa, che rappresentano. Al primo livello abbiamo messo il villaggio con Zaccaria ed Elisabetta, vita domestica e quotidiana, al secondo livello l’interno del tempio con Simeone ed Anna, coloro che accoglieranno il bambinello per la circoncisione, e da ultimo, nel timpano, gli angeli festanti.