La Madonna dell'Uva

Un soggetto iconografico insolito, ma estremamente biblico. Il grappolo d'uva fu il segno che i primi esploratori portarono al popolo entrando nella Terra Promessa. Così l'uva nella bibbia (e poi nell'arte) è diventata progressivamente segno del Messia e di coloro che lo riconoscono e lo seguono.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Pierre Mignard, Madonna dell'Uva, XVII sec, Louvre, Parigi

La Vergine Maria è la vite feconda per eccellenza, la Sposa che ha introdotto il Re dei Re
nelle stanze del mondo. Questo è il tema sviluppato dal raro soggetto iconografico della Madonna dell’uva.
La bellissima e antica preghiera mariana Sub tuum praesidium, narra della Vergine Madre come protezione e rifugio e se il popolo sa di poter trovare riparo sotto il manto della Madonna è perché Cristo, per primo nella sua infanzia, trovò rifugio in lei.
Così del resto ce la presenta Pierre Mignard, celebre ritrattista della famiglia reale e della corte di Luigi XIV, in una tela conservata presso il museo del Louvre a Parigi, dal titolo: La Madonna dell’Uva.
Il dipinto presenta un Cristo bambino che, mentre ci guarda, si nasconde sotto il velo della Madre. Un gesto carico di significato: quello immediato e spontaneo di ogni bambino, ma anche quello di quel Bambino, il Messia, che guardando verso di noi, suo popolo, già intuisce il rifiuto e la passione a cui andrà incontro offrendo il suo sangue. Il grappolo d'uva, dunque, tenuto tra le mani e del Figlio e della Madre rappresenta già simbolicamente quel corpo che sarà spremuto sotto il torchio della croce. Rafforza questa simbologia la postura dei piedi del Bambino, già incrociati come lo saranno sul legno della croce, stretti dal chiodo.
Lo dicono poi, anche, i colori dell'abito di Maria. Se nelle annunciazioni la Vergine veste rosa e azzurro e, sotto la croce, blu notte e porpora viola, qui il rosso dell'abito e il blu del manto, segnano il passaggio della presa di coscienza, da parte di Maria, del destino del Figlio e la sua progressiva accettazione ad essere associata a tale sorte. Il Fiat di Maria detto fin da subito, libero e totale, deve pur tuttavia maturare dentro la consapevolezza del disegno di Dio e gli eventi della storia che lo orientano e lo precisano.

Quel grappolo tuttavia, possiede un altro significato, lo stesso indicato da Gesù ai suoi, nell'ora della passione: «Io sono la vite e voi i tralci, chi rimane in me porta molto frutto».
Quel grappolo, dunque, siamo noi, legati indissolubilmente, per la fedeltà dei tralci, alla vite che è Cristo, mediante la linfa vitale che dalla vite passa nelle membra dei suoi fino a raggiungere l'ultimo chicco.
Quel vino che nella mensa eucaristica diventa il sangue del Redentore è frutto, come narra un antico testo cristiano, la Didaché, di tanti acini raccolti per ogni dove e spremuti nel torchio della prova. Un vino, un sangue dell'uva, come si dice in ebraico, che racconta l'unità della Chiesa sigillata in un patto di alleanza fondato sulla carità di Cristo.
Dietro la Madre si vede una finestra il cui panorama e semi oscurato da una tenda. Spesso dal XVI secolo in poi la tenda in opere religiose veniva a significare la vita dell’uomo, un rimando a un testo biblico che definisce il corpo come una tenda d’argilla che grava sull’anima.
Qui la tenda, in effetti, cela una panorama piuttosto cupo, presago di tempesta, la stessa che si abbatterà sul quel Figlio. Per questo la Madre è colta in questo gesto protettivo. Una Madre seduta su un trono, quasi una Madre in cattedra che in-segna ai figli del suo Figlio come affrontare le tempeste della vita. Accanto alla cattedra, infatti, si vede un canestro di frutti, tra cui un altro grappolo d’uva accanto a due mele, simbolo di quel peccato originale che Cristo con la sua Incarnazione passione morte e risurrezione ha definitivamente cancellato.
Questo dunque insegna la Vergine Madre: affidarsi alla custodia di quel Bimbo e della sua Vergine Madre, come il grappolo che insieme tengono fra le mani, aiuta a superare le tempeste della vita e a raggiungere la salvezza finale. Aiuta soprattutto a portare nel mondo un frutto duraturo di grazia e di comunione.