Le tre Messe di Natale

Appunti autorevoli, per farci riscoprire la Bellezza della liturgia, oggi dimenticata. Le tre Messe di Natale hanno un'origine antica e l'arte lo testimonia in molte sue natività, come quella contenuta nel Trittico di Portinari di van der Goes; o quelle di Lorenzo Monaco e Domenico Ghirlandaio.
Autore:
Monache dell'Adorazione Eucaristica
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Natività di Domenico Ghirlandaio

Le tre Messe del Natale
Il rito, che si pratica nel giorno di Natale , di celebrare tre Messe , è un vestigio dell' antica costumanza della Chiesa secondo la quale si celebravano molte Messe nelle feste solenni, perché tutto il popolo non poteva assistere ad una sola; e queste Messe erano per ordinario celebrate dal medesimo sacerdote. (Card. A. I. SCHUSTER)
Tratta diffùsamente di questo rito Alberto Argentiense nella sua Cronica, in cui si legge, che il Re Carlo cantò nella Messa il Vangelo Exiit edictum a Caesare Augusto, tenendo in mano sfoderata la spada; ed appresso il Martene si vede descritta la funzione della quinta lezione dell' Ufficio del Natale, cantata dall' Imperatore, o da qualche Re vestito col piviale posto addosso con l’apertura dalla mano destra, se sia presente, ed assistente nella cappella Pontificia, tenendo in mano, e vibrando la spada in difesa della Religione. nella notte di Natale, che è l' unica veglia notturna rimasta nella Chiesa, il Sommo Pontefice benedice lo stocco , ed il cappello Ducale, che si regala poi a qualche Principe presente, o si manda a qualche Principe lontano, della qual funzione scrisse un Trattato Teofilo Rainaldo. Si può dire ancora, che con queste tre Messe la Chiesa vuole onorare, e celebrare le tre nascite del Figlio di Dio. Spiegazione teologica liturgica e morale del Natale 1761

Messa della Notte
Il Figlio di Dio nacque ab eterno nel seno di suo Padre.
La messa della mezza notte – gli antichi veramente la chiamavano ad galli cantus perché sin dal tempo di sant’Ambrogio solo a quell’ora s’incominciava la quotidiana officiatura mattutinale – ricorderebbe la nascita eterna del Verbo di Dio tra gli splendori della paterna gloria ; Si celebra la Messa a mezza notte e si pone Gesù Cristo sopra l' altare con la consacrazione conforme nacque alla medesima ora nel presepio di Betlemme, secondo il sentimento commune. Dum medium silentium tenerent omnia et nox in suo cursu medium iter haberet ,omnipotens sermo tuus, Domine de Coelis a regalibus sedis venit (Mentre il silenzio avvolgeva ogni cosa e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente, o Signore, venne dal tuo trono regale)
Bisogna a questa Messa adorare Gesù Cristo nascente in una stalla, e soprattutto farlo nel tempo della consacrazione, ed unirsi agli Angeli, che cantarono un cantico d' allegrezza e di grande allegrezza, per annunziare agli uomini questa nascita: Gloria è in Cielo a Dio, e pace in terra agli uomini di buona volontà, cioè agli uomini, ai quali Iddio ha dato un contrassegno speciale del suo amore, e della sua benevolenza. Spiegazione teologica liturgica e morale del Natale 1761

