Ed è subito Pasqua

Il Natale, quest'anno così vicino alla Pasqua, ha suggerito al regista del Teatro dell'Aleph di accostare le scene della Passione alle scene dell'Infanzia di Cristo. Un espediente suggestivo che ha reso l'annuale Passio sammarinese ancora più bello e profondo.

È Natale, Signore.
O è già subito Pasqua?
Il legno del presepio è duro,
come il legno della croce.
Il freddo ti punge
quasi corona di spine.
L’odio dei potenti ti spia e ti teme.
Fuga affannosa nella notte.
Sangue innocente di coetanei,
presagio del tuo sangue.
Lamento di madri desolate,
eco del pianto di tua Madre.
Quanti segni di morte, Signore,
in questa tua nascita.

Don Luigi Serenthà, sacerdote della diocesi di Milano, nativo di Monza, teologo e poeta, ma soprattutto uomo dalla fede straordinario scomparso nel lontano 1986, ha fotografato in questa sua poesia il Passio sammarinese che, come ogni anno, ha riempito di suoni colori e preghiera le vie del centro storico.
Intersecare il Natale con la Pasqua è stata un'idea del regista, Giovanni Moleri, che ogni anno con passione e professionalità ci accompagna in questa avventura. Si era un po' perplessi all'inizio: tempi e prove ridotte rendevano difficile la riuscita di una simile impresa. E invece non è stato così.
Dall'ultima cena alla crocifissione, come in filigrana, la sacra Famiglia ha fatto da contrappunto alle scene rendendo ancora più profonda la preghiera.
La cronologia degli eventi della Natività si frammentava entro gli ipotetici flash back della Madre di Dio. La fuga in Egitto e la fuga di Giuda. La prima caduta e le cadute del Cristo Bambino; la Veronica e la morte di Giuseppe. La pietà e il Bambino e sua Madre.
Gli storici monumenti di San Marino sembravano piegarsi di fronte al dolore della Madre e del Figlio e la gente, commossa ed orante, non voleva più andarsene anche dopo la fine della Sacra Rappresentazione e il saluto commosso del Vescovo e del Rettore della Basilica don Marco Mazzanti. Un plauso a tutti gli attori, professionisti, quelli dell'Aleph, ma ai tanti giovani e meno giovani che tra le loro occupazioni si sono ritagliati uno spazio per vivere insieme questo momento di grazia. Un plauso speciale va a san Giuseppe, impersonato da don Stefano, salesiano. La naturalezza composta e partecipe con cui di ha fatto rivedere il padre putativo di Gesù ha commosso tutti, anche noi monache che a stento recuperavamo la voce, rotta dalle lacrime, per continuare a cantare.
Come ogni anno la raccolta delle offerte, oltre a sostenere le spese del Teatro dell'Aleph, è andata a beneficio della popolazione di Betlemme.