La rinascita di Igam

Dal 2005 al 2018 una storia che continua. una storia di giovani intrecciata con le esperienze della Chiesa, le GMG, gli eventi Diocesani. Si chiama IGAM e non è un Movimento né un'associazione in senso stretto è semplicemente un cammino, come quello dei Magi, per trovare una stella ed essere poi fermento di vita laddove si vive

Quattordici anni fa, nel 2005, in seguito ad un incontro fatto da suor Maria Gloria con alcuni ragazzi al Congresso Eucaristico di Bari è incominciata un'amicizia tra monache e giovani che ha aggregato intorno al monastero di Monza, dove stava allora suor Gloria, un nutrito e variegato gruppo di ragazzi e ragazze in ricerca vocazionale. A parte i Baresi, che inizialmente erano due coppie e poi hanno diffuso il Verbo anche agli amici, c'erano tre Scillitane, diversi ragazzi di Monza e dintorni, una riminese, una di Novara, un’ungherese, e altri di varia provenienza, che si riunivano nella foresteria del monastero. A ritmi cadenzati si organizzava una fine settimana di spiritualità, con veglia a Gesù, lectio divina, uscite di gruppo culturali e artistiche e condivisioni. Non tutti potevano essere sempre presenti, a causa della lontananza e degli impegni, ma il gruppo dei monzesi, il più folto, insieme all’ungherese e a 2 scillitane, si vedeva puntualmente ogni settimana e condivideva via mail il contenuto di lectiones divinae e condivisioni. Dovrei dire condividevamo perché la riminese di cui sopra, ero io. Per me, che frequentavo il primo anno di università, questo gruppo di amici così centrati sulla preghiera e su Gesù Eucaristia, era un faro a cui guardare: insieme a Sr Gloria che ci accompagnava, erano la sicurezza che la fede ha una sua concretezza nella vita. Non che non avessi altri amici cristiani a Bologna, dove studiavo, o a Rimini, dove la parrocchia era la mia seconda famiglia, tuttavia era come se questa più ristretta cerchia di amici, lontani, che mi costava andare a trovare, mi indicasse qualcosa di più preciso, specifico per me. Non facevano ancora parte della mia storia, erano una chiamata ad intraprendere un cammino personale per scoprire la mia missione. Ci tengo a specificarlo perché questa compagnia non è stata per me una fuga dalla realtà, bensì uno stimolo a vivere con fede anche la mia realtà di studente universitaria a Bologna e quella di figlia a Rimini. Infatti, con il tempo, questo legame mi ha fatto scoprire amicizie vere anche a Bologna e tutto è cominciato con la GMG di Colonia lo stesso anno, sulle orme dei Magi. Infatti nella cattedrale di questa città (come anche a Milano, in Sant’Eustorgio, e a Brugherio, nelle vicinanze di Monza) sono custodite le reliquie di questi misteriosi personaggi che, come disse Benedetto XVI nel corso dell'incontro con noi giovani di tutto il mondo, partirono dalle loro case come cercatori di Dio e tornarono come adoratori del Verbo incarnato. Questa frase riassumeva quello che mi era successo in quell'anno, quello che era successo a tutti noi che circolavamo attorno al monastero di Monza. Non sapevo ancora che proprio in quel momento suor Gloria, meditando sui testi preparatori della Giornata Mondiale della Gioventù, in particolare quelli che aveva lasciato Giovanni Paolo II, aveva visto come illuminarsi e sollevarsi, tra le righe del testo, la parola Magi. Questa parola letta al contrario formava un curioso e provvidenziale acronimo: MAGI-IGAM. Acronimo che definiva precisamente quello che eravamo: I Giovani Adoratori Missionari. Così, proprio durante la GMG, la nostra amicizia ha raggiunto il suo compimento e ha preso nome. Quest'amicizia, fino ad oggi, ha prodotto nella vita di ciascuno frutti abbondanti: molti si sono consacrati, molti sposati, quelli che sono rimasti single sono tuttora molto legati alla fede e ai nostri monasteri. Anche quando suor Gloria si è spostata nel Montefeltro, IGAM l'ha seguita! Alcuni da dentro, come le due ragazze di Scilla, Marina e Teodora, che erano entrate in monastero a Monza l’anno prima; chi da fuori, come Adriana, l'ungherese, Sonia (di Monza), Irene di Novara e la sottoscritta. Si aggiunse poi, qualche anno più tardi anche uno dei ragazzi dando origine all’esperienza dei monaci oblati: angelo di Monza. Tutti gli altri ragazzi e ragazze invece hanno continuato a frequentarci seguendo ognuno la strada indicatagli dai segni della propria storia: i ragazzi di bari si sono sposati e hanno formato sante famiglie; Simona (originaria di Bari ma residente a Sesto), continua a frequentarci e a condividere gioie e dolori della sua vita con noi. E molti altri ancora tra cui dei quali citiamo soltanto Orsola, che si è spostata proprio in ottobre dello scorso 2018.
In occasione del Sinodo dei giovani, alcuni ragazzi di Reggio Emilia, conosciuti attraverso Erica, nostra amica, hanno fatto da noi il percorso preparatorio prima di recarsi a Roma. Con questi e con altri ancora più giovani venuti (come tanti gruppi) a fare un campo scuola è nata un’amicizia bella e grande segnata dall’amore per Gesù Eucarestia, e fatta di lavoro insieme, di veglie notturne e di catechesi sui temi più disparati ed emergenti fatti da suor Gloria e, occasionalmente anche da alcune di noi.
Per questi ragazzi incontrarci ha significato approfondire la ricerca sulla loro identità personale e maturare un impegno più forte nelle loro rispettive parrocchie. Così, vedendo questa bellezza, abbiamo parlato loro di IGAM e i ragazzi si sono sentiti misteriosamente descritti da questa storia che era stata nostra e che ora è diventata loro. Allora, e solo allora, mi sono accorta che veramente il Signore non lascia fuori dal computo dei giorni neanche un avvenimento, che tutto è dato come un seme perché possa essere annaffiato e curato per il frutto. E vedo in questi nuovi Igamini, come una speranza per la Chiesa universale: essi non hanno conosciuto bene San Giovanni Paolo II, che ha amato i giovani e per loro ha inventato le GMG, ma hanno partecipato a alla GMG di Cracovia, toccando con mano la bellezza di essere di Cristo. Era convinzione di Giovanni Paolo II che i giovani sono la speranza della Chiesa, sono le sentinelle del mattino, perché il mattino della vita sta davanti a loro. In un mondo dove tanti giovani si smarriscono giocandosi la vita in comportamenti assurdi e, spesso, mortali, l'augurio per i nostri Igamini è di non lasciarsi ammaliare dal subdolo fascino del mondo, abbandonando questa compagnia salvifica, ma lasciarsi guidare docilmente dalla storia. Chi li ha guidati fin qui sarà strumento per un legame di fede e di vita di cui Cristo stesso si fa garante. Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sarò con loro. Laddove i ragazzi si radunano attorno all’Eucaristia fiorisce una vita rinnovata.