La pannuchis (=vigilia) natalizia colla messa in fine, oltre che dalla solennità, in certo modo era suggerita anche dalla circostanza che il Cristo era nato a Betlehem nel cuore della notte; e come a Gerusalemme, cosi anche a Roma si volle riprodurre liturgicamente quella scena notturna, tanto più che Sisto III aveva edificato a santa Maria Maggiore un suntuoso oratorio ad praesepe, il quale nella concezione romana doveva essere come una riproduzione di quello di Betlehem.
Questa messa vigiliare non costituiva però, com’è adesso, una speciale caratteristica della solennità natalizia; era il consueto Sacrificio che regolarmente poneva termine alle sacre vigilie. Anzi, se dobbiamo argomentare la frequenza dei devoti dalla vastità del luogo in cui si celebrava la Stazione, convien conchiudere che il piccolo ipogeo ad praesepe contenesse un’adunanza assai ristretta di persone; tanto ristretta, che in una notte natalizia, mentre Gregorio VII vi celebrava la messa, egli potè esservi arrestato dagli sgherri di Cencio ivi posti in agguato, tratto via da Santa Maria Maggiore, e trascinato prigioniero in una torre del Parione, senza che il popolo romano sino alla mattina appresso s’avvedesse punto di ciò che era accaduto al Papa durante la Stazione.
Nel secolo XV il Pontefice interveniva alle vigilie con una cappa lanea color scarlatto e fornita di cappuccio che si annodava sotto la barba propter frigus, come descrive il XIV Ordine Romano1. Se vi assisteva anche l’imperatore, egli vestito di pluviale e brandendo la spada doveva cantare la quinta lezione, essendo riservata al Papa la nona. Durante la messa, tutte le offerte che il popolo deponeva sull’altare o ai piedi del Pontefice, spettavano ai cappellani, eccetto il pane che apparteneva agli accoliti. Contrariamente all’uso, la notte di Natale il Papa si comunicava, non già in trono, ma all’altare, e nel sorbire il sacro Calice non faceva uso della solita fistola aurea; il clero poi per ricevere la sacra Comunione attendeva sino al mattino seguente. (Card. A. I. SCHUSTER)

Messa dell’aurora
Cristo è nato nel seno di una Vergine. Alla celebrazione notturna si aggiunse un secondo servizio liturgico celebrato all’alba. È facile intuire come la semplice festa, iniziata da papa Sisto III presso la basilica di Santa Maria Maggiore, abbia guadagnato importanza e si sia sviluppata. Il primo sviluppo fu che la più antica liturgia natalizia, quella cantata a San Pietro, venne celebrata anche a Santa Maria Maggiore. Un ulteriore sviluppo si è verificato intorno all’anno 550. Il Papa ed alcuni membri della curia celebravano una seconda Messa un po’ prima dell’alba presso la Chiesa di Sant’Anastasia, situata alle pendici del Palatino.
All’inizio quest’ultima celebrazione si teneva per via del fatto che anche la memoria di Sant’Anastasia cade il 25 dicembre, e quindi non aveva nulla a che fare con il Natale. In seguito, tuttavia, probabilmente ispirata dall’usanza della Messa celebrata all’alba nella chiesa della Resurrezione a Gerusalemme ed associata con la somiglianza del nome di Anastasia con anastasis (resurrezione), questa celebrazione è stata trasformata in una seconda Messa di Natale.
La Messa dell’aurora celebra l’apparizione temporale di Cristo nell’umiltà della carne e fu instituita per onorare la manifestazione di Gesù Cristo ai pastori, e per conseguenza si può riguardare questa Messa, come la celebrazione della sua nascita spirituale nel cuore dei giusti. Bisogna conformarsi ai pastori, che adorarono Gesù Cristo recentemente nato, e pregarlo ad abitare nei nostri cuori mediante la fede, e a fortificare il nostro spirito, e stabilirlo nella carità, per esser pienamente ammaestrati nei divini misteri. (Spiegazione teologica liturgica e morale del Natale 1761)

Messa del giorno
Si commemora la nascita spirituale e quotidiana di Cristo nel cuore de' giusti, dove abita con la sua grazia, come dice San Paolo, ma rivolta verso l’attesa del suo Avvento finale nella gloria.
«La vera messa solenne del Natale, in die sancto, era quella che si celebrava di pieno giorno a san Pietro e simboleggia il ritorno finale di Cristo nel di della parusia, quando sederà giudice dei vivi e dei morti. Fu appunto durante la messa natalizia a san Pietro che, a testimonianza di sant’ Ambrogio, papa Liberio innanzi a una gran folla di popolo diede il velo verginale a Marcellina. In quell’occasione il Pontefice tenne un celebre discorso conservatoci dal Santo nel De Virginibus, e di cui ci basta di riferire queste parole: «Tu, mia figlia, hai desiderato delle nozze assai sublimi. Tu vedi qual massa di popolo sia accorsa al genetliaco del tuo sposo, e come nessuno se ne parta non nutrito ». Se tutta quella gente attendeva ancora di comunicare alla messa papale, è un indizio questo che il concorso alla messa vigiliare e a quella dell’alba era stato ben poca cosa.
Il giorno di Natale del 431 papa Celestino ricevè le lettere che l’informavano circa la riuscita del concilio d’Efeso. Egli le fece leggere innanzi « all’adunanza di tutto il popolo cristiano, a san Pietro ».
(Card. A. I. SCHUSTER